Cinque giochi in cerca d’autore

Se state leggendo queste righe è molto probabile che abbiate riconosciuto lo stile inconfondibile delle opere di Kazutaka Kodaka nella cover art della nostra home page, o siate a conoscenza della prolificità di questo autore e vogliate saperne di più sulla sua nuova opera. La mente di quest’uomo ha generato quella diavoleria che risponde al nome di Danganrompa (pensate alle investigazioni e ai processi di Ace Attorney, ma molto, molto più malati) e ha portato recentemente su Nintendo Switch anche giochi che ormai non sono più esclusive, come World’s End Club e Master Detective Archives: Rain Code.
Per di più, l’alacre Kodaka ha già partorito un altro pargolo proprio quest’anno, sotto l’egida di Too kyo Games (gruppo condiviso anche da quel Kotaro Uchikoshi che molti conosceranno in particolare per la serie Zero Escape, approdata su Nintendo 3DS) ovvero The Hundred Line – Last Defense Academy, uno strategico con narrazione ampia ed articolata, ovviamente in stile visual novel, che invogliava i giocatori con la presenza di ben 100 diversi finali.
Questa doverosa premessa serve, oltre ad inquadrare la follia creativa di Kodaka tramite le sue precedenti produzioni, a chiedervi di accettare il fatto che la recensione scenderà quanto meno possibile nei particolari di trama, per non rovinare il gioco di continui depistaggi e rivelazioni tipico del genere, e farà inevitabilmente riferimento a molti dei giochi degli autori sopracitati, per poterne trarre un confronto costruttivo, così da farvi capire se Shuten Order è il titolo giusto per voi.
Se il genere delle visual novel (anche dette “VN”, o romanzi visivi) si basa (nella sua forma più pura) sulla lettura del testo e su qualche scelta (in stile libro-game) in questo caso siamo di fronte ad una di quelle VN con un grado di interazione piuttosto significativo, poiché il claim del prodotto ci attira con la promessa di poter provare “cinque giochi d’avventura in uno”.
Buon nuovo inizio…anzi, buona nuova fine!

Il gioco prende le mosse come un classico romanzo visivo con coloratissimi sfondi su cui si avvicendano personaggi bidimensionali e in cui le fasi più concitate sono narrate con transizioni mutuate dal fumetto, più che dall’animazione. Il design di shimadoriru è sempre eccezionalmente riconoscibile, e risulta, a tratti, persino più vivace della staticità di Danganrompa, in cui le figure apparivano come cartonati bidimensionali in ambiente 3D, pur non toccando le vette della tridimensionalità in terza persona di Rain Code. Come impone il genere, siamo di fronte a un gioco che narra una storia, quasi un romanzo (appunto novel), quindi preparatevi a leggere tanti, tanti dialoghi (purtroppo tutti inglese) a cui si somma la ridondanza dello stile giapponese: tante troppe volte vi chiederete “chi siete”, e tante, troppe volte vi sarà ripetuto il “vostro obiettivo”, la “vostra missione” più generale e quella specifica di un dato snodo di trama. L’effetto telenovela sudamericana dell’età dei nostri padri è sempre dietro l’angolo.
Nel prologo, il nostro personaggio (androgino e volutamente fluido) si risveglia amnesico e due angeli gli raccontano di come sia morto e resuscitato dal “Potere di Dio” (che è poi l’espediente “diegetico” con cui il giocatore è coinvolto nell’azione, di fatto rompendo la quarta parete) di come sia stato ucciso in quanto fondatore dello Shuten Order e del fatto che gli restano quattro giorni per comprendere quale dei cinque ministri di questa strana teocrazia autarchica abbia effettivamente perpetrato il delitto.
Lo Shuten Order è una religione che desidera la fine dell’umanità: questa dovrebbe compiersi esattamente 168 giorni dopo l’inizio del gioco. Inolte, dal territorio dello Shuten Order non si può né entrare né uscire.
Non so voi, ma io impazzisco per questi incipit paradossali, dove tutto sembra impossibile e dove il mistero porta veramente a voler scoprire giocando, investigando e leggendo, in modo veramente diverso da quanto accade per altri generi, in cui la trama è lineare e spesso basata su premesse semplici e più verosimili (e in molti casi, inflazionate).
Consiglio dei ministri

Se The Hundred Line era appunto stato pubblicizzato come il gioco dai 100 finali, Shuten Order ha basato la sua campagna marketing sulla presenza di cinque tipi di gameplay diversi (pur sempre a forte base narrativa), come se potessimo cimentarci in cinque giochi in uno. I vari generi assumono le caratteristiche del ministro che sceglieremo di giudicare colpevole della nostra morte e sul cui ministero indagheremo.
Andando in ordine totalmente casuale, anche perché sarete voi a scegliere di volta in volta quale sarà l’accusato e quindi a dettare l’ordine delle indagini presso i vari ministeri (purtroppo non si può passare dall’uno all’altro contemporaneamente e, spoiler che non è uno spoiler, in qualsiasi ordine, prima o poi dovrete affrontarli tutti), eccovi una descrizione delle cinque tipologie d’avventura che affronterete, quasi lunghi capitoli interattivi di questo thriller digitale.
- Ministero della sicurezza (Stealth Action Horror): se sceglierete il Ministero della Sicurezza, la nostra visual novel sarà intervallata da sezioni survival horror con visuale isometrica dall’alto, poiché la nostra indagine ci porterà a scontrarci con un pericoloso eretico denominato Nephilim.
- Ministero della giustizia (Mistery Adventure): scegliendo invece di indagare sul ministro della Giustizia, ci ritroveremo a dover risolvere un omicidio in seno a una facoltosa famiglia. Il gameplay si trasformerà in quello di un Ace Attorney, con interrogatori dei personaggi ed esame investigativo dei vari scenari, per poi utilizzare gli elementi raccolti al fine di evidenziare le contraddizioni nelle dichiarazioni dei nostri interlocutori.
- Ministero della Scienza (Multi-Perspective Visual Novel): il Ministero della Scienza, invece, ci metterà di fronte a un racconto visto da varie prospettive, in puro stile VN, in cui, a seguito di un attacco terroristico al laboratorio di ricerca, dovremo passare da un personaggio all’altro per riuscire a sopravvivere.
- Ministero dell’istruzione (Romance Adventure): c’è anche il gameplay “romance” quando ci affacceremo al Ministero dell’Istruzione, in cui dovremo costruire dei legami con tre ragazze molto particolari, fino a riuscire a conquistarle (in un omaggio a un classico come Tokimeki Memorial), attraverso fasi trial and error nella scelta delle risposte alle loro domande.
- Ministero della Salute (Extreme Escape Adventure): invece, se siete amanti delle escape room potreste iniziare da Ministero della Salute, nel quale si verrà a creare una situazione che vi costringerà a sopravvivere a un death game (e qui i riferimenti ai vari Danganrompa e Zero Escape si sprecano) all’interno di un labirinto 3D in soggettiva dal quale dovrete cercare di uscire, sopravvivendo agli altri concorrenti. Questa fase proporrà anche piccoli puzzle ed enigmi per procedere allo sblocco delle varie sezioni.
Una bilancia con troppi piatti

A questo punto è lecito chiedersi se questo mix di generi sia riuscito a trovare il giusto equilibrio e la giusta profondità, nel mix di quel cocktail che Shuten Order aspira ad essere.
Iniziamo con il dire che, se siete appassionati di VN, uno dei pregi di Shuten Order è il presentare effettivamente una più che discreta interattività, con le scelte di dialogo, con le fasi stealth isometriche, con la sezione del labirinto/escape room, etc. Badate bene, che comunque le conversazioni hanno sempre una parte centrale prima, dopo e durante le cinque fasi succitate e ovviamente, nel finale. Preparatevi a leggere tanto, giocare un po’, risolvere qualche enigma e poi tornare a leggere. Io che leggo molto attentamente ho impiegato almeno 6-7 ore per ciascuna delle fasi di cui sopra, quindi i tempi di gioco per ogni ministero sono abbastanza lunghi e dipendono dalla rapidità dei vostri occhi e delle vostre dita.
Purtroppo, i cinque ministeri ed i relativi gameplay risultano sbilanciati e non armonizzati a dovere, oltre che poco approfonditi. Per citare l’esempio più eclatante, il gameplay della fase survival horror è veramente ridotto all’osso, ovvero allo scappare da un’entità che vi insegue all’interno di un labirinto semplicissimo che spesso vi consegna una mappa all’entrata del livello, indicandovi subito gli oggetti da trovare e l’uscita da raggiungere. Il ministero che invece si propone di sfidarvi con una escape room è una semplice serie di corridoi in soggettiva in cui dovete cercare la “porta che si apre” per arrivare alla cutscene successiva: tale porta si trova quasi sempre dietro a un puzzle poco impegnativo (di quelli da risolvere sotto l’ombrellone per passare il tempo d’estate), e solo nella fase finale aumenta il livello di sfida con una vera stanza piena di enigmi concatenati. Gli altri tre ministeri risultano invece più efficaci perché fortemente incentrati su un gameplay legato al dialogo, sia esso un dialogo romantico, particolarmente divertente perché il protagonista interagisce con ragazze, pur essendo lui una donna dall’aspetto fortemente maschile (occhio a quello che dite, perché potreste spezzare dei cuori), investigativo (e qui l’influenza di Ace Attorney è veramente calcata), o multi-prospettico.

Con rammarico confesso che per tutto il tempo trascorso nelle fasi “non prettamente narrative” ho sempre avuto la sensazione (simile a quanto accadeva con World’s End Club con le parti di platforming) che queste fossero un riempitivo o un prodotto abbozzato e non rifinito per mancanza di capacità, o più probabilmente di tempo e/o budget (sempre nella fase stealth c’è un inventario apribile che non è mai necessario usare!).
Inoltre, cercando di non svelare succulenti dettagli, il fatto che possiate scegliere da quale ministero iniziare può portare a reveal di diverso peso specifico (in particolare c’è una rivelazione nascosta al termine di una delle cinque storie, che dona la chiave di lettura di tutte le altre e, scegliendo quel ministero per primo, tutte le scoperte successive saranno sì più leggibili, ma perderanno l’effetto sorpresa).

Altro difetto che sicuramente non snellisce un prodotto con fasi qualitativamente così altalenanti è l’impossibilità di salvare il gioco in alcune sezioni specifiche (solitamente fasi di gameplay d’azione in cui si arriva direttamente dalle fasi di lettura, nelle quali, invece si può salvare in qualsiasi momento), costringendo a lunghe sessioni per terminare l’attività in cui si è impegnati, o a dover rigiocare alcune parti se si interrompe tale attività per fare altro: per fortuna esiste un tasto di fast-forward per saltare i dialoghi già letti e velocizzare lo scorrere degli eventi.
La fase finale di Shuten Order arriva dopo una quarantina di ore (con tanti dialoghi ripetuti tra route e route, e tanti momenti di riflessione del personaggio che risultano simili e che potevano essere snelliti o maggiormente diversificati) e ne richiederà ancora una manciata, per unire tutte le conoscenze apprese durante la nostra esperienza di gioco e risolvere definitivamente il mistero della nostra morte.
Un thriller animato che si sfoglia, si gioca e si ascolta

A livello tecnico, Shuten Order, non si presenta come un gioco pesantissimo neanche per l’originale Switch, ma le fasi d’azione (in particolare quelle 3D in soggettiva ed isometriche) presentano cali di frame rate e i caricamenti tra fase e fase risultano estremamente lunghi: questi, addirittura arrivano ad interrompere la lettura a schermo con uno strano “freeze” di qualche secondo. Il gioco dovrebbe migliorare in retrocompatibilità su Nintendo Switch 2, anche se sembra che alcuni bug ne impediscano il completamento, per questa specifica versione. Ci auguriamo che la solita provvidenziale patch risolva queste fastidiose situazioni.
La colonna sonora invece, è una sicurezza: le composizioni curate da Masafumi Takada sottolineano al meglio ogni momento di tensione e ogni sottogenere ludico, spaziando tra i vari mood dei personaggi ed esaltando ulteriormente la direzione artistica, già di per sé molto efficace a livello di colori, sfondi e inquadrature, pur in un contesto estremamente “statico” come quello delle visual novel. Il doppiaggio è sempre estremamente puntuale ed espressivo, purché godiate esteticamente delle intonazioni e sfumature della lingua giapponese. Gli effetti sonori, invece, lasciano a desiderare, soprattutto nelle fasi del gameplay d’azione.
Buona nuova fine o, alla fine, niente buone nuove?

Quindi come scrive questa mano narrativa con cinque dita giocose? Ci sono almeno due risposte (chiamiamole “finali”, per restare in tema con il genere) a questa domanda, a seconda del giocatore che vi si approccia. Se non siete appassionati di visual novel, le componenti di gameplay che diversificano la fitta rete narrativa del titolo risultano comunque eseguite troppo superficialmente per farvi cambiare idea sul genere.
Se invece, come me, conoscete bene l’orso Monokuma, e magari spaziando su altri autori e altre case di produzione di avventure story-driven, avete difeso casi indifendibili con Phoenix Wright, vi siete avventurati nella lettura di opere scritte meglio dei grandi classici come The House in Fata Morgana, o idolatrate le follie omicide proprie di Kodaka, possiamo dire che Shuten Order è uno dei capitoli meno significativi della produzione del nostro, e si colloca più o meno all’altezza di World’s End Club, a seconda che preferiate i platform, o le tipologie di gameplay che in questo nuovo nato fungono da diversivo alla narrazione. L’incipit e gli espedienti narrativi di questo titolo urlano però “Kodaka al cento per cento” e, se vi piace l’autore, troverete sicuramente la forza di continuare, nonostante le ripetizioni e alcuni reveal mal calibrati a seconda della route che si decide di imboccare per prima.
Too Kyo Games purtroppo ci serve un confronto impietoso, avendo sfornato, come detto, solo lo scorso aprile, quel The Hundred Line – Last Defense Academy, in cui sono coinvolti praticamente gli stessi “director” di Shuten Order: questo riesce ad amalgamare un gameplay strategico a turni, veramente profondo, con una visual novel stellare (e, devo dirlo per contratto, di nuovo) conta ben 100 finali, con un risultato unico e ben equilibrato, in cui il gameplay amplifica la parte narrativa e viceversa. Se siete fan di Kodaka, e avete già giocato tutti i suoi lavori, beh, anche Shuten Order vi piacerà. Altrimenti, correte a salvare il mondo dalla disperazione su The Hundred Line. Oppure fate come il protagonista e chiudete un occhio (con una maschera) su tutto ciò che non è narrazione in Shuten Order, e sospendete l’incredulità per diventare l’occhio di Dio: forse troverete un buon inizio e una buona fine!
