Willy Morgan and the Curse of Bone Town – Recensione piratesca

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La recensione di Willy Morgan and the Curse of Bone Town, sviluppato da un team tutto italiano, lo studio Imaginary Lab, anche per Nintendo Switch.

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Genere: Avventura grafica, punta e clicca
Multiplayer: No
Lingua/e: Testo italiano, doppiaggio inglese

Guarda dietro di te, una scimmia a tre teste!

Quando pensiamo a un’avventura grafica con ambientazioni piratesche non può non venire subito in mente Monkey Island, leggendaria avventura grafica di LucasArts, ai tempi LucasFilm Games, ed è stato questo che ci ha spinto a prendere in mano e provare Willy Morgan and the Curse of Bone Town, sviluppato da un team tutto italiano, lo studio Imaginary Lab, anche per Nintendo Switch.

Eppure tutto questo mi ricorda qualcosa…

Come suggerisce il titolo, il gioco narra la storia di Willy Morgan, un giovane ragazzo in cerca di risposte circa la misteriosa scomparsa del padre, il famoso archeologo Henry Morgan, avvenuta precisamente dieci anni prima. Dopo aver ricevuto una strana lettera, con delle istruzioni precise, Willy decide finalmente di mettersi in viaggio a Bone Town, città piratesca dove la famiglia Morgan piaceva recarsi almeno una volta all’anno. Una storia abbastanza semplice e magari già vista milioni di volte, ma che riesce spesso a catturare la curiosità del videogiocatore.

Si parte dall’abitazione del nostro giovane Willy, pronto all’avventura, ma non prima di aver risolto il primo enigma, quello di ritrovare tutti i pezzi della bicicletta che servirà come mezzo per raggiungere la nostra destinazione. Ci toccherà quindi rovistare tra stanze e le cianfrusaglie per ritrovare i pezzi mancanti, riutilizzati e quindi camuffati in modo originale: come ad esempio una delle ruote trasformata in un acchiappasogni, oppure come alcuni pezzi riutilizzati da ingranaggi per la sveglia della madre. L’impostazione di gioco è quello dei punta e clicca odierni, molto simile a quello già visto ad esempio in Sam & Max Save the World: con la levetta analogica spostiamo il cursore, con il tasto A clicchiamo sull’oggetto con cui vogliamo interagire, mentre con il tasto B vengono evidenziati in modo chiaro tutti i punti con cui è possibile interagire o esaminare. In modalità portatile invece è ancora più semplice, basterà toccare col dito sul touch-screen il punto con cui interagire. Non ci siamo mai trovati davanti a rompicapi troppo difficili o frustranti, anzi, per chi è abituato col genere potrebbe avere la strada fin troppo semplice fino al completamento della storia.

Così come nelle classiche avventure grafiche, non possono mancare le lunghe conversazioni spesso ironiche e fuori le righe con gli NPC, i personaggi presenti nel nostro borgo piratesco “fantasma”, sono più o meno quindici, con una serie di risposte multiple da poter scegliere a nostro piacimento.

Chi non ha mai avuto pezzi di biciletta sparsi per casa?

Il punto forte di Willy Morgan and the Curse of Bone Town, o quello che abbiamo più apprezzato, è sicuramente il lato citazionistico, infatti, come c’era da aspettarselo, non mancano riferimenti ai leggendari punta e clicca che hanno dato vita a questo genere, come ad esempio il poster della rock band dei tentacoli di Maniac Mansion, la scatola di Monkey Island nella stanza del nostro giovane investigatore e i libri di Indiana Jones nella libreria di casa. Come non notare le citazioni ai gufi di Twin Peaks, “i gufi non sono quello che sembrano”, o l’iconico motivo del pavimento a zig zag insieme a elementi rossi in una della stanze della locanda dove alloggeremo.

Graficamente è veramente una delizia per gli occhi, con ambientazioni in 3D pre-renderizzati pieni di dettagli e con uno stile, anche in questo caso, che prende spunto a piene mani dalle opere di LucasArts, con quelle prospettive fuori di testa degli edifici alla Day of the Tentacle o Sam & Max, e il risultato è davvero sbalorditivo, dando al videogiocatore nostalgico lo stesso feeling dei titoli vecchia scuola. Per non parlare dei filmati, realizzati magistralmente, e con animazioni di alto livello. Anche se il doppiaggio non brilla sicuramente, non possiamo dire altrettanto della colonna sonora, davvero ispirata e che varia da un genere all’altro durante l’avventura.

Willy Morgan and the Curse of Bone Town è un mix tra il vecchio e il nuovo, che può mettere d’accordo qualsiasi giocatore, anche il meno navigato nel genere. Una breve esperienza, consigliata soprattutto a chi ama ritrovarsi di fronte a chicche e citazioni dell’epoca d’oro dei delle avventure grafiche, e non solo… Non dimentichiamo i gufi.

Non possiamo che essere orgogliosi di questa opera tutta italiana, con l’augurio che il talentuoso studio di Imaginary Lab ci regali in futuro altre fantastiche avventure!

Giocato per diverse ore, grazie ad un codice promozionale concesso dagli sviluppatori.
Pro: Ambientazioni curate e ben realizzate, così come la colonna sonora.
Contro: Qualche crash dopo aver salvato la partita, storia un po’ breve.
7.5

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