Recensioni

Amnesia: Collection – Recensione di un viaggio nell’orrore, portatile

Scritto da

Pubblicato il
25 Settembre 2019
Genere
Horror, avventura
Lingua
Testi in italiano
Multiplayer
No

Altro che jump-scare…

Cos’è l’orrore? Come viene trasportato nei videogiochi?
Ci sono innumerevoli definizioni del termine, spesso altamente soggettivo, con significati che variano in base alla cultura e alla sensibilità personale. In ambito videoludico abbiamo avuto sparatutto splatter e sanguinosi, invasioni di zombi da investire con automobili, il survival horror fiorito con Resident Evil e Silent Hill e consacrato con Dead Space.
E poi ci sono i giochi in cui l’orrore non puoi combatterlo, forse non riesci nemmeno a identificarlo. Titoli che fanno leva sulla solitudine, sulle nostre percezioni, che puntano a ingannare i nostri sensi e che se giocati con la giusta atmosfera e concentrazione, possono davvero far paura. Ecco, Amnesia è uno di questi, senza dubbio.

Sviluppato nel 2010 per pc, Amnesia: The Dark Descent è il capostipite della saga, che conta l’espansione The Dark Descent: Justine e il seguito, Amnesia: A Machine for Pigs, contenuti anche loro nella Collection.
The Dark Descent è senza ombra di dubbio il fiore all’occhiello della Collection.

Ci risvegliamo nei panni di Daniel, nell’agosto del 1939, senza avere alcun ricordo di cosa sia successo o di dove ci troviamo, all’interno di un castello fatiscente apparentemente disabitato. Nessun indizio, nessuna presenza attorno a noi, solo una scia luminosa di colore viola a terra da seguire, fino ad arrivare a una lettera. Una lettera scritta proprio da Daniel per Daniel, una missiva che lo avvisa che ha cancellato volontariamente la propria memoria e che deve scendere negli abissi del castello per uccidere Alexander, lord del maniero. E soprattutto, Daniel avvisa se stesso che deve stare attento, che un’ombra lo sta inseguendo e non deve fidarsi di quel che vede o sente, mai.

Quando l’ambiente comincia a oscillare potrebbe accadere qualsiasi cosa…

Mai restare al buio troppo a lungo.
La sanità mentale è la cosa più importante da tenere sott’occhio durante l’avventura. Restare troppo in una zona d’ombra compromette la fragile salute mentale di Daniel, aumentano le palpitazioni e l’ambiente attorno a noi comincia a girare, a diventare instabile. Incominciamo a scorgere una realtà differente, pericolosa e a chiederci se sia tutto reale.
Per riequilibrare la mente, occorre fermarsi sotto una finestra, una torcia o in qualsiasi punto filtri la luce. E attendere pazientemente che la visione del castello torni nitida.

A discapito di quanto sembra inizialmente, nel castello non siamo soli. Presto facciamo la conoscenza di strane creature, erranti orrori che hanno poco di umano che sembrano interessati a farci del male.
In Amnesia: The Dark Descent non possiamo difenderci, non ci sono armi per uccidere i nemici, siamo sostanzialmente indifesi: la scelta è scappare o nascondersi, aspettando che le creature si allontanino.
Armadi, ripostigli, zone di buio assoluto possono essere usate come nascondiglio, e una volta scelto come sfuggire al nemico, occorre fare silenzio e rimanere immobili, senza fare passi falsi.
Ogni cosa può ucciderci velocemente, dandoci a malapena il tempo di capire cosa sia successo.

Ciao, voglio fare amicizia

Per sopravvivere all’avventura bisogna apprendere sin da subito una serie di piccoli stratagemmi. Ad esempio, entrando in una stanza, la cosa migliore da fare è chiudere le porte dietro di noi, così come è bene lasciare aperta una sola anta dell’armadio per riuscire a chiuderlo più velocemente.
Tra i pochissimi oggetti a nostra disposizione ci sono gli acciarini, necessari per accendere le torce o accendere il fuoco, il loro numero è limitato e farne un uso oculato eviterà di ritrovarci nel buio e quindi, risentirne mentalmente. La luce però ci rende anche visibili ai nemici in lontananza.

Amnesia: The Dark Descent fa paura, è innegabile. Giocare il titolo con la giusta atmosfera è un’esperienza unica, ancora estremamente valida a un decennio dalla sua uscita. La natura portatile di Switch calza a pennello e giocare la Collection in un ambiente buio con delle cuffie è un’esperienza davvero indimenticabile.
Gli anni sulle spalle pesano dal punto di vista tecnico, le texture e gli ambienti non sono stati aggiornati del tutto, non è un vero e proprio remake ma l’atmosfera rimane inalterata e nei tre titoli della saga quest’ultima conta più di ogni altro aspetto.

Non muoversi. Fare silenzio. Trattenere il fiato. E forse, andrà tutto bene…

The Dark Descent: Justine propone un’avventura simile nel gameplay ma con una storia e una protagonista totalmente differente, la storia costringe il giocatore a compiere scelte che possono portare a differenti finali, in un ambiente pieno di puzzle mortali. Un’esperienza appagante, breve da completare e differente, che ricorda in parte i film della saga di Saw.

A Machine for Pigs è il più debole dei tre titoli. Sviluppato da The Chinese Room, nasce originariamente come una mod di The Dark Descent. Il tono dell’avventura cambia, l’ambiente circostante risulta meno minaccioso e nel complesso non ha la profondità di The Dark Descent, ne mantiene il giocatore in tensione costante.
La storia è ben scritta, il gioco riesce a far paura ma risulta sottotono rispetto agli altri due della Collection.

Forse bisogna capire cosa sta succedendo… o forse no

L’unico grande problema della Collection sono i controlli, macchinosi e poco immediati, necessitano di una buona pratica iniziale per essere memorizzati, purtroppo confondersi non è raro e può risultare fatale.
Davvero un peccato che i controlli di movimento dei Joy-Con non siano sfruttati, un vero e proprio must per i titoli in prima persona, ancora di più per le esperienze con numerosi puzzle da risolvere e che consentono la manipolazione e l’interazione con gli oggetti presenti su schermo.

Amnesia: Collection propone tre titoli, The Dark Descent, un gioiello indimenticabile; Justine e A Machine for Pigs, due esperienze interessanti.
I ragazzi di Frictional Games ci insegnano che la paura può essere legata ai nostri sensi, a quello che non vediamo, a quello che sentiamo, a quel che si nasconde tra la luce e l’ombra, in uno spazio ancora da esplorare.
Amnesia: Collection è un acquisto obbligato per gli amanti del genere horror, per chi ha nostalgia di Eternal Darkness o semplicemente, cerca un’avventura diversa, coinvolgente e terrificante, come poche altre.


7,5
Una Collection imperdibile, tre avventure horror da vivere in portatile, al buio, capitanate dal bellissimo The Dark Descent
Un peccato che i controlli di movimento e le capacità di Nintendo Switch non siano state sfruttate

MODUS OPERANDI

Ho passato notti a esplorare castelli o a decidere delle vite degli altri chiedendomi cosa fosse reale e cosa no grazie a un codice fornito gentilmente da Frictional Games

841 PHP files were required to generate this page.