1000xRESIST – Recensione di un colpo al cuore

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Genere: Avventura
Multiplayer: No
Lingua/e: Testi a schermo e doppiaggio in inglese

Un capolavoro fantascientifico di rara potenza narrativa

La fantascienza distopica ha sempre funzionato come una lente d’ingrandimento sui problemi della società moderna: lo abbiamo visto con opere come 1984 di Orwell, Fahrenheit 451 o V per Vendetta, solo per citarne alcuni. Poi c’è la vita vera che ci “offre” situazioni a volte anche peggiori, come la ferita collettiva della pandemia di COVID-19. E ho citato quest’ultima non per caso: 1000xRESIST è figlia diretta di quel preciso momento di isolamento visto che il nucleo creativo di Sunset Visitor, team di sole quattro persone proveniente dalle arti performative e dal teatro sperimentale, si è ritrovato nel 2020 impossibilitato a esibirsi durante il lockdown.

Da quella reclusione forzata è nato un prototipo trasformatosi poi nel gioco che abbiamo ora tra le mani.

Il gioco si apre così e il colpo d’occhio è già magnifico.

Un dio fragile: svelare una menzogna millenaria

La trama di 1000xRESIST si estende lungo un arco temporale di oltre mille anni, giocando con una struttura narrativa non lineare che disorienta e ammalia da subito. Anche se può sembrare uno spoiler enorme, in realtà ciò che sto per dirvi è proprio la scena iniziale con cui si apre la storia: la protagonista, Watcher, pugnala a morte ALLMOTHER, la figura semidivina che ha creato l’intera società e che viene venerata come un dio indiscusso.

Da questo incipit brutale veniamo catapultati indietro per ricomporre una mitologia crollata. Mille anni prima, la Terra è stata invasa dagli Occupants, entità aliene rosse che hanno diffuso una pandemia letale con un virus incurabile che porta a morire piangendo sangue e acqua. L’unica immune è Iris Kwan, adolescente di origine cinese cresciuta a Toronto e segnata dal rapporto conflittuale con i genitori, esuli da Hong Kong.

Per salvare la specie, Iris si fa studiare dal governo, rifugiandosi poi nel bunker sotterraneo The Orchard e creando una società composta interamente da suoi cloni, le Sisters, che sono organizzate in caste rigidissime: le Principal amministrano The Orchard, le Knower custodiscono il sapere, le Fixer si occupano dell’ingegneria, le Healer della medicina e le aggressive Bang Bang Fire fungono da milizia. In questo perfetto ingranaggio teocratico, vestiamo i panni di Watcher, l’unica autorizzata a rivivere e interpretare i ricordi di ALLMOTHER attraverso un processo neurale chiamato Communion, tutto ciò mentre siamo assistiti da Secretary, una simpatica intelligenza artificiale volante dalla voce infantile.

Gli alieni “colpevoli” di tutto.

Sembra funzionare tutto per il meglio, ma il dogma crolla quando veniamo a sapere che ALLMOTHER non è un dio perfetto, ma solo una ragazzina fragile, tormentata ed egoista, che ha fondato la società su una gigantesca menzogna vecchia di mille anni. Come avrete capito, sta quindi a noi violare i protocolli per addentrarci nei ricordi d’infanzia di Iris e scoprire la verità.

Manipolare il tempo

Pad alla mano, l’interazione ludica di 1000xRESIST è ridotta all’osso, ponendosi tra il walking simulator e la visual novel in 3D, con un un ritmo diviso tra l’esplorazione del The Orchard e le sessioni di Communion.

Nelle fasi di riposo, The Orchard si presenta come un monumentale hub sotterraneo in cui bisogna camminare, raccogliere informazioni e parlare con le Sisters. Tuttavia, la navigazione dell’hub centrale può risultare frustrante, con una mappa di gioco complessa e labirintica, e con i movimenti di Watcher che non sono proprio precisissimi.

Ma il cuore del gameplay si accende durante le fasi Communion nei ricordi di ALLMOTHER. Qui il tempo non è lineare, e premendo i tasti R e L si può eseguire un salto temporale che permette di spostarsi avanti e indietro nel tempo all’interno dello stesso ricordo per sbloccare conversazioni avvenute in epoche diverse, bypassare ostacoli fisici o assistere all’adolescenza di Iris nel 2047. Nelle fasi più astratte e mentali, l’esplorazione si fa aerea: bisogna agganciarsi con una meccanica di Warping a delle sfere di memoria fluttuanti per librarsi nel vuoto e ricomporre i frammenti dei dialoghi. Il livello di sfida è pressoché nullo e va bene così, il gameplay non vuole mettere alla prova i riflessi, ma essere il perfetto e suggestivo veicolo per far metabolizzare una narrazione che, capitolo dopo capitolo, colpisce dritto al cuore e allo stomaco.

Le fasi di platforming sono ridotte all’osso

Un futuro che sfrutta bene la console

1000xRESIST era già disponibile da tempo su Nintendo Switch, ma quella prima versione aveva molti limiti: texture sfocate, risoluzione sotto i 720p portatili, caricamenti lunghissimi e crash ricorrenti. Per fortuna con questa edizione per Nintendo Switch 2 le cose sono totalmente cambiate, con una risoluzione nativa in 4K docked e 1080p in portatile, con la fisica del vento e della vegetazione completamente rivista e un frame rate fisso a 30fps. Probabilmente si poteva arrivare senza problemi anche a 60fps vista la mole poligonale davvero povera del comparto tecnico, ma data la natura del gioco è perfettamente godibile anche così.

Grazie alla maggior potenza della console, ci si può godere 1000xRESIST al massimo della sua bellezza estetica grazie a una regia sublime con inquadrature fisse, close-up drammatici e tagli di luce ad effetto; anche i caricamenti sono molto più veloci e non spezzano troppo l’esperienza.

Nel 3047 non esiste l’italiano

Arrivati a questo punto, dopo le tante lodi fatte al gioco, devo però soffermarmi su un aspetto che, sì, nel 2026 non dovrebbe essere un problema, ma per titoli del genere un po’ lo sono.

Manca la localizzazione in italiano.

Personalmente non ho problemi a giocare titoli in inglese e, a meno di termini molto tecnici o l’uso di slang, capisco la quasi totalità di ciò che leggo. Ecco, con 1000xRESIST ho avuto un po’ di difficoltà per via di una quantità enorme di dialoghi, neologismi sacri e riflessioni.

Insomma, è un titolo che per essere goduto deve essere giocato esclusivamente da chi ha una conoscenza dell’inglese più che buona se non addirittura ottima.

Il gioco tocca tematiche davvero importanti.

Un’esperienza che rimane e rimane

Se la barriera della lingua non è un problema, allora 1000xRESIST può essere considerato non semplicemente un videogioco, ma un’esperienza catartica e disturbante che rimane dentro il nostro cervello una volta portato a termine almeno uno dei sette finali (di cui però solo due sono veri finali con i titoli di coda). È un’opera che tocca vette di scrittura che ho visto raramente raggiunte in altri videogiochi, parlando di abuso di potere, di incomunicabilità generazionale e di famiglie spezzate dal dolore con una maturità e una delicatezza disarmanti.

Come recita una delle frasi più evocative e ricorrenti del gioco: “C’è una parte di te che rimane, e rimane, e rimane“. E statene certi, questa storia rimarrà impressa nella vostra mente a lungo.

Ho portato a termine l’avventura con i due finali principali in circa 12 ore, grazie ad un codice offerto dagli sviluppatori.
Pro: Scrittura magistrale e personaggi indimenticabili. Tematiche profonde, mature ed estremamente attuali. Direzione artistica sublime. Comparto sonoro meraviglioso arricchito da un doppiaggio di altissimo livello.
Contro: Mancanza totale della localizzazione in italiano. Navigazione dell’hub del The Orchard talvolta farraginosa e complicata. Interazione ludica minima, quasi a metà strada con una visual novel.
8.8

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