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In una vecchia intervista viene svelata l’origine dei suoni usati nei giochi Nintendo

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Pubblicato il
25 Luglio 2019

L’origine dei suoni Nintendo

Shmuplations ha portato alla luce una vecchia intervista che vede coinvolti i maestri Koji Kondo e Kazumi Totaka. Gli storici compositori, in questo vero e proprio pezzo di storia, si esprimono a proposito dell’origine dei suoni caratteristici dei giochi Nintendo, da Super Mario a The Legend of Zelda.

A seguire, l’intervista.


Nintendo: Come hai creato la musica per Super Mario Bros? Hai scelto quel tocco “latino” perché Mario è italiano?

Kondo: No, non per quello. Avevo un’immagine in mente, basata sui movimenti di Mario, volevo qualcosa di luminoso e allegro, e il tono leggermente latino è uscito fuori come diretta conseguenza. Piuttosto che parlare di generi, sono sempre stato consapevole di scrivere musica per videogiochi. La prima scena che vidi fu Mario correre su un campo erboso. Da allora, il mio primo tentativo portò ad una melodia più soft, più commovente, ma non funzionò. Quindi la riscrissi per essere più ritmata e “action”.

Sull’iconico flauto in Zelda e l’effetto “raggio” della spada

Kondo: Quel suono laser “bzyuun” che fa la tua spada? Fu possibile sul sound chip del Famicom. I suoni che fanno i mostri quando appaiono sono stati fatti anch’essi con il FM. Provai a usare suoni impressionanti e appariscenti mai sentiti prima.

Nintendo: Miyamoto ebbe qualche richiesta per Zelda?

Kondo: Ricordo che mi fece fare un sacco di suoni diversi per quando usi il flauto. Era molto esigente su quel suono. “Non dovrebbe solo essere carino, voglio che evochi qualcosa di più misterioso”, mi diceva.

Lavorando al Game Boy

Nintendo: Che trucchi hai usato per far entrare la tua musica in una memoria così piccola?

Totaka: Beh, a volte succedeva di voler aggiungere effetti sonori, ma poi la musica non sarebbe entrata e viceversa. O potevi scrivere una canzone e poi rimuovere le note una alla volta, per permettere agli effetti sonori di spiccare meglio, o solo per farli entrare nella memoria. Una volta abituato, potevi scrivere musica in un modo “economico” che non richiedeva troppa memoria.

Non importava quanto poteva essere buona la tua canzone, se ignoravi sbadatamente quelle limitazioni non saresti mai riuscito ad inserirla. Provai ad essere intelligente sul riutilizzo di strofe e pattern che scrissi, assicurandomi che rimanesse una canzone piacevole e ascoltabile.


Cosa ne pensate di queste (vecchie) parole? Quei tempi dovevano essere piuttosto duri per i compositori…

Fonte: Shmuplations,
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