Dragon’s Dogma II fa il suo debutto su Switch 2 nella sua versione definitiva, con l’aggiunta di Dark Arisen che porta con sé una nuova regione, contenuti per l’endgame e diverse modifiche alla struttura di gioco.
Il risultato è un titolo nel complesso di grande valore, e che nessun possessore della piccola ibrida dovrebbe farsi scappare, ma chi aveva intenzione di allungare il proprio viaggio percorso in altre sedi, con incredibili avventure e sostanziali novità, troverà probabilmente un’espansione solida ma poco innovativa.

Storie essenziali di draghi
Dragon’s Dogma 2 si discosta dai canoni degli open world moderni. Il viaggio, qui, conta più della trama e dei suoi intrighi: spostarsi nel mondo di gioco, affrontare imprevisti a ogni svolta e gestire il rischio sono il cuore dell’esperienza. Gli incontri casuali portano spesso a situazioni imprevedibili e difficili da replicare, un po’ come accade anche negli ultimi Zelda. Qui però, manco a dirlo, il contesto è ben più ostile.
La narrazione, ben presentata ma essenziale, resta in secondo piano. Il giocatore è l’Arisen, scelto dal drago per rivendicare il trono della regione di Vermund. Alcune svolte, il finale in particolare, riescono a sorprendere, ma chi è in cerca di una storia articolata troverà poco su cui elucubrare. Va detto che il sistema delle pedine, con un compagno personalizzabile e due slot occupati da pedine disponibili in-game o create da altri giocatori, rende difficile affezionarsi ai membri del gruppo o stabilire un qualche tipo di legame. Risulta invece un sistema perfetto se si tratta di sperimentare liberamente con le varie classi a disposizione.
Una direzione più permissiva
Dopo Hideaki Itsuno, la guida è passata qui a Kento Kinoshita, già director di Dark Arisen per il primo Dragon’s Dogma, e si rivela da subito più accomodante: il gioco ora offre tre slot di salvataggio separati, un salvataggio rapido e una pietra del teletrasporto con cariche infinite, mentre la nuova regione di Norgan è piena di cristalli fissi. Si aggiunge la modalità Difficile, disponibile tramite patch gratuita anche senza l’espansione.

Le novità della quality of life riguardano anche gli aspetti più criticati del titolo base. L’inventario ha dei filtri, le pedine sono più reattive e meno inclini a morire cadendo nei burroni, e una nuova pozione cura la Peste Draconica, che in precedenza poteva cancellare interi villaggi e le relative quest. Ci sono inoltre due nuove specializzazioni per le Pedine: Guardiano ed Escursionista.
Tuttavia, questi cambiamenti hanno un costo, soprattutto in termini d’identità: potersi spostare da un luogo all’altro senza limiti riduce infatti la spinta a esplorare a piedi, elemento su cui il gioco base aveva costruito il core dell’esperienza.
Norgan e i Campi di Prova
La nuova regione di Norgan è completamente esplorabile, coperta di ghiaccio, con rovine e un solo villaggio abitato. L’ambientazione è artisticamente piuttosto suggestiva e introduce anche delle meccaniche ambientali: tormente che consumano la resistenza e disattivano la minimappa, vento che modifica la velocità di spostamento, rampini per muoversi in verticale, blocchi di ghiaccio e valanghe da sfruttare in battaglia.
Sulla mappa del gioco base compaiono poi i Campi di Prova, dungeon più difficili e articolati ma con ricompense migliori, alcuni dei quali impongono restrizioni specifiche. Il livello di sfida della regione di Norgan è alto: consigliata infatti dal livello 40 in poi, e anche con un personaggio ben livellato in New Game+ i primi scontri risultano impegnativi. La nota stonata è che per accedere ai nuovi contenuti chi ha già raggiunto l’endgame deve ricominciare l’avventura.
Dark Arisen ha una durata di circa 15-20 ore e può superare le 30 con quest secondarie ed esplorazione completa. Come nel gioco base, la trama è un pretesto per mettersi sulle tracce di nuove creature: si indaga sull’esistenza di un altro Arisen e su un drago non morto, ma il racconto resta secondario rispetto alle missioni e sfide che ci porteranno ai titoli di coda.

Equipaggiamento e progressione
Il sistema più rilevante è quello dei Bottini di Guerra, ripreso dal primo Dark Arisen. Armi e armature hanno livelli da 1 a 5 e possono avere fino a cinque abilità casuali, quindi due oggetti identici possono differire molto. Gli obelischi permettono di spendere Punti Classe per nuove abilità, statistiche e una maggiore probabilità di trovare equipaggiamento adatto a una vocazione.
La progressione dipende quindi soprattutto dall’equipaggiamento, e l’espansione risolve in parte il calo di difficoltà del gioco base, tenendo alta la sfida fino all’ottenimento di oggetti più potenti. Parlando del sistema di combattimento, invece, ci troviamo davanti a uno degli esponenti migliori del genere. L’espansione aggiunge due abilità extra per classe, attivabili con combinazioni di tasti, che ampliano le possibilità di buildare con maggiore fantasia il proprio avatar e il party. Non sono però presenti nuove vocazioni né sistemi inediti.
Il vero punto debole del pacchetto è la varietà dei nemici. Quasi tutte le creature di Norgan sono varianti glaciali di nemici già noti: goblin, hobgoblin, sauri, draghi e via discorrendo, con i barbari Beorcan come unica novità tra gli umani. Anche i boss più grandi sono in gran parte riciclati. I mostri davvero inediti sono insomma pochissimi e per lo più provengono dal primo Dragon’s Dogma. Per chi ha già macinato tante ore con il titolo base, la varietà risulterà sicuramente limitata.

Prestazioni su Switch 2
Su Switch 2 il comparto tecnico, vista la scala del mondo di gioco, risulta più che godibile. La risoluzione in dock è 720p con upscaling, mentre in portatile l’immagine risulta più “smussata”. Si può scegliere tra 30 fps bloccati e frame rate variabile, con la Frame Generation FSR 3 opzionale e che dà risultati migliori in dock. Rispetto alla concorrenza, i caricamenti sono più lunghi e il frame rate ha cali occasionali, ma ci teniamo a ribadire che nel complesso Dragon’s Dogma II si fa giocare senza problemi di sorta e che alcuni scorci e battaglie sanno regalare un colpo d’occhio per certi versi persino inaspettato.
Conclusione
Dark Arisen è un’espansione che amplia e migliora l’esperienza di Dragon’s Dogma II, con una regione ben realizzata, una sfida più equilibrata e molti miglioramenti utili. È un’aggiunta pensata per i combattenti alla ricerca dell’equipaggiamento ideale, ma che, come il gioco base, non offre spunti narrativi degni di nota né la varietà dei nemici che ci si auspicava. In ogni caso, i giocatori su Switch 2 si troveranno con estrema probabilità a vivere la loro prima avventura, che nella sua totalità risulta essere un’esperienza ruolistica di altissimo livello e dall’alto grado di complessità.