Assemblando ricordi di un’estate agreste
Assenza di sfida e toni rilassati. Venti anni fa erano le premesse per una recensione negativa o per stramberie quali Animal Crossing e Harvest Moon. Oggi esistono i cozy games e quelli che nei giochi tradizionali (qualsiasi cosa si intenda con questa parola) sono considerati difetti che ne minano le qualità, in questa categoria di giochi diventano caratteristiche qualificanti.
Woodo, sviluppato da Tiny Monks Tales e pubblicato da Daedalic Entertainment, rientra appieno nella categoria di questi giochi. Nei diorami interattivi che descrivono la bella stagione della volpe Foxy non ci sono sfide intellettuali probanti, né scampoli di gameplay innovativi. Si tratta di veri e propri puzzle tridimensionali i cui pezzi vanno prelevati da un riquadro sulla destra e posizionati in un modellino che si riempie di colori man mano che prende vita. Alcuni oggetti vanno indagati più a fondo, ma il succo è qui.
Un’estate diversa
Ad arricchire le fasi di gioco subentra la voce di Foxy a narrarci di quel preciso periodo della sua vita in cui conobbe Ben la rana durante le vacanze estive. Lei volpacchiotta di città, molto chiusa e appassionata di tecnologia, scoprirà che c’è vita anche al di fuori di internet, maturando esperienze che nella loro brevità e semplicità contribuiranno a forgiare il carattere della tenera volpacchiotta, rendendola più propositiva e lungimirante, portandola a uscire dalla comfort zone degli amici online per abbracciare una vita bucolica e spensierata, fatta di piccole e grandi cose, seppur fuggevoli.

Parlare di trama sarebbe forse eccessivo, così come lo sarebbe parlare di gameplay: Woodo ha la sfrontatezza del porsi come rimedio allo stress quotidiano, tale è privo di pericoli e decisioni da prendere. No, niente di tutto questo. A motivare il giocatore è la voglia di distrarsi, di fare un’attività assolutamente scevra da indagini e momenti tesi. La concentrazione richiesta non è tanto più complessa di travasare un dolce nettare da una bottiglia a un bicchiere. Ma quando lo facciamo il risultato è gustare quel nettare, goccia a goccia.
Il vino buono nella botte piccola (di legno)
Come tutte le cose buone del mondo, Woodo è fatto con cura, ispirazione e voglia di raccontare qualcosa di semplice e bello, che possa essere giocato e apprezzato universalmente da chiunque. Lo suggerisce l’ampia gamma di lingue e doppiaggi (italiano prevedibilmente non pervenuto) selezionabili e un occhio di riguardo verso l’accessibilità, con opzioni dedicate al daltonismo (ben 3 differenti), alla grandezza e focalizzazione di sottotitoli e suggerimenti, alla forza magnetica che attrae i pezzi del puzzle nel punto giusto, aumentabile magari per aiutare i giocatori più piccoli.

Come manifestano gli screen di contorno, la cosmesi di Woodo è ragguardevole. La scelta di utilizzare un aspetto legnoso per rappresentare gli oggetti in game funziona su più livelli: richiama il calore di una casa di campagna o del consunto divano in cui sprofondavamo a casa di nonna, ci fa pensare alle forme che usavamo a scuola e alle costruzioni che distruggevamo una volta tornati a casa. Si ha quasi l’impressione che sia proprio Ben, l’amico sempliciotto e cuor di panna di Foxy, a costruire questi oggetti come memento di un’estate in cui è sbocciata la loro amicizia.
L’avventura è scandita dalla cronaca di questa amicizia, raccontata con parole scelte accuratamente che donano colore a un lessico gradevolissimo e ricercato, frutto anche di un ottimo sforzo di localizzazione nel nostro idioma, avvolto da melodie dolci e rassicuranti. Woodo è da consigliare a chiunque, soprattutto come antidoto alla fatica del lavoro: una doccia calda, mezz’oretta di gioco e poi un sonno ristoratore per ricaricarsi in vista del giorno successivo. E ci vorrà tanta forza di volontà per resistere alla voglia di andare avanti ancora un altro po’.

Un gioco semplice
La semplicità della meccanica di gioco tradisce gli sforzi degli sviluppatori. Scommetto che avranno impiegato tantissimo tempo ad allontanare dalla loro creazione tutto ciò che rende tedioso un puzzle. I diorama sono interconnessi come i capitoli di una storia, e non è di certo necessario piazzare tutti i pezzi di una staccionata o tutte le tegole di un tetto per comporre una porzione di scenario. I pezzi reagiscono al tocco, suggerendo che anche oggetti di legno possano vivere. E la frustrazione che nasce quando si brancola nel buio, senza alcun indizio su come piazzare un determinato elemento, è mitigata dai suggerimenti.
Woodo funziona ed è una piccola gemma, ma è perfettibile. Innanzitutto l’ostentata versione Switch 2 avrebbe fatto sperare nei controlli Mouse dei Joy-Con 2 fin dal lancio (ci stanno lavorando) anziché nelle solite migliorie grafiche ed è una pecca che spiace perché con una camera a volte un po’ legnosa (scusate l’inside joke) sarebbe stata la morte sua. Il prezzo poi è decisamente alto per un gioco che dura 4 ore e, a parte qualche achievement e sfida supplementare (come la ricerca di 10 mini-monaci sparsi per i livelli) non c’è rigiocabilità. Ultima nota negativa, c’è solo uno slot per i save state, problema aggirabile utilizzando più profili.

In assenza di notizie su aggiornamenti imminenti o espansioni future, il difetto più grande è che prima o poi, proprio come l’estate di Foxy, Woodo finisce, se non nei nostri cuori quantomeno sulla console.



























































