Satoru Iwata: il cuore del presidente – Seconda parte

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La qualità della vita degli altri

“[…] il divertimento non è una necessità quotidiana. I consumatori sono sempre alla ricerca di nuove sorprese, ed eventualmente si stancheranno anche di un prodotto molto apprezzato. Proprio per questa ragione ben precisa, dobbiamo evitare un riscontro a breve termine e pensare sempre a come fare sorridere dal medio al lungo termine non solo i consumatori, ma anche tutti quelli coinvolti in Nintendo.” Satoru Iwata, CSR report 2015

Satoru Iwata è stato un presidente consapevole di poter prendere decisioni importanti. Decisioni che potevano scuotere il mercato, far muovere l’ago della bilancia, toccare la gente, disegnare sorrisi sulle loro facce. Uno slogan tanto mieloso che sembra uscito da un classico Disney d’annata, ma in cui il presidente credeva davvero e che voleva illustrare al mondo, ottenendo però l’effetto opposto, quando il compito toccò a Cammie Dunaway durante l’E3 2008.

Forse il palco dell’E3 non era il luogo ideale. Forse la filosofia di Iwata non si sposò mai completamente con l’operato di Reggie, destituito e rimpiazzato da Iwata stesso che come prima decisione abolì le spettacolari press conference E3 sostituendole con il Nintendo Digital Event, ovvero un Direct ad hoc, un evento dedicato ai fan (il torneo di Smash nel 2014 e il Nintendo World Championship nel 2015) e il Nintendo Treehouse, fornendo informazioni in maniera più diretta e accurata a discapito dell’epicità degli annunci live, talvolta soggetti a malfunzionamenti o gaffe come successo durante l’E3 2010 in occasione della prova gameplay di The Legend of Zelda: Skyward Sword.

Il presidente Nintendo ci lascia l’11 Luglio 2015, a causa di un tumore al dotto biliare.

Satoru Iwata ha percorso tutti gli strati aziendali, da semplice giocatore fino alla vetta, tenendo intatta la sua passione anche dopo esser diventato un dirigente d’azienda. Capiva come funzionava il gioco e come poteva evolversi. È diventato l’uomo di comando, mantenendo la stessa integrità morale e umana di quando ordinava le pizze e programmava fino al mattino. Chi ha letto gli Iwata Chiede non può fare a meno di ricordarsi le parti in cui Iwata ride – tutti ridono, mettendosi allo stesso livello di chi aveva di fronte, anche fosse un semplice dipendente. Nessuno gli ha mai chiesto di diventare un meme. Ma ha voluto tenere un casco di banane nel corso di un direct, o battersi in stile picchiaduro con Reggie. Non solo ha voluto divulgare la cultura ludica con i dietro le quinte (Iwata Asks e incontri con gli investitori) ma anche mettersi a contatto con il pubblico, senza mai concedersi un riserbo silenzioso assolutamente condivisibile negli ultimi tempi di sofferenza e malattia. Insomma abbiamo definito Satoru Iwata, e non è stato altro che puntualizzare la definizione che ha dato di sé stesso, nella prima apparizione pubblica da presidente di Nintendo.

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Tuttavia la mia citazione preferita di Iwata è la seguente:

“Noi non siamo in competizione contro Sony o Microsoft. Noi stiamo combattendo l’indifferenza della gente che non ha interessi nei videogiochi” Satoru Iwata durante un’ intervista con Fortune Magazine.

Le nuove generazioni non sapranno mai quanta strada è stata fatta per garantire al media videoludico la dignità che le spetta.
Satoru Iwata ha difeso e valorizzato la nostra passione ludica, creando e facendo creare videogiochi, occupandosi della loro divulgazione, svelando retroscena conosciuti prima solo dagli addetti ai lavori e adottando strategie commerciali per abbattere le barriere tra noi giocatori e il resto dell’oceano blu. Ha lottato affinché i nostri genitori parlino con noi di videogiochi non con il volto preoccupato, ma incuriosito. Ha elevato il videogioco, se non a forma d’arte, a prodotto sociale e utile, che possa svolgere un ruolo positivo nella qualità della vita e che faccia spuntare sorrisi sulle facce di chi il videogioco magari non lo sta giocando neppure, lo sta solo guardando.

Un visionario irripetibile che con la sua dipartita ha impoverito lo scenario ludico e sconfortato i nostri cuori, un genio meraviglioso, puro e umile, che purtroppo non vedremo più nei Direct, ma che ci ha impartito una lezione che spesso tendiamo a dimenticare: non si smette di giocare quando si diventa vecchi, si diventa vecchi quando si smette di giocare. Arrivederci, presidente!

Per le fonti si ringrazia: NRU la rivista ufficiale, Retro Gamer, IGN usa, Neogaf, N-sider, Hobonichi, SID Media Lab, Gizmodo, Gamespot e varie citate in articolo.

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