Condividi l'articolo

Come imparai a dare la giusta importanza alle cose senza troppi patemi

C’è chi aspetta di seguire il Summer Game Fest che il canadese Geoff Keighley vuole far passare la festa dei videogiocatori, questa è la narrazione, specie a una platea di persone orfane dell’E3 e di un periodo in cui il contorno della storia era il dialogo su chat irc e su svariati forum. E in cui si stava meglio anche se si stava peggio.

C’è chi aspetta il Nintendo Direct, perché da lì si tasta il polso di come andrà la prossima stagione di Nintendo, oppure perché si è sempre ansiosi di incastonare una nuova gemma ludica all’interno di un personale Backlog che si allarga sempre a più dismisura, fatalmente, inesorabilmente.

Aspettare tanto per assistere a scene come questa

C’è chi si tiene costantemente aggiornato, del resto ormai il nostro smartphone ci spara le notifiche in faccia, e i siti fanno a gara per sfornare il clickbait che entra più facilmente nelle nostre sinapsi per ottenere quel magico click che fa portare a casa la pagnotta a un newser sottopagato (quando pagato), in attesa di essere sostituito da una IA.

C’è chi non ha tanta voglia di cercare la notizia e si lascia influenzare dal content creator di turno, facendo proprie le sue opinioni e spammandole in giro per i social e tra gli amici, ben protetto dal suo fidato NordVPN, grazie a uno scontone ottenuto col link che trovi in descrizione, cosa aspetti, basta un click.

C’è chi sta pensando “GEEEEEEOFF!!!!!” e chi mente

Quello che ti dicono è che noi lavoriamo For The Players, che il Summer Game Fest è fatto pensando a te, il videogiocatore, che il nostro sito parla a tutti ma soprattutto a te che sei la nostra fanbase, e che nel prossimo Direct troverai il gioco dei tuoi sogni. Non hai nulla da temere, devi solo sederti e giocare.

Devo ammettere che la mia percezione è sempre stata leggermente spostata rispetto al videogiocatore medio. Sono nato negli anni ‘80 e fin da piccolo sono stato circondato da dispositivi elettronici, a partire dal vic 20 in poi. La mia passione mi ha portato a lavorare in negozi di videogiochi, a contatto con fornitori e agenti del mercato italiano.

C’erano una volta le riviste…

Bazzicavo nei forum italiani ed esteri, soprattutto quando l’E3 era tutto live e i social non c’erano o erano ancora acerbi. Leggendo tante riviste poi ho iniziato anche a scrivere per NintendOn, contattare i PR. La mia curiosità mi spingeva a gustarmi i developer’s diary, vedere più volte documentari ed esecuzioni live delle mie colonne sonore preferite. E ho vissuto il passaggio da nerd disadattato vittima di bullismo a ragazzo fico come quelli di The Big Bang Theory. Che ironia.

Non è per rendermi antipatico che sto flexando il mio curriculum (capirai poi che curriculum), semplicemente per dare un po’ di contesto. Certo, non sono stato il presidente di un publisher, né un azionista e neanche il caporedattore di una testata che fattura. Però ho sempre vissuto e respirato abbastanza videogiochi per capire una cosa. Non è For The Players. Semmai è For The Money.

stonks-switch-copertina-nintendon
Questo vale anche per Nintendo. Facile accontentare i consumatori quando le cose vanno bene

Per Nintendo, Sony e Microsoft, siamo solo consumatori ed è anche giusto che sia così. Hanno gente da pagare, prodotti da sfornare, soldi da incassare, repeat. Non è che stia dicendo chissà quale verità nascosta, quale complotto da nuovo ordine mondiale. Semplicemente mi infastidisco per i proclami, gli slogan, l’ipocrisia.

Nintendo simply brings more smiles to more faces. It’s for the players. Slogan. Non hai nulla altro da fare, devi solo pagare e consumare. Microsoft ha il Game Pass. Nintendo ha fatto le Game Key Card. E adesso Sony abbandona il fisico. C’è da stupirsi? No. Ovviamente però si può essere amareggiati.

Aggungere meme di Giovanni “Si sta ribaltando la situazione”

Al netto di qualche sporadica iniziativa pro consumatore, in tutti questi anni ho visto solo una categoria interessata alla preservazione e alla cultura dei videogiochi: i videogiocatori. Siamo noi che mettiamo in piedi wiki dedicati ai nostri giochi preferiti, che facciamo articoli, pubblichiamo video, che streammiamo. Noi, non le aziende. Persino i pirati hanno fatto di più per la preservazione dei videogiochi rispetto a chi quei giochi li ha davvero creati.

Essere un videogiocatore nel 2026 è diventato di per sé un gioco complicato. Ci destreggiamo tra prezzi folli, uscite al contagocce o al contrario, concentrate tutte nello stesso periodo, proclami imbarazzanti, sottrazione di quello che consideriamo un nostro diritto, ovvero giocare quando e quanto vogliamo ai giochi che abbiamo comprato. Nel frattempo sono diventato un adulto pieno di menate e di contraddizioni. Evito i bicchieri di plastica, faccio la differenziata, non rinuncio alle collector’s edition.

Sonic non è il mio gioco preferito e ho già Sonic Mania. Poi però annunciano questa Collector’s…

Adesso il mercato sembra stia impazzendo per l’aumento delle ram e per il passaggio completo al digitale. Microsoft licenzia a valanga. Le console aumentano di prezzo. Tutti i segnali che ricevo sembrano suggerire che dovrei preoccuparmi. Eppure non sono preoccupato. Non sono sconvolto, non sono scandalizzato. Sono forse leggermente amareggiato perché vorrei vedere più iniziative come il Nintendo Museum. O aziende come Valve che pubblicano i propri device permettendo all’utenza di metterci su le mani e cercando di essere trasparenti sul prezzo e altro.

Ma in fin dei conti, ripeto, ho sempre saputo che per certe aziende il videogioco non ha un valore culturale e non va preservato. Si tratta solo di un prodotto in vendita da periodo tot a periodo tot, in attesa di passare a un suo sequel se va bene, ad altro se va male. Per cui facciamo spallucce e cerchiamo di andare avanti. Facciamo ciò che abbiamo sempre fatto: viviamo il videogioco. Tramandiamolo. Scaviamo a fondo, parliamone e condividiamo il nostro sapere.

A loro non importa? Pazienza, a noi sì. Ce ne faremo una ragione e faremo valere la nostra voce.

Potrebbero interessarti