Adesso che ne sapete abbastanza sui retroscena storici, possiamo cominciare a parlare più da vicino del gioco.
Mother 3 è una storia divisa in otto diversi capitoli, ognuno dei quali è narrato dai punti di vista di vari personaggi. Regola generale ma non assoluta, in quanto gli ultimi capitoli vedranno protagonisti gli stessi quattro (o più) personaggi. Si va quindi dall’impersonare Flint, burbero capofamiglia in stile texano, a Duster, ladro con una menomazione alla gamba ma che lotta solo ed esclusivamente con dei velocissimi calci (giusto per mantenere quel gusto meravigliosamente assurdo tipico del titolo), a Salsa, una povera scimmietta schiavizzata da un personaggio simile ad un califfo, fino ovviamente a Lucas, il ragazzino destinato a compiere un’impresa titanica. Non si ha un vero e proprio protagonista principale, per semplicità si indica quest’ultimo, Lucas, come tale ma è una definizione alquanto imprecisa in quanto la sua intera famiglia ha un ruolo ben più importante nel corso di tutta la storia.
E la sfilza di personaggi presenti all’interno del gioco continua. Ogni singolo essere che troverete sarà caratterizzato e vi resterà impresso nella memoria come Bud e Lou, una coppia di comici che troverete spesso durante il gioco, i Mr. Saturn, tipici della serie Mother, o le Magypsies, un gruppo di… di…… mmm… esseri proveniente da un mondo lontano, alquanto ambigui (si, insomma, sono dei travestiti, e fanno morire dalle risate per i continui giochi di parole o modi di dire) ognuno dei quali avrà il nome di uno dei sette modi musicali, quindi avremo Aeolia, Doria, Phrygia, Lydia, Mixolydia, Locria e Ionia. Tenetevi a mente questo rimando al mondo musicale perché ci torneremo più avanti.
Il titolo è ambientato all’interno delle Nowhere Island, le isole di nessun luogo, un posto alquanto curioso e, soprattutto, molto misterioso, che sembra quasi sfuggire alle regole dello spazio e del tempo, anzi, sembra proprio funga quasi da protezione a qualcosa di estremamente sconvolgente che avviene nel mondo esterno. All’interno di esse vi è il Tazmily Village, dove vive tutta la famiglia di Lucas. Il tutto è calato all’interno di uno splendido contesto naturale, gli uomini vivono in simbiosi con la natura e gli animali, arrivando addirittura a giocare con degli enormi dinosauri. Ma questa pace verrà presto rovinata dall’arrivo dell’esercito dei Pigmask, strani figuri dal volto porcino.

Ecco che quindi vi sarà un totale capovolgimento, dalla natura inviolata si passerà alla creazione di una società meccanizzata, industrializzata, corrotta. Da una quiete tra i paesani, da un sistema politico orizzontale, in cui nessuno prevarica l’altro, si passa ad un sistema totalitario, dittatoriale, con a capo il misterioso Porky. Eh si, scommetto che tutti quelli che hanno già giocato ad Earthbound hanno già sentito questo nome. Un piccolo spoiler posso farvelo, ma a fin di bene, serve solo a farvi salire ulteriormente la curiosità nei confronti del titolo e non vi pregiudica la godibilità finale: si, è lo stesso che è presente in Earthbound, peccato che tra quel capitolo e Mother 3 vi siano migliaia di anni di distanza! Non si sa con certezza quanti, non si dichiara mai ma vi è sempre la diatriba che vede contrapposti 1.000 anni e 10.000 anni, ma è comunque un lasso di tempo che un essere umano normale non potrebbe mai vivere.
Incredibili e terribili avvenimenti sconvolgeranno le vite dei protagonisti, soprattutto quelle di Lucas e Claus, due bambini – non due cavalieri o due maghi o due esseri soprannaturali – che rimarranno tali per tutta la durata della storia ma che avranno modo di crescere, purtroppo prendendo strade molto diverse, e saranno costretti a vivere un’esperienza che potrebbe rivelarsi totalmente al di fuori della loro portata.
Tutto questo è l’incipit iniziale, parlarvi ulteriormente della storia sarebbe rischioso, controproducente e fondamentalmente inutile in quanto vi dovrei fare continui spoiler. Il titolo è basato solo ed unicamente sulla missione principale. Non sono presenti infatti sottomissioni di nessun tipo e, a differenza di molti giocatori, io lo considero un bene (nel caso specifico) semplicemente perché delle side quest vi avrebbero distratto e fatto perdere tempo inutile oltre ad essere, semplicemente, non necessarie. La storia principale è scritta e raccontata in maniera talmente splendida da non sentire mai la necessità di distrarsi con una missione secondaria o staccare un attimo a causa della noia. Anzi, sarete spinti a continuare, la vostra sete di conoscenza e la vostra curiosità saranno stuzzicate in continuazione da ogni singolo dialogo con ogni personaggio. Nulla, assolutamente nulla è lasciato al caso, nemmeno le gambe lunghissime di Leder, lo strano campanaro che vedrete ad inizio gioco!
Insomma, come diceva lo slogan giapponese ai tempi dell’uscita, una storia strange, funny, and heartrending (strana, divertente e straziante).