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Detective Pikachu – Recensione

Scritto da

Pubblicato il
30 Marzo 2018
Genere
Investigativo
Lingua
Doppiato in inglese, sottotitolato in italiano
Multiplayer
no

Professor Pikachu e il gioco che non ti aspetti

In una remota regione chiamata Ryme City sta accadendo qualcosa di strano. È sempre stata una amena regione in cui Pokémon e umani convivono felicemente, ma da qualche tempo a questa parte le cose stanno cambiando: i Pokémon, fino a un istante prima tranquilli, iniziano a dare segni di squilibrio, attaccando all’improvviso. È ora che l’agenzia Baker entri in azione con il suo miglior (e a quanto pare anche unico) dipendente, Harry Goodman, coadiuvato dal suo fidato mastino giallo di Baskerville, più intelligente e furbo di qualsiasi altro Pikachu. Ma qualcosa va storto e il nostro Harry Goodman scompare senza lasciare tracce!

Nelle avventure di Detective Pikachu, che hanno luogo due mesi dopo la sparizione di Harry, vestiremo i panni di suo figlio Tim, che arrivato a Ryme City si imbatte subito nel nostro Sherlock dal giallo manto e, cosa strana, è l’unico che riesce a capire cosa dice.

Ben presto ci troveremo coinvolti nella risoluzione di un caso di furto (una preziosissima collana di plastica!), una sorta di tutorial per imparare subito a muoversi nell’ambiente circostante, ambiente molto straniante soprattutto per chi è abituato ai classici giochi della serie. Non vi ritroverete immersi nei soliti luoghi solari e colorati infatti, ma in una città molto realistica con persone che stavolta non sembrano essersi vestiti al buio e non hanno capigliature che sfidano le leggi della fisica, dove non ci sono allenatori e i Pokémon sono amici che camminano a fianco dei loro proprietari, anziché dentro una sfera dal minuscolo spazio vitale.

Tutto questo sarà molto straniante per noi giocatori regolari, e devo dire che la weirdness persisterà per tutta l’avventura senza mai trasformarsi in fastidio, fortunatamente. Questo forse grazie allo stile grafico adottato, molto bello da vedere con Pokémon realizzati in maniera egregia e personaggi e ambienti fatti e colorati molto bene, sebbene prenderei volentieri a schiaffi il protagonista e il suo naso prestato da “I cieli di Escaflowne”. Tecnicamente è molto solido (a eccezione di qualche rallentamento) e ben amalgamato e gli schermi del 3DS si comportano molto bene sebbene nessuna delle caratteristiche esclusive della console come il touch e l’effetto stereoscopico siano stati implementati, scelta bizzarra visto il genere. Assolutamente nella media le musiche gradevoli ma ripetitive alla lunga, tanto che abbassare il volume non ci farà rimpiangere il sottofondo, pure perché questa è un’ avventura investigativa e serve un po’ di concentrazione perdinci e anche perbacco.

Il valore produttivo degli spin-off by Nintendo è sempre sopra la media e in questo investigativo, dove perfino il topastro giallo è meno sgradevole del solito, non fa eccezione. Gli stilemi del genere sono rispettati: a partire dalla trama principale che consiste nella ricerca del padre scomparso, si dipanano i nove casi del gioco, dove in perfetto stile hard boiled dovremo interrogare testimoni, interpretare gli indizi e raccogliere prove. I toni umoristici e le animazioni simpatiche sono l’incentivo migliore a proseguire in un gioco che altrimenti si rivela fin troppo facile: le scelte sono obbligate e sbagliare è praticamente impossibile. Alla mancanza di sfida, si aggiunge il tedio di sapere la soluzione del caso con largo anticipo ed essere costretti a eseguire tutti i passaggi prima di arrivare a formulare la soluzione risolutiva.

Del resto il target è molto basso (come età, o nel mio caso come quoziente intellettivo), e lo dimostrano, a parte i toni leggerissimi della narrazione, gli intermezzi in stile puzzle, con disegni scomposti in dieci (o meno) frammenti da ricomporre o le piccole cutscene interattive che ti chiedono di premere il più velocemente possibile un tasto. Peccato che il tasto sia sempre A e il tempo a disposizione sia più lungo della lingua di Lickitung. Oppure vi si richiede di premere il tasto più volte, e anche in queste fase i tempi sono abbastanza generosi, riducendo a minimi termini la speranza di vedere caracollare Pikachu disastrosamente a terra.

Un gioco senza tasso di sfida probabilmente meriterebbe un giudizio severo, ma ho delle difficoltà oggettive a maltrattare Detective Pikachu (inteso come gioco, come avrete intuito lo maltretterei volentieri come Pokémon) perché non nego che mi sono divertita dall’inizio alla fine. Anche se si intuisce già nelle prime fasi di gioco perché Pikachu parli in quel modo assurdo (e quindi esilarante) e il gioco non fa molto per nascondere quello che sta capitando, azzerando la tensione che dovrebbe caratterizzare i giochi di questo tipo, l’umorismo coinvolgente, la voglia di vedere nuove scenette buffe riesce a tenere incollati per tutte la decina di ore di gioco previste. Non sapete poi la simpatia di Pikachu quando cerca di richiamare l’attenzione sbraitando ininterrottamente “Tim, hey Tim” in stile Navi, davvero simpaticissimo.

La ripetitività d’azione è smorzata da tante ambientazioni diverse da esplorare, varie, diversificate e ben concepite: si passa da bar a vecchi luna park abbandonati, da grotte a studi televisivi. Detective Pikachu è un esperimento ben riuscito, il cui acquisto è assolutamente consigliato in caso sia diretto al proprio frugoletto o al fratellino, consigliato con riserva agli adulti: divertirvi, vi divertirà di certo, appassionarvi forse no, se puntate a un gioco che abbia una componente sfida. Per il target di riferimento, quello dei più giovani, trattasi di una produzione estremamente valida ed il voto in calce va visto in quest’ottica.

Senza dubbio un titolo degnissimo di entrare nella vastissima libreria 3DS, nella speranza che per un prossimo eventuale capitolo, Nintendo prenda in considerazione di valorizzare la componente deduttiva (magari introducendo qualche colpo di scena), oltre alla simpatia contagiosa dei mostriciattoli tascabili.

8.0
Detective Pikachu è la classica avventura giapponese strampalata e un po’ fuori di melone che ha tutte le carte in regola per entrare nei vostri cuori, grazie a un’esecuzione tecnicamente solida, scelte stilistiche pregevoli e un umorismo che mette il buonumore dall’inizio alla fine
L’unico difetto è la semplicità di tutto, che rischia di essere sconfortante a tratti. Da prendere come divertissement. L’amiibo, che è anche bello grosso, avrebbe potuto essere usato in maniera meno pigra, anziché adibito a sbloccare le sequenze animate dopo aver finito il gioco

MODUS OPERANDI

Finito in circa dieci ore, leggere e sempre divertenti, grazie a un codice gentilmente fornito da Nintendo

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