Elden Ring Tarnished Edition — Una recensione commossa

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Genere: Action RPG
Multiplayer: Sì
Lingua/e: Italiano

La storia di una coincidenza

Essendo relativamente nuovo nella scena videoludica (scuola 1999, ho giocato solo multiplayer competitivi prima dei miei 18 oltre a qualche Mario da piccolo) mi sono spesso chiesto come sarebbe stato assistere in prima persona al rilascio di un “grande classico” sin dal suo reveal. Dal primo Half-Life, per cui ero ovviamente troppo giovane, al più recente Nier: Automata, al quale mi sono interessato soltanto dopo, mi sono sempre sentito di averli saltati tutti in qualche modo. Ho giocato molto nella mia vita da adulto, ma per la maggior parte del tempo stavo recuperando la storia che fu, i grandi titoli del passato: raramente compro giochi al lancio, la cosa più vicina a quel sentimento di hype e meraviglia per una cosa che stava accadendo IN QUELL’ISTANTE è stato Fire Emblem: Three Houses nel 2019.  

Saltiamo però al 2021: siamo in piena pandemia, io sto studiando per la mia laurea triennale quando durante l’ultimo E3 della nostra storia compare un gioco che era scomparso ormai da due anni dopo il suo primo teaser: Elden Ring. Si tratta di un progetto in collaborazione tra lo scrittore George R. R. Martin e l’amato-odiato Hidetaka Miyazaki, presidente di From Software e autore della serie Dark Souls, di cui io e i miei amici eravamo grandi fan (e io personalmente, anche giocatore PvP). Il trailer contiene anche una data: 21 Gennaio 2022. È deciso: al day one, lo giocheremo tutti assieme.  

Col passare dei mesi finisco i miei studi e ottengo la data della mia laurea: 25 Febbraio 2022. Non proprio ideale, quando uscirà quel titolo sarò in piena scrittura della tesi, ma troverò un po’ di tempo. Questo pensavo fino ad Ottobre, quando un annuncio sposta la data d’uscita di esattamente 5 settimane, al… 25 Febbraio 2022. Lo stesso giorno della mia presentazione finale. Quel giorno non solo porterò a chiusura la mia carriera accademica, ma potrò esperire la nuova fatica di From Software in una spensierata maratona insieme alle persone a cui tengo di più. Il giorno finalmente arriva e il me 22enne, da quel momento dottore in Informatica, entra in un server Discord e inserisce il Blu-Ray targato From Software nella PS5 della sua cameretta. 

Il senso di meraviglia 

Elden Ring è un Open World, il primo fra gli Action RPG di From Software. Prima che Breath of the Wild re-inventasse la formula nel 2017 il mondo stava affrontando una discreta nausea nei confronti di questo genere di giochi, così come negli anni successivi quando tutti hanno provato ad allinearsi ad esso. Nonostante ciò, sono davvero poche le persone con cui ho parlato che hanno lamentato questa formula: il mondo di gioco, oltre che essere una meraviglia da qualsiasi parte lo si guardi, è pieno di aree, segreti, bossfight, questline, NPC, dungeon, VERE cose da fare diverse fra loro. Quando il giocatore inizia una partita si ritrova prima in un tutorial isolato dal resto del mondo, e successivamente sottoterra. Appena emerso però viene colpito dalla meraviglia di Sepolcride: immediatamente il giocatore si trova dinnanzi a un mondo ampio e meraviglioso, che gli offre un criptico NPC, un boss palesemente troppo potente che lo intima ad esplorare, una chiesa dove cercare rifugio e dungeon e accampamenti da razziare. Questo è solo il primo di una serie di momenti in cui mi sono trovato, nella mia prima partita, a dire “ok, QUESTO è Elden Ring”.  

La meraviglia è infatti un elemento centrale del gioco: dai primi pezzi di mappa raccolti fino ad ogni bossfight principale, passando per i vari “legacy dungeon”, l’obiettivo di From Software è di estasiare il giocatore e sorprenderlo ancora più di prima. Questi ambienti infatti puntano a soverchiare il paradigma del mondo aperto esplorato fino a quel punto: si tratta di aree completamente esplorabili densissime di dettagli, al pari del più curato borgo della serie Souls. Il primo di questi che viene solitamente affrontato (anche se non è sempre questo il caso, vista la natura VERAMENTE open del titolo) è il Castello Grantempesta: tutti i legacy dungeon mantengono lo stesso standard qualitativo, perciò parlarò di questo a titolo esemplificativo per ognuno di essi. La dimora di Godrick l’innestato presenta NPC unici con comportamenti segreti e le relative questline, diversi percorsi possibili per affrontarlo (con esplicita scelta lasciata al giocatore da parte di Gostoc, servo che propone una via segreta per il promontorio ma non si preclude di aprire il cancello principale e lasciare il giocatore alla mercé dei balestrieri qualora questo lo desiderasse), e un intricatissimo level design ricco di imboscate, chicche, eventi e equipaggiamenti nascosti, che se riuscirete a completare al 100% vi racconterà la sua storia e vi farà andare in luoghi che non avreste mai pensato fossero esplorabili. In fondo ad esso, lo scontro finale col padrone del castello ha un design unico e una cutscene d’intermezzo memorabile, che racconta benissimo di un guerriero fallito che tenta in tutti i modi di lasciare il suo nome nella storia.

“Bear witness!”

I punti di forza

Parlare in profondità di ogni aspetto di Elden Ring richiederebbe ben più di un articolo, perciò mi limiterò a menzionare brevemente gli elementi che lo rendono un caposaldo del videogioco moderno per evitare di scrivere un libro intero. Questo servirebbe anche solo per la storia, che difatti è stata scritta da George R. R. Martin (autore di A Song of Ice and Fire, la storia originale di Game of Thrones): l’autore si è occupato del worldbuilding, della storia del mondo prima del risveglio del protagonista, mentre la narrativa silenziosa è opera come sempre di Hidetaka Miyazaki. Ciò che i due autori hanno costruito supera anche ciò che abbiamo esperito nella trilogia Souls, la quale ha scaturito negli anni migliaia di video di speculazione e divulgazione di una storia che molti si potrebbero perdere tra gli oggetti di gioco. Lo stilema di FROM è infatti invariato: la storia del mondo è presente nelle descrizioni degli equipaggiamenti, nel moveset dei nemici, nei dialoghi nascosti, ma per quanto espansa non è mai invadente: il giocatore cuirioso avrà pane per i suoi denti e troverà racconti meravigliosi di intrecci politici, guerre, divinità egoiste e complotti, mentre chi vuole solo azione arcade e statistiche da RPG si potrà godere un vastissimo mondo pieno di sfide diverse. E di sfida proprio si parla, in quanto la tradizione del titolo hardcore firmato Miyazaki viene mantenuta: morire farà parte del gameplay loop, ma ogni sconfitta farà parte di un percorso di apprendimento che vi porterà a conquistare l’Interregno.

Dal punto di vista grafico, anche al tempo della sua uscita, non è di certo uno dei nomi più altisonanti (se la giocava nel 2022 con God of War Ragnarok), ma non è solo con effetti di luce e DLSS che si fa un impatto visivo. Girando per l’interregno infatti è molto facile imbattersi in un panorama che sembra un quadro dipinto per l’occasione, come se tutti gli elementi di gioco fossero stati piazzati dove sono per ricreare quell’esatta inquadratura, solo che funziona da ogni roccia su cui si mette piede. Architettura ed elementi naturali (e magici) si fondono per creare scenari mozzafiato a ogni passo, con l’Albero Madre sempre troneggiante su un panorama mai spento o brullo. Se il design delle creature è sempre stato un talento del team, in Elden Ring vi ritroverete più che mai a guardarvi intorno per il solo gusto di farlo (e magari grazie a ciò troverete una via segreta opportunamente nascosta…).

Il sistema di combattimento ricalca palesemente quello che sono state fin’ora le esperienze di FROM, eccezion fatta forse per Sekiro: è un gameplay Souls-like in tutto e per tutto, con alcune aggiunte come il salto, il combattimento a cavallo e le ceneri di guerra. Quello che però per me è il miglioramento principale è l’aumento di varietà tra le build, abilità e incantesimi a disposizione del giocatore insieme a un drastico incremento di dinamicità sia nell’esplorazione che negli scontri. La sensazione di padroneggiare questo complesso scheletro di statistiche e moveset regala una soddisfazione senza euguali, riuscendo a far compiere al giocatore il viaggio completo che dalla disfatta e disperazione arriva alla massima espressione di abilità; io stesso sono passato da impiegare 9 ore per una singola bossfight a finire il DLC a Rune Level 1 facendo no-hit a ogni bossfight. E a tal proposito…

Il DLC che ha fatto la storia

Il 20 Giugno 2024 esce Shadow of the Erdtree, una massiccia espansione che aggiunge un’intera nuova mappa da esplorare, grande circa la metà del gioco base. Questa include alcuni dei migliori scontri del titolo e della storia di FROM in generale, un sistema di leveling separato per aggiustare il bilanciamento senza intaccare l’esperienza della storia principale, nuove tipologie di armi dal moveset spettacolare, dettagli di trama sconvolgenti per i più attenti e location mozzafiato, oltre al mio momento preferito di qualsiasi Souls-like (sto parlando di te, Leda). L’unico altro esempio di un’espansione così ambiziosa per un gioco singleplayer è Monster Hunter World: Iceborne, e infatti entrmbi hanno ricevuto una bellissima edizione per collezionisti; quello che però Iceborne non ha ottenuto è stato l’onore di essere l’unico contenuto aggiuntivo ad essere stato candidato come “Game of the Year” ai Game Awards, cosa che ha fatto molto discutere ma che è anche indubbiamente specchio della qualità della Terra delle ombre.

L’ultima fatica di Miyazaki era già la mia opera ludica preferita prima del 2024, ma questa è stata la pietra finale per consolidarlo.
Ma quindi Elden Ring è un titolo perfetto, l’agognato 10/10?

L’elefante nella stanza

Chi lo ha giocato lo sa, questo gioco non è esente da problemi. Al lancio alcune quest non funzionavano, certi equipaggiamenti erano palesemente migliori di altri (al punto che una build puro sanguinamento scioglieva qualsiasi cosa, problema ancora non del tutto risolto), una moltitudine di glitch rischiavano di compromettere una partita o permettevano a speedrunner di teletrasportarsi al boss finale. Sebbene questi problemi siano stati ovviati patch dopo patch, alcuni inevitabilmente persistono ancora oggi: una delle maggiori critiche al titolo è il riutilizzo costante di nemici, primi fra tutti i Guardiani sepolcrali e gli Spiriti arborei: fatta eccezione per i portatori di rune (tranne uno) ogni boss viene riproposto in un’altro contesto, che sia la sua versione illusoria che fa da guardia a un portone o il suo gemello dallo spazio rimasto chiuso in una miniera. L’esplorazione si fa molto povera una volta raggiunte le montagne innevate, rivelando un’esperienza molto più curata verso l’inizio dell’avventura rispetto al suo finale; la Terra delle ombre non avrà questo calo sul finale, ma non è comunque esente da zone spoglie: le Rovine delle dita e il Bosco abissale sono spogli e offrono 0 rigiocabilità al di fuori del loro singolo punto di interesse. Il PvP al di fuori delle arene è purtroppo quasi inesistente, e le poche volte che si è coinvolti in un’invasione il 50% delle volte è uno scontro impari che termina immediatamente.

Se c’è una parola che descrive a pieno i lati negativi di questo gioco è “controverso”: per ogni persona che ritiene il gioco sia troppo difficile c’è un utente di Reddit pronto a spiegare con una lista in 10 punti come questo sia il Souls più facile e questo gli abbia rovinato l’esperienza, per ogni hater del mondo aperto ci sarà un suo adulatore. Personalmente mi sono sempre goduto l’opera notandone i problemi ma senza mai “accusarli”, in quanto costantemente preso dai suoi lati positivi, dalle mie scoperte, dai miei scontri, dal mio role-play.

In conclusione

Sono contento di aver partecipato all’intero ciclo vitale, dall’annuncio all’uscita del DLC, di un capolavoro. Quando è uscito Elden Ring ha monopolizzato i canali di comunicazione videoludica, tanto che per mesi non si parlava d’altro. Da allora il titolo ha superato i 30 milioni di copie vendute (più 10 milioni per il DLC), ha vinto molteplici premi come “Gioco dell’anno” e ha creato un’enorme community di giocatori, creatori di contenuti, artisti e modder (vi ricordate ad esempio Let me solo Her?). Questo perché è stato in grado di rivoluzionare ulteriormente una formula che già aveva conquistato il cuore di milioni di giocatori senza snaturarla, integrandola con una narrativa eccezionale e un’ambientazione mozzafiato in ogni angolo. La difficoltà, dopo mesi di bilanciamento, è atterrata su un equilibrio perfetto tra sfida e divertimento; imparare una sfida, morire, riprovare e trionfare fa parte del divertimento, in un mondo vasto e aperto in cui il giocatore è da solo a dover capire le strategie e le sinergie. Elden Ring è una storia di conquista, sia per Marika nei confronti dell’Interregno sia per il giocatore nei confronti delle sue meccaniche. È un titolo che è ed è stato pieno di difetti, ma mai nessuno di questi mi ha impedito di pensare che sia la più grande opera videoludica che io abbia mai esperito.

Giocato per oltre 500 ore, tra PS5, PC e Switch 2
Pro: Un enorme mondo capace di far immergere il giocatore, avvolto da un senso di meraviglia, di scoperta e di sfida che lo accompagnano dall’inizio alla fine.
Contro: A volta l’immersione viene disturbata da qualche hitbox infelice o nemico riciclato, ma mai al punto di alienare il giocatore.
9.5

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