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Mega Man X Legacy Collection 1 & 2 – Recensione

Game

Prendi un uomo e mettici una (mega) x sopra Con Megaman 11 dietro l’angolo, Capcom si è data un gran da fare per una celebrazione con tutti i crismi, e dopo aver sudato e sbraitato […]

Prendi un uomo e mettici una (mega) x sopra Con Megaman 11 dietro l’angolo, Capcom si è data un gran da fare per una celebrazione con tutti i crismi, e dopo aver sudato e sbraitato […]

Nintendo Switch
Agosto 14, 2018
Genere
Action Platform
Lingua
Italiano, nei menù, diverse in game
Multiplayer
no

Prendi un uomo e mettici una (mega) x sopra

Con Megaman 11 dietro l’angolo, Capcom si è data un gran da fare per una celebrazione con tutti i crismi, e dopo aver sudato e sbraitato con la serie classica grazie a Megaman Legacy 1 & 2, è l’ora di sbraitare e sudare con la serie X, nata su Super Nintendo in era 16 bit e “per così dire” conclusasi (per ora?) con l’ottavo capitolo in era GameCube/PS2/Xbox. L’operazione è simile a quella messa in atto con la serie classica, con qualche dovuta differenza.

Ovviamente la più palese riguarda proprio i titoli coinvolti: la serie X ha delle trame molto più articolate e un’estetica che strizza l’occhiolino all’animazione, ma se la divisione in due collezioni diverse poteva essere apprezzabile da qualcuno per la serie classica – soprattutto da chi magari era interessato solo a rigiocare i primi tre titoli che suscitano maggiormente l’interesse dei nostalgici – qui genera qualche perplessità in più, soprattutto perché gli ultimi due titoli sono meno ispirati e divertenti, rendendo di fatto la seconda collection meno appetibile della prima.

Sì, un giorno andrò in pensione, sono trent’anni che lo dico

Infatti la prima collection contiene titoli dal gameplay identico, a partire dal primo Mega Man X, una vera e propria lezione di game design, per finire con Mega Man X4, il primo titolo 32-bit, per così dire, dato che siamo davanti al “solito” Mega Man pompato di steroidi grazie all’hardware più potente, cosa che era valsa parecchie critiche dalla stampa dell’epoca e la totale indifferenza dal pubblico occidentale. Una vera e propria ingiustizia a cui potete rimediare oggi.

La seconda collection contiene invece dalla quinta all’ottava iterazione della serie, i primi due – cioé Mega Man X5 e X6 – vengono considerati generalmente i capitoli più stanchi, giudizio annebbiato dalla voglia di chiudere in un cassetto tutto ciò che è stato glorioso in era 2D per lasciar spazio a nuovi generi e meccaniche che lentamente e a fatica avrebbero dato il “la” al gaming moderno.

Come fare un tutorial: costringere il giocatore a usare la nuova meccanica del wall jump

Mega Man X7 è il capitolo nefasto che ha quasi posato una pietra tombale sulla serie, un gioco in cui la voglia di sperimentare col 3D è genuina ma la cui lentezza in azione ha praticamente annullato il potenziale arcade della serie. Con Mega Man X8 Capcom è tornata sul binario giusto, ma è ancora troppo poco per risultare un prodotto fresco e soprattutto per impressionare i fan della serie, abituato a una qualità molto più alta. Questi ultimi due titoli, insomma, non sono disastrosi o ingiocabili, a dirla tutta, ma sicuramente deludenti nell’ambito di una serie i cui giochi hanno influenzato intere generazioni di game designer.

Con questa differenza di omogeneità tra una collection e l’altra mi chiedo perché non abbiano reso più appetibile l’offerta includendo anche Mega Man X: Command Mission, considerato uno spin-off più per il gameplay (si tratta di un gdr a turni) che per quel che riguarda la trama, dando una coerenza filologica anche da questo punto di vista. Anche così, comunque, le due collection si rivelano perfette per Nintendo Switch, e la sua portatilità, una caratteristica dannatamente intrigante per una collezione che presenta così tanti giochi, ardui ma accattivanti.

Poco male, tirerò fuori il cubetto

Il gameplay di Mega Man mette alla prova costantemente il giocatore, testando i suoi riflessi e la sua memoria, punendolo ma allo stesso tempo fomentandolo a migliorarsi in reattività e tempistica, quasi fosse un gioco musicale, e la soddisfazione quando si batte quel maledettissimo boss, è inquantificabile. In più la classica struttura che permette al giocatore di decidere quale livello affrontare prima e quindi anche con quale boss confrontarsi e quale arma “ereditare” prima, offre quel minimo di tattica che non è indispensabile in un gioco dall’impostazione arcade ma che dà quel tocco di profondità in più, sapendo di dover fare a testate con un level design superbo subito dopo questa piccola scelta. Questa struttura oggi se possibile sembra più fresca di allora, proprio perché ci sono meno giochi in circolazione con un gameplay così efficace e ammaliante, anche se ci sono alcuni indie degni di nota a provarci.

Coloro che tentano l’impresa, si confrontano con un mostro sacro, che non ha perso nulla in grandezza nel tempo, nemmeno (fatta eccezione per gli ultimi due capitoli: grazie, 3D, grazie!) per quel che riguarda la grafica, con animazioni superbe, sprite e sfondi coloratissimi e ben definiti, con tantissimi dettagli ovunque. Questi sono giochi che sono più artigianato di Poltrone e Sofà, e li potete giocare, tutti assieme. In più, quando avrete finito tutti i giochi e sarete diventati dei maniaci insaziabili, potrete mettere alla prova la vostra bravura con una nuova modalità chiamata X Challange.

Ovviamente quando dico che non hanno perso nulla col tempo escludo i capitoli 3D…

Questa vi sembrerà una banale boss battle, ma quando di mezzo c’è il blue bomber nulla va preso sottogamba. Infatti non affronterete semplicemente boss in sequenza e bona lì: la sfida consiste nell’affrontare due boss allo stesso tempo, all’interno di arene, e potendo contare, oltre che sull’arma base, di soli tre armi dei boss scelte prima dello scontro. Normalmente queste modalità si rivelano dei contentini pigri, qui invece gli sviluppatori si sono impegnati prima nella scelta della coppia, cercando di abbinarli secondo pattern di movimento e attacco ben coesi, poi mettendoli in arene che ne aumentino il potenziale offensivo.

Per un fan della saga questa modalità da sola potrebbe spingere all’acquisto, ben lieti di mettersi alla prova anche con un sistema di achievement – chiamate Medaglie – che spingono a giocare in maniera diversa dalle proprie abitudini, magari chiedendo di usare una determinata arma contro un boss specifico, o di farlo fuori usando solo l’attacco base.

Se come me skippate didascalie convulsamente, questi extra sono perfetti

Poi c’è la possibilità di usare un filtro che simula le scan lines per un effetto simil-CRT, il museo, pieno di artwork, foto di merchandise e tanti dettagli su storia e personaggi, c’è una galleria musicale (e le colonne sonore dei giochi di Mega Man strabordano di motivetti indimenticabili), un corto animato, precedentemente incluso nel gioco Maverick Hunter X, remake del primo Mega Man X in esclusiva PSP, OAV purtroppo non localizzato, nemmeno con dei sottotitoli. In questa mancanza di cure, si nota che si poteva fare un po’ di più. La collection dedicata alla serie classica aveva un sistema di salvataggio utilizzabile in qualsiasi momento, e addirittura un’opzione per riavvolgere fasi di gioco e ritentare.

Qui invece la maggior parte dei titoli aveva già un proprio sistema di salvataggio e per quei titoli che avevano solo il sistema di password i salvataggi sono stati sistemati proprio durante quelle schermate, sollevandovi unicamente dal prendere appunti. L’emulazione dei titoli è ottima, e restituisce anche i momenti di difficoltà degli hardware su cui giravano – special modo in quelli per Super Nintendo – e da un lato si apprezza la voglia di mantenere tutto intatto, dall’altro penso che rallentamenti e altre imperfezioni tecniche non siano propriamente l’esperienza retrogaming da rimpiangere a tutti i costi.

Un po’ poco come sistema di salvataggio, ma pazienza

Per rendere più godibile l’esperienza a soggetti inesperti, è stata aggiunta una modalità facile, nella quale i danni sono dimezzati, ma l’esperienza rimane comunque più tosta della media dei giochi attuali. Invito comunque i neofiti a non lasciarsi scoraggiare dalla difficoltà dei titoli, perché al netto di tutto quel che ho elencato qui sopra, queste due collection garantiscono tantissime ore di divertimento con dei capolavori (e un paio di non capolavori) irrinunciabili per l’autostima gamer in ognuno di noi.

0
10
8.0
Le due collection sono un'occasione irrinunciabile per giocare ai MegaMan X, ovvero una delle migliori serie in assoluto. La difficoltà è alta ma gratificante e c'è così tanto da giocare e di cui godere che il prezzo vale la candela. E in più tanti extra che offrono tanti dettagli e rendono davvero preziose queste uscite
Sembra che l'impegno di Capcom per le collection della serie classica sia stato maggiore, forse proprio perché i titoli della serie X sono più moderni. Ma in fondo l'importante sono i giochi e qui non ci si può proprio lamentare

MODUS OPERANDI

Giocato diversi livelli in tutti i giochi per testare la qualità dell'emulazione e provato la modalità X Challenge constatando la mia età. MegaMan avrà anche trent'anni, ma può farvi blu, come lui. Grazie a Nintendo per i codici review!

8 thoughts on “Mega Man X Legacy Collection 1 & 2 – Recensione

  1. Contento che avete recensito questa collection! Mega man è la serie videoludica che amo di più e grazie a questa collection sono riuscito a giocare ai capitoli che mi mancavano (dal X5 in poi), da parte mia posso dire che solo il primo Mega man X brilla di luce propria, gli altri capitoli alcuni più belli e alcuni più brutti hanno delle gimmick irritabili o messe a cavolo solo per dare un po’ di diversità. Tipo i X Hunter del 2 che compaiono a caso e c’è il rischio che non li trovi facendo il finale cattivo, X6 che ha un level design da denuncia penale che costringe il giocatore a trovare tutti gli oggetti per finire il gioco, dove di solito avere le armature erano un ricompensa per il giocatore più bravo, ma non forzava a trovarle per finire il gioco.
    X7 per quanto brutto all’epoca, si vedeva che Capcom voleva provarci a cambiare Mega man, alcune cose lo apprezzate, un po’ meno come X che è diventato un pirla e che è una cavolata che tocca sbloccarlo essendo lui il protagonista, o l’abilità di trasformazione di Axl che se si ha fortuna la si userà una volta e basta (dove invece in Mega man ZX quest’abilità era una cosa assurda visto che si poteva prendere pure la forma dei boss).
    La serie classica rimanendo se stessa ha avuto dei standard sempre buoni e alti, magari poteva stancare a qualcuno, ma almeno erano buoni.
    Invece la serie X è stato un continuo sali e scendi, dove un Inafune megalomane cercava di dare più luce al suo OC Zero invece che curare il gioco.
    Del resto spero che la collection di X abbia successo e magari dopo 11 vedremo X9 e finalmente potremo vedere qualche collegamento che accomuna le due serie (per chi non lo sapesse, la serie X è ambientata molti anni dopo della serie classica, con X che è un nuovo Mega man e ultima creazione del dottor Light).

    1. Devo dire che io non sono mai stato un grosso fan della trama in Mega Man, guardo più ad altro. Ma c’è ed è un bene, è bella corposa, anzi forse fin troppo per un “semplice” arcade, in quest’ottica la deriva rpg del command missions e i due legend hanno senso.

      Ad ogni modo spero anch’io abbia successo, perché la saga merita di continuare, e tutto sommato perché sono collection molto corpose quindi anche meritevoli in qualità e quantità.

  2. adoro e ne sono felicissimo, peccato per il solito trattamento di Crapcom… in Jap due collection fisiche separate e una versione con entrambe, negli Usa versione fisica con entrambe, Collection 1 su cartuccia e 2 download.. noi un [censura] come sempre, solo digitale. Fortuna che si trova import…

    1. Capcom del cavolo che mi ha costretto a prendere Mega man 11 dall’America e l’amiibo dal Giappone (in America è esclusa Gamestop e non fanno consegne oltreoceano) bastardi, essere fan europei di Mega man è difficile.

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