Journey of the Broken Circle – Una recensione imperfetta

Un cerchio a cui manca un pezzo tormentato da domande esistenziali. Ci sono tutte le premesse per un'esperienza davvero significativa.

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Genere: Platform, avventura, educativo
Multiplayer: No
Lingua/e: Inglese

Un viaggio in cerca di quel qualcosa

Perché ci sentiamo incompleti? Che cos’è veramente l’Amore? Sicuramente molti di noi si sono posti domande simili nel corso della loro vita senza, spesso, giungere a una risposta. Lo stesso dilemma attanaglia il cerchio “imperfetto” protagonista di Journey of the Broken Circle nel suo viaggio alla ricerca di se.

Buona ricerca, amico mio.

Journey of the Broken Circle è un platform bidimensionale con protagonista un cerchio simil-pacman sviluppato da Lovable Hat Cult, una piccola start-up norvegese. Il gioco, di per se, non è nulla di complesso: composto da 16 livelli (più 2 extra abbastanza trascurabili) dovremo semplicemente guidare Circle (NDR: non essendoci localizzazione preferisco mantenere i nomi in inglese come appaiono nel gioco) attraverso ambientazioni lineari, con il solo tasto A per saltare come azione per la maggior parte dell’avventura.

La grafica e il sonoro minimal del gioco è, infatti, uno specchio del gameplay. Nonostante i primi due risultino eleganti e parecchio adatti alla tipologia di gioco, il gameplay è, sebbene con delle brevi parentesi di cui parleremo di seguito, essenzialmente piatto, privo di qualsivoglia tipo di sfida e, per questo, potrebbe annoiare chi non ha interesse nel seguire e nel cogliere tutte le sfumature che la trama di Journey of the Broken Circle ci vuole proporre.

Journey of the Broken Circle è, infatti, più un viaggio interiore da intraprendere con Circle che un’esperienza videoludica. Dalle cime delle montagne alle profondità della terra, la domanda che attanaglia il protagonista è una ed una sola: perché mi sento male? O, meglio, cosa mi manca per sentirmi bene? Per tutto il gioco Circle cerca di rispondere a questo quesito esistenziale ricercando l’amore e dialogando con altri personaggi.

Oltre ai suoi “partner”, sono diversi anche i personaggi secondari che incontreremo lungo il cammino e con cui potremo filosofare, ed è straordinario come gli screenwriter siano riusciti a caratterizzarli più che bene con sole poche righe di dialogo. Ma attenzione maggiore è riposta, ovviamente, nei compagni di cui Circle si innamorerà e con cui cercherà di colmare il suo pezzo mancante.

Uno dei personaggi più strani dell’avventura.

A un primo livello di interpretazione Journey of the Broken Circle è, senza dubbio, un gioco sulla ricerca dell’amore. E non stupisce quindi che, nelle 5 ore necessarie per completarlo, Circle ne sperimenti ogni forma. Si va dall’amore possessivo, vissuto sia attivamente con Sticky che passivamente con Balloon, a quello tossico-morboso con Perfect, passando per l’amore fine a se stesso di Miss Moss. Ognuno di questi “innamoramenti” porterà Circle ad acquisire, fondendosi col partner, determinate capacità che andranno inevitabilmente a modificare il gameblay.

Per esempio, grazie a Sticky potremo scalare pareti appiccicandoci a loro e con l’aiuto di Baloon spiccare il volo fino a raggiungere la stratosfera. Ogni compagno comporta delle caratteristiche inedite ai livelli percorsi insieme a lui anche se, purtroppo, queste piccole feature non vanno a rendere meno piatta l’avventura e sono, anch’esse, degli espedienti metaforici. Questi piccoli archi narrativi hanno, infatti, una cosa in comune: in tutti Circle inizia con l’illudersi di aver trovato la felicità e finisce col cadere in depressione dopo la fine di ogni relazione.

AH OK GRAZIE.

Ogni volta, Circle ripone l’oggetto della sua felicità fuori di se e, quindi, dal suo controllo, scordandosi di ricercare un suo equilibrio interiore. Per questo, non è in grado di vivere con serenità le sue storie sentimentali. A schermo, ciò viene reso con lo scontro quasi manicheo tra Circle (non a caso bianco) e un terribile mostro-ombra, di cui solamente nel finale riusciremo a liberarci.

Senza fare troppi spoiler, è proprio negli ultimi minuti di gioco che Journey of the Broken Circle acquisisce una funzione educativa fondamentale. Come diceva l’immenso Tiziano Terzani, “l’unica rivoluzione possibile è quella dentro di se”: non ha senso cercare di completarsi provando a cambiare chi vogliamo ci completi. L’imperfetto Circle può trovare serenità solamente accettando le sue imperfezioni e riprendendo a camminare, magari a fianco di chi meno si sarebbe aspettato.

Riuscirà Circle a liberarsi dei suoi demoni?

Journey of the Broken Circle è quindi un prodotto che ha ben poco da offrire dal punto di vista videoludico ma che, ciò nonostante, potrebbe essere uno degli acquisti più consigliabili per chi si trova in momento di smarrimento o per chi, semplicemente, ama interrogarsi sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto.

Ci tengo, infine, a precisare che quella fornita in questa recensione è la mia personale interpretazione. Il “gioco” spinge, infatti, a interrogarsi e a cercare di interpretare da se i “consigli” che il viaggio di Circle ci suggerisce. Un’esperienza senza dubbio educativa ed una tra le storie più significative che, per ora, ho potuto godere su Nintendo Switch. Ciò, nonostante la pochezza del gameplay, credo possa ampiamente giustificare l’alta valutazione.

completato in circa 5 ore grazie al codice offertoci dal publisher.
Pro: Un’esperienza educativa, un viaggio che ci interroga su problemi esistenziali e prova ad offrirci possibili soluzioni. Comparto grafico e sonoro ispirato ed adatto.
Contro: Ben poco da giocare, livelli fin troppo lineari e difficoltà minima.
7.5

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