Lo sviluppo indipendente può, nelle sue migliori o almeno più sincere espressioni, rappresentare un meraviglioso baluardo di resistenza.
È ormai palesemente evidente come la bandiera del mercato videoludico sia l’intramontabile adagio squadra che vince non si cambia, con buona pace dei videogiocatori, almeno stando ai dati di vendite, che rispecchiano, senza che sia necessario entrare nei dettagli e fare nomi, la fascia sicuramente più commerciale del settore e forse anche quella più distratta dei videogiocatori. Ci siamo ritrovati così, incosciamente o meno, nell’era dei titoli a cadenza annuale sempre uguali, dei super brand multipiattaforma sempre primi in classifica e delle remaster. Cos’è che manca, in tutto questo, nella produzione delle software house più blasonate? L’azzardo, senza dubbio. O forse, cosa ben peggiore, le idee?
Dall’altra parte della barricata ci sono gli indie game, che fanno di necessità virtù e che non avendo né le proiezioni economiche, né i rischi dei titoli tripla A, fanno leva su tutto ciò che possono avere da mostrare al mondo: ossia, meravigliosamente, un’idea. Che il videogiocatore spera con tutte le sue forze sia innanzitutto accattivante, poi anche ben sviluppata. Dopo questa premessa arriviamo a Lovely Planet approdato infine, con l’ormai canonico ritardo, anche su Nintendo Wii U, opera di QUICKTEQUILA e tinyBuild Games che senza giri di parole mostrano immediatamente al giocatore il loro lavoro per quel che è: un prodotto assolutamente fuori di testa.

Matto il contenuto, matta la forma.
Lovely Planet possiede uno stile adorabile: colori vivaci impressi su un ambiente e dei personaggi minimali, tutto squadrato ma al tempo stesso morbidissimo per intenti. Un toccasana per gli occhi e l’umore del giocatore. Le animazioni, semplici ed essenziali, rispondono alle necessità del gameplay. Il gamer si trova, all’improvviso, in un mondo fluttuante che emana felicità, caratteri giapponesi e qualche enigmatica scritta. L’audio segue la stessa linea riservata al comparto video: le musiche sono rappresentate da motivetti allegri e solari, in loop continuo, mentre gli effetti sono anch’essi, come le animazioni, limitati all’essenziale.
Ma attenzione: è tutta una trappola. Un cavallo di Troia. Questo contesto che spruzza bontà da tutti i pori contrasta fortemente con ciò che viene richiesto al giocatore dotato di GamePad, e il senso di pace e simpatia provato all’impatto iniziale, sparisce dopo le prime morti a ripetizione. Lovely Planet è un inferno di sfide camuffato da amena distesa di verde.

Lovely Planet è un first person shooter, o almeno così appare. Nei panni di un personaggio assolutamente anonimo (nel senso di sconosciuto), dovremo dirigerci da un punto A a un punto B, sparando dei pixel a quanto pare letali verso i nemici che incontreremo nel cammino. Fin qui niente di molto diverso nei fini da un Wolfenstein o un Halo, potremmo pensare. Ma Lovely Planet non è un first person shooter. O almeno non lo è fino in fondo! La natura più sincera del titolo è quella di un trial and error senza scrupoli, composto da livelli che per essere superati richiedono un preciso schema d’azione, nonché una precisa esecuzione sul joypad, ne consegue che bisogna esser pronti a farsi i calli.
Tratto caratterizzante dell’esperienza di gioco è la facilità di sconfitta. Moriremo per ogni colpo ricevuto, per ogni caduta, per ogni spuntone toccato e così via, ma non solo: procedendo nell’avventura si aggiungeranno altri fattori che causeranno la nostra inevitabile dipartita, che ogni volta ci porterà a ripetere lo stage dall’inizio. La certezza di dover riprovare più volte è talmente data per scontata che il tasto X del GamePad è adibito al riavvio del livello. Severo ma giusto.

Preso atto di ciò, passiamo al modus operandi necessario a superare la sfida di gioco. Al giocatore sarà subito cristallino come la visuale in prima persona sia una mera scelta stilistica. Lovely Planet non ha niente a che vedere con lo sparare o l’esplorare, e la trama è del tutto assente. Piuttosto il titolo di QUICKTEQUILA richiede di premere i pulsanti del GamePad in un certo ordine, secondo specifici movimenti e secondo determinate tempistiche. Il risultato è un puzzle vivente la cui soluzione risiede nella prontezza dei riflessi e nella velocità di esecuzione: ciò appare assolutamente accattivante in un’ottica videoludica hardcore, ma un meccanismo così preciso necessita di ingranaggi impeccabili, e non tutto risulta liscio.
Uno dei nei della produzione risiede nei controlli. Alcuni comandi non sono comodissimi, vista anche la perizia richiesta alle dita del gamer, e l’ impossibilità di modificare la disposizione dei tasti non è un semplice difetto ma un antipatico deficit. In generale il controllo fornito non risulta impeccabile, e il GamePad inoltre non pare la periferica migliore per l’interazione, che idealmente sarebbe la classica coppia mouse+tastiera. Gli stage sono numerosi e brevi, eppure il desiderio di abbandonare la sessione di gioco potrebbe balenare alla mente del videogiocatore, in particolare per la cattiva progressione della difficoltà: si passa dal tutorial alle sfide più ostiche in un tempo forse troppo stretto. I livelli possono anche essere rigiocati dai completisti per esaudire i tre parametri richiesti per conseguire il 100%, ma probabilmente una tale sfida è appannaggio di pochi.

Lovely Planet è un’idea follemente deliziosa che poteva essere realizzata molto meglio: lo stile grafico è adorabile e le meccaniche possono accattivare sinceramente diverse tipologie di giocatore; tuttavia comandi e controlli non oliati come sarebbe stato opportuno e una curva di difficoltà gestita male fanno maldigerire il prezzo di 9,99€, forse un po’ eccessivo.
In ogni caso, il coraggio di Lovely Planet merita una chance, magari a prezzo abbassato. Le idee, l’azzardo mancanti oggigiorno nominati in premessa, qui anzi abbondano. Un prodotto per pochi, ma per chi riuscirà ad apprezzarlo, davvero una bella chicca. Sbagliando s’impara: QUICKTEQUILA ha saputo stupirci, seppur con molte riserve, segno che la fiducia nell’underground può ripagare, specialmente con pazienza verso il lavoro e il futuro.