Cooperazione declinata in un anime eighties sci-fi
Chi ha vissuto gli anni ‘90 e bazzicava per le Sala Giochi avrà memoria di giochi come Dragon’s Lair o Space Ace. Erano videogiochi dall’aspetto di cartoni animati o, almeno, così sembrava. Oggi siamo tutti adulti e sappiamo che la realtà era esattamente all’opposto: erano cartoni animati che sembravano videogiochi. Il gameplay infatti consisteva nell’azzeccare il giusto tempismo per andare avanti o al massimo nello scegliere il bivio più conveniente.
Dopo decenni, Orbitals restituisce ciò che quei giochi FMV promettevano: vivere l’animazione, pur senza la penna di Don Bluth. Tuttavia per l’opera prima di Shapefarm, precedentemente al lavoro su giochi come Samurai Jack: Battle Through Time e Naruto & Boruto: Shinobi Striker, il Creative Director Marcos Ramos ha potuto avvalersi della maestria ai pennelli di Hidetoshi Yoshida, veterano degli anime il cui tratto è distintivo in capolavori quali Tekkaman Blade e Bubblegum Crisis, dell’aiuto di Studio Massket per le sequenze animate e della voce di Mami Ayukawa (Heavy Metal L-Gaim, Mobile Suit Zeta Gundam) per le canzoni.

Una serie anime che non esisteva
L’idea è vivere un’avventura cooperativa declinata in un anime sci fi anni ‘80. Se per il contesto abbiamo già citato i nomi giusti, per quel che riguarda il gameplay Shapefarm ha già in forze il game director ideale: Jakob Lundgren, precedentemente al lavoro in qualità di Level Designer per A Way Out, It Takes Two e Split Fiction per Hazelight Studios. Viene da sé che Nintendo Switch 2 è la casa ideale per un progetto del genere: con il GameShare e con la GameChat è infatti possibile giocare in 2, rispettivamente in locale e online, utilizzando una sola copia del gioco, proprio come per i titoli pubblicati da EA di cui sopra.

L’estetica di Orbitals è assolutamente formidabile, non si tratta semplicemente di citazionismo fine a sé stesso, ma di una vera e propria lettera d’amore all’animazione giapponese anni ‘80. Elementi disegnati a mano, sonorità pop con abuso di sintetizzatori e spolliciate sul basso elettrico, colorazione punk esageratamente vivace, filtri video per richiamare la qualità delle trasmissioni televisive analogiche, persino il font delle scritte e dei sottotitoli è stato scelto con cura e il framerate è stato ritoccato per mantenere una certa scattosità tipica dell’animazione di quegli anni, seppur l’esperienza sia sempre fluida. Sembra davvero di giocare un’anime, tanto è indistinguibile la sequenza animata dalla fase giocata.

Omura, lanciami i componenti!
Maki e Omura dovranno vagare per lo spazio allo scopo di recuperare delle batterie che eviteranno il collasso della stazione spaziale in cui abitano, già compromessa da una tempesta cosmica iniziata in un tempo in cui furono salvati da Togen, austero comandante che si è fatto carico del destino di tutti i naufraghi della stazione. Nonostante le lugubri premesse i toni sono sempre leggeri e richiamano alla mente le puntate più scherzose di serie come Patlabor.

Contrariamente ad altri giochi, Maki e Omura non hanno delle abilità distintive e quello che risalta è la loro caratterizzazione a livello di scrittura, esaltata dalle mimiche facciali assolutamente espressive e dai movimenti muscolari esagerati. Ai giocatori viene lasciata libertà di scegliere tra chi spara acqua e chi invece attrae a sé oggetti, e all’interno della nave spaziale tra chi siede alla postazione di pilota e chi ai cannoni. Maki e Omura sono entrambi protagonisti della storia e i giocatori non sono ingabbiati in ruoli scelti in precedenza, evitando la frustrazione di passarsi il gamepad per evitare ruoli sgraditi.

Una collaborazione spaziale
La difficoltà e la complessità dei vari puzzle aumentano gradualmente e la collaborazione tra i due giocatori è indispensabile. Nessuno ha un ruolo passivo e le varie fasi sono ben bilanciate poiché durano il giusto. Occasionali momenti di frustrazione dovuti a lag (onestamente mai capitati se non una volta in cui evidentemente il Gameshare non si era azionato a dovere) o un’eccessiva pignoleria nell’esecuzione di un comando non durano a lungo e la storia scorre liscia senza intoppi, sostenuta dall’assenza di Game Over. Gli enigmi, mai troppo esigenti ma sempre centrati, richiedono una comunicazione attenta tra i giocatori e ogni livello nasconde un minigioco da scovare e custodire nella nave, ovviamente da giocare in coppia anche questi, collaborando o sfidandosi.

L’obiettivo è sempre ben scandito e ci sono indicatori che aiutano a identificare l’area di interesse e la posizione dei personaggi. Eppure di tanto in tanto la soluzione non è lineare e si vaga in giro o peggio ancora la soluzione era proprio lì a portata di mano ma una cattiva esecuzione dei comandi distoglie il giocatore dalla retta via. Queste fasi non sono frequentissime ma occorrono. I vari puzzle sono comunque molto variegati e non c’è riciclo, anzi, la sensazione è che alcune fasi siano anche troppo brevi e certe dinamiche avrebbero potuto avere più respiro.

Pillole di trama diffuse per tutto il moderno scafandro
La storia è ben lontana dalla profondità di un Dune o di un Blade Runner ma si dipana a poco a poco offrendo momenti sia di umorismo che di riflessione, toccando anche tematiche filosofiche, soprattutto negli ultimi capitoli. Purtroppo alcuni dialoghi sono un po’ oscurati dall’azione di gioco. Magari anche prendersi il tempo di brevi intermezzi avrebbe aiutato ad affezionarsi ancora di più a Maki e Omura. C’è una certa ingenuità di fondo nella trama, sia in determinati colpi di scena che in alcune scelte dei protagonisti, tuttavia queste ingenuità venivano perdonate o addirittura caratterizzavano le serie anime da cui il gioco trae ispirazione. Non è questo l’importante.
L’importante è che Orbitals è un gioco curatissimo e questa cura deriva dall’amore e dai dettagli che Shapefarm ha infuso nella sua opera. L’avventura è breve, e forse è questo il difetto maggiore, ma molto varia, piena di momenti interessanti e mai noiosa. Spesso i giochi fanno di tutto per tenervi incollati più del dovuto, riciclando idee, rallentando artificiosamente l’azione o costringendo il giocatore a grinding furiosi. In Orbitals non troverete nulla di tutto ciò ma un gioco fatto con amore e pieno di idee, a cui rinunciare solo se non si è attratti dall’offerta e non si ha un amico con cui condividere questo gioiello.