Tumbleseed – Recensione

Tumbleseed è un gioco d’azione con un’anima profondamente arcade che si ispira a Ice Cold Beer, famoso cabinato del quale non avevo mai sentito parlare.

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Genere: Azione, Arcade
Multiplayer: no

Tumbleseed è un gioco d’azione con un’anima profondamente arcade che si ispira a Ice Cold Beer, famoso cabinato del quale non avevo mai sentito parlare. Scusate, non dovrei vantarmi di questa lacuna, ma volevo sentirmi di nuovo giovane in un mondo in cui ascolto ragazzini parlare del Wii come fosse una console antichissima. Non danno fastidio anche a voi? A me un sacco, per questo sono felice che esistano giochi come Tumbleseed, che hanno una difficoltà talmente vecchio stile da avermi fatto crescere un violentissimo mullet.

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Solo un nerd brufoloso col mullet può battere un vermone viola su un monte.

Lo scopo del gioco è quanto di più semplice esista: conduci il seme verso la cima della montagna facendolo rotolare a destra e sinistra. Basterà inclinare la base con gli analogici infatti per vedere il germoglio seguire la forza di gravità, come una vera e propria biglia. Ma per quanto i controlli siano facili, padroneggiare i movimenti del seme richiede concentrazione e molta pazienza, soprattutto quando la strada per la vittoria è disseminata di buchi, trappole e tanti, tantissimi nemici.

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“Quasi quasi me ne torno a casa.”

Come nei vecchi sparatutto arcade quindi, il livello scorre verso l’alto seguendo il giocatore, che ha a disposizione qualche interessante potenziamento per affrontare le varie difficoltà. Sin dai primi minuti il gioco invita a risvegliare i piccoli germogli nel terreno, che in base al tipo di seme selezionato reagiscono in modo differente: flagseed regala un checkpoint, thornvine uno scudo di spine, e crystal aiuta ad accumulare cristalli, essenziali per sfruttare tali potenziamenti.

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Con la sua graziosa bandana, Thornvine è ovviamente il mio preferito.

Benché abbia elencato solo tre tipi di germoglio il gioco offre più di trenta varietà, tutte particolari e molto divertenti da usare; l’importante è ricordarsi sempre di cercare i cristalli (spesso abbandonati da nemici sconfitti) valutando come spenderli senza sprecarli. L’elemento strategico del gioco infatti è la parte più divertente e forse anche importante di Tumbleseed, che con i livelli generati casualmente offre sfide ogni volta differenti.

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Per randomizzare i buchi hanno usato l’algoritmo “gruviera” (ba dum-tss)

Alcuni di questi potenziamenti sono permanenti, altri vanno cercati nelle grotte o comprati nelle città, dove strambi NPC offrono anche mini-sfide per mettere alla prova le proprie capacità. Comunque sia, per quanto ci si possa affidare ai vari semi per salvarsi la pelle, la regola di base è sempre la stessa: non morire. Esauriti i cuori (cosa molto facile) si ricomincia dall’inizio conservando solo i semi principali e l’esperienza personale. E la rabbia, tanta rabbia.

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“Hello darkness my old friend…”

La difficoltà di Tumbleseed rischia fin dall’inizio di essere frustrante, soprattutto in un’epoca di rammolliti come la nostra. Lo ammetto: nelle sei ore passate col gioco, non sono arrivato neanche vicino alla cima della montagna. Sono migliorato, ho imparato alcuni trucchetti, mi è cresciuto un mullet, ma i picchi di difficoltà sono talmente alti da avermi demoralizzato più volte. Il problema è che alcuni nemici sono troppo forti e troppo intelligenti. E poi, nonostante i contenuti, il gameplay di fondo rimane sempre lo stesso.

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Piccolo appunto: se soffrite di Tripofobia questo gioco non fa per voi

Insomma, qualche giocatore mollerà l’avventura molto presto ma scommetto che altri potrebbero passarci tantissime ore; grazie anche alle leaderboards e le sfide giornaliere che sfruttano almeno l’online della console (cosa non scontata). Una caratteristica utilizzata a fondo è invece il Rumble HD, che può essere regolato nelle impostazioni per dare più o meno la sensazione di una pallina che rotola nel controller. Personalmente ho adorato la funzione, anche perché diversi tipi di seme danno diversi tipi di sensazioni.

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Vi giuro che si sentono le punte della stellina mentre rotola

Il lato tecnico di Tumbleseed punta tutto sullo stile grafico e ci riesce in pieno. Le linee sono semplici e ben marcate, la scelta dei colori è ottima e quei maledetti occhi sparsi in giro mi danno ancora gli incubi. Perché accidenti devono esserci tutti questi occhi? Vabeh. Non ho notato rallentamenti di sorta, solo un caricamento abbastanza lungo all’avvio, mentre la risoluzione è a 1080p sulla TV. Ad aggiungere atmosfera al gioco ci pensa la colonna sonora, fatta per lo più di sintetizzatori dall’aria fantascientifica, un po’ retrò e inquietante. Perfetta per un gioco pieno di occhi e buchi.

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“Toh, un muro. Chissà se dall’altra parte ci sono occhi e buchi.” (Spoiler: sì)

In definitiva Tumbleseed è un gioco che sa quello che vuole: porre una sfida ai giocatori. I controlli sono facili da imparare ma difficili da padroneggiare, i livelli risultano sempre diversi e i potenziamenti sono davvero tantissimi. L’elevata difficoltà però è un’arma a doppio taglio, da un lato riesce a regalare emozioni quando si superano i propri record, dall’altro potrebbe spingere i giocatori ad abbandonare l’avventura, anche perché il gameplay fondamentalmente rimane sempre lo stesso. Il mio consiglio è questo: se siete interessati a qualcosa di particolare e difficile, comprate subito questo gioco, altrimenti fateci solo un pensierino.

Giocato per 6 ore su Nintendo Switch in versione NTSC (USA)
Pro: I controlli sono semplici, i livelli random sono apprezzabili e la difficoltà può offrire una grande sfida. Simpatico l’uso del Rumble HD.
Contro: Potrebbe risultare troppo difficile, inoltre il gameplay di fondo rimane sempre lo stesso. Un gioco così particolare non è proprio per tutti.
7.5

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