Turnip Boy Commits Tax Evasion – Recensione viva e vegeta(le)

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Un bizzarro e ironico epigono di Zelda si fa largo nel mare magnum dei giochi indie.

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Genere: Avventura, RPG, Azione, Rompicapo
Multiplayer: No
Lingua/e: Tedesco, Inglese, Spagnolo, Francese, Italiano, Portoghese, Russo, Cinese

Essere delle adorabili teste di rapa

Come farsi notare nel mare magnum dei giochi indie presenti sugli Store online? Una cover accattivante è di sicuro molto utile: investire in grafica e character design è un’ottima idea, ma grazie a Turnip Boy Commits Tax Evasion abbiamo avuto la conferma che un titolo d’impatto è un’arma potentissima. Diciamocelo: un gioco che si intitola “Il ragazzo rapa commette evasione fiscale”, magari abbinato a un artwork pucciosissimo, non può che attirare l’attenzione.

Mi sono avvicinato al titolo preso dalla curiosità, senza dubbio, scoprendo poi dal trailer che si trattava di un epigono di The Legend of Zelda: A Link to the Past che faceva dei contrasti la sua cifra stilistica. Contrasti, sì, perché in questo mondo abitato da adorabili verdurine antropomorfe non mancano le angherie, la morte e un certo perfido gusto per la tragedia e il proprio tornaconto personale.

Nessun elemento splatter o gore in stile Happy Tree Friends, sebbene il concetto di fondo sia molto simile, concetto condito con tanta assurdità fortemente voluta e insistita, dialoghi surreali in stile Monty Python e una discreta dose di citazionismo. Oltre a una oscurità di fondo che si avverte tra le righe e porta con sé un inquietante monito, decisamente più forte e ampio del gioco che lo ospita.

Senza fare spoiler, diremo solamente che il Rapetto del titolo è, come si suol dire, una vera “testa di rapa” che si ritrova a ereditare una proprietà dal padre, recentemente scomparso, senza avere idea di doverci pagare le tasse sopra. Finché non avrà provveduto a pagare l’esorbitante somma (con tanto interessi) il nostro poco sveglio protagonista subirà non solo l’esproprio dell’immobile ma anche le angherie dello spietato sindaco Cipolla, che gli chiederà una serie di favori in cambio della promessa di clemenza fiscale.

Nel corso del suo periglioso viaggio, Rapetto incontrerà molti altri personaggi disposti ad aiutarlo, in cambio di favori più o meno folli, che sostanzialmente consistono nel recuperare un oggetto o salvare qualcuno, oltre a dover affrontare aberrazioni animali e puzzle ambientali. Fortunatamente, la nostra tenera (quanto sciocca) amica rapa è in grado di utilizzare alcuni strumenti reperiti lungo il percorso, che potrà utilizzare come arma o come ausilio per proseguire nella sua avventura: sta al giocatore scoprire i metodi migliori per sfruttare annaffiatoi, portali dimensionali, scarponi e così via.

Alcuni oggetti forniranno abilità passive, mentre altri (fondamentalmente tre) andranno azionati al momento opportuno, intercambiandoli tramite i tasti dorsali o mettendo in pausa il gioco e scegliendo di volta in volta da un menù. Operazione teoricamente semplice, ma in realtà ben poco pratica nelle situazioni concitate in cui bisogna utilizzare in sequenza più oggetti per sbloccare una porta o attuare una combo contro un boss. Sarebbe stato meglio, probabilmente, poter assegnare ogni strumento a un tasto diverso o permettere combinazioni liberamente mappabili.

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L’esplorazione avviene in scioltezza, com’è giusto che sia, e come gran parte del gameplay, è presa di peso dagli Zelda più classici degli anni ’90: gli enigmi son abbastanza ben pensati, ma piuttosto semplici da risolvere.

Il combattimento, purtroppo, dà ben poche soddisfazioni ed è il comparto che più di tutti mostra il fianco al suo essere un prodotto dalle origini umili: molto basilare e, purtroppo, non sfrutta le sue potenzialità, incastrandosi in alcune incertezze nelle collisioni e una generale pochezza di sfida.

I nemici comuni si fa decisamente prima a schivarli che ad attaccarli, mentre i boss soffrono di incertezze nei pattern che minano la giocabilità, calcolando anche il fatto che le combo in teoria proposte per batterli utilizzando gli strumenti risultano essere molto più laboriose che prenderli semplicemente a spadate.

Terza (e ultima) pecca di Turnip Boy Commits Tax Evasion è il suo essere estremamente facile e breve: finirete il gioco in un paio d’ore (forse un po’ di più se tornerete nell’after game per recuperare i tesori mancati) e il tutto nonostante il non troppo discreto backtracking a cui siete costantemente soggetti. Se morirete in corso d’opera sarà unicamente per capire il pattern migliore contro un boss (una, massimo due volte) o per colpa di collisioni un po’ azzardate.


Resta il fatto che potreste praticamente finirlo in una sola sessione. Odio dover calcolare il valore di un videogioco “un tanto al chilo”, soprattutto quando comunque si tratta di un prodotto con più pregi che difetti e che assolve al suo compito, ma considerate il fattore longevità, nel momento in cui decidete di prenderlo a prezzo pieno dal Nintendo eShop (14,99 €).

Al netto dei suoi, eminenti, difetti, Turnip Boy Commits Tax Evasion è comunque un gioco che intrattiene per tutta la sua (breve) durata, irresistibile quando sfodera il meglio del suo repertorio di assurdità e i suoi retroscena agrodolci. Se siete appassionati del genere e l’umorismo apparentemente nonsense è il vostro pane, vale la pena dargli fiducia.

Giocato su Nintendo Switch docked e in modalità portatile e completato in poco più di due ore, grazie al codice fornito dal publisher per effettuare la prova.
Pro: Il contesto e la lore sono molto ben studiati e divertenti, e il comparto grafico / sonoro è molto ben eseguito. Curato anche l’adattamento italiano, che rende alla perfezione lo slang e le assurdità originali.
Contro: Incerto nei combattimenti, molto facile e breve.
7

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