I capitoli più iconici della serie arrivano su Switch 2
È inutile girarci intorno: per quanto super conosciuto e disponibile già su altre piattaforme, il trittico dei Resident Evil 2-3-4 su Switch 2 è una vera manna dal cielo per qualsiasi giocatore Nintendo, soprattutto guardando alle versioni inizialmente proposte col cloud. Poche saghe sono tanto valide e, forse, tra le produzioni Capcom sono ancora meno quelle a essere tanto iconiche.
Chi non ne è a conoscenza, dovrebbe sapere che questi tre titoli sono parte di un’ondata di remake che ha iniziato ad abbattersi sui giocatori nel 2019 con Resident Evil 2, incoronato sin dal lancio come un grande successo. Oltre al comparto grafico spaccamascella, che ha dato modo alla saga di esprimersi in tutta la sua orrorifica potenza visiva, il trio si è rinfrescato anche nel gameplay, adattandosi in toto ai tempi moderni.
RESIDENT EVIL 2

Di certo, a beneficiare maggiormente di tale mutazione, è stato Resident Evil 2, con un sistema di controllo più vicino al quarto capitolo. All’epoca, infatti, i controlli di RE4 scossero non poco il mercato, influenzando negli anni a venire quasi tutti gli sparatutto in terza persona. La campagna di RE2 resta una delle migliori esperienze della serie e il remake reinterpreta fedelmente il gioco originale, forse con qualche snellimento di troppo (vedasi l’introduzione un po’ più accorciata verso la centrale di polizia).
Tecnicamente siamo su prestazioni pari se non superiori alla versione PS4 del 2019 sia in docked che in portatilità e, pur mancando delle migliorie offerte dal ray tracing, le differenze con le controparti current gen non sono rilevanti. I 60 fps sono costanti con cali davvero rarissimi durante le scene più affollate e, in ogni caso, non rovinano l’esperienza generale. Nella sua versione Deluxe, oltre ai costumi e armi bonus, potremo beneficiare di modalità extra quali 4th Survivor, Ghost Survivors e The Tofu Survivors, oltre all’inversione delle parti dei protagonisti, che per i completisti è un plus non di poco conto ed è un contenuto che di certo aumenta la rigiocabilità.
RESIDENT EVIL 3

Il remake del terzo capitolo è senza dubbio quello più criticato dai fan. Se con RE2 e RE4 assistiamo a un ampliamento di ambienti e possibilità, qui ci ritroviamo con un po’ di tagli su scenari, struttura della campagna e sul comportamento del tanto temuto Nemesis. Il risultato è un gioco tutto sommato buono, che ci fa giungere ai titoli di coda in 5 o 6 ore, ma che proprio non regge il confronto con i fratelli.
Manca anche qualche contenuto proposto nell’edizione del 2020, come il (mediocre) Resident Evil: Resistance, multiplayer asimmetrico che comunque sapeva regalare qualche ora bonus, ma, come detto, il taglio più doloroso riguarda il Nemesis. Nell’originale braccava il giocatore lungo gli ambienti e sapeva essere asfissiante, mentre qui compare quasi solo in sequenze scriptate, emozionanti e cinematografiche a modo loro, ma con una resa emotiva decisamente inferiore.
Tecnicamente il gioco gira molto bene, nonostante le ambientazioni esterne piene di neon e particellari da fuoco potessero far temere il peggio. Il frame rate è stabile e raggiunge i 60 fps quasi sempre, con cali minimi e poco percepibili. In portable appare appena più sfocato, soprattutto quando ci si sofferma sui capelli, ma alla pari di RE2 resta un titolo di grande impatto per una console così compatta.
RESIDENT EVIL 4

Passiamo ora a un vero e proprio colosso: l’originale RE4 fu un capolavoro, e il suo remake, senza girarci troppo intorno, gli rende la giustizia che merita. La trama resta quella nota ma con qualche ritocco per modernizzarla. Leon è più stoico e segnato da Raccoon City, un’evoluzione fisiologica dopo i fatti di RE2. I momenti iconici restano tutti, gli ambienti rivisti li rendono freschi e l’IA nemica è stata migliorata.
Nel villaggio i nemici, inclusi quelli con motosega, sono più numerosi e aggressivi: bisogna muoversi di continuo, con in sottofondo una colonna sonora caotica e pressante. Il combattimento è più “pesante” e dal feedback migliore, e finalmente ci si può muovere e sparare insieme. Supporto ai controlli giroscopici (assenti in RE2 e RE3) e più spazio per qualche sessione stealth.
Graficamente RE4 è il più impressionante dei remake che fanno uso del RE Engine, con ambienti pregni di atmosfera e dettagli. Su Switch 2, però, soffre un po’ più dei predecessori: il frame rate è quasi sempre fermo sui 60 fps, ma la risoluzione cala e il DLSS rende alcuni elementi (come i capelli) più seghettati e si nota qualche raro pop-in delle texture.
Nella Gold Edition abbiamo unaprima run dalla durata di circa 15-20 ore e un ritmo serratissimo. A questo tempo aggiungete un paio d’ore regalate dai nuovi scenari e un’ulteriore esperienza bonus fornita dalla modalità “The Mercenaries”, con personaggi sbloccabili e orde di nemici da affrontare in un tempo limitato.
Conclusione
I nintendari non hanno più scuse: il trittico dei Resident Evil è un’aggiunta di estremo valore alla libreria di Switch 2. Nel pacchetto troverete almeno due icone moderne del videogioco (spiace per RE3) che si difendono benissimo graficamente, rispettano profondamente il materiale originale e allo stesso tempo propongono nuovi modi per divertirsi e venire terrorizzati allo stesso tempo.



























































