E3 2014: il giudizio post-evento dello staff!

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Pietro “Pittanza” Spina

Dovessi dare un giudizio tecnico – in un certo senso distaccato e oggettivo – sull’E3 di Nintendo, mi ritroverei a dare un parere positivo senza ombra di dubbio: il Digital Event ci ha portato a conoscere in maniera più intima i team al lavoro, regalandoci momenti di ilarità grazie agli intermezzi stop-motion realizzati dal team di Robot Chicken. Assolutamente inaspettato ed entusiasmante il duello Iwata Reggie che ci ha introdotto a Smash Bros e agli Amiibo. Nintendo Treehouse, inoltre, ci ha permesso di conoscere in dettaglio molti dei giochi che ci ritroveremo tra le mani nei prossimi mesi, offrendoci uno sguardo decisamente più approfondito di quanto possa mai garantire un hands-on di qualsivoglia sito. Apprezzabile anche la scelta di lasciare in secondo piano, magari al canale Youtube, l’annuncio di titoli che forse non avrebbero generato una risposta mediatica “utile” in ottica rilancio… vedi Mario Party 10 che, a parte il trailer, non ha avuto altri spazi, pur presentando interessanti elementi di gameplay asimmetrico, così come la sorpresa Devil’s Third, che avrebbe portato gli spettatori a concentrarsi sul suo stile un po’ blando piuttosto che sull’eccentrica  e interessante modalità multiplayer.

Bene, quindi tutto ok?

E invece qualcosa non torna: non so se sia l’età o la ricorrente speranza che Nintendo faccia sempre “qualcosa in più” rispetto alle attese, ma ciò che ci è stato offerto, seppur innegabilmente valido, non è abbastanza alla luce dei rinvii e delle tante incertezze:  Zelda -non una sorpresa – è finito al 2015 nonostante tutte le schede/tabelle mostrate negli scorsi mesi, Xenoblade Chronicles X è slittato al 2015, Smash Bros. Wii U viene indicato per un non definito “inverno”… certo pensare di giocare in questa seconda metà di 2014 a Hyrule Warriors, Bayonetta 2 e Captain Toad non è male, ma non si sposa con la volontà di rilancio messa in atto con Mario Kart 8. La comunicazione Nintendo non la discuto, ma deve riuscire a presentare con più efficacia la validità della propria offerta software: arrivare al Natale su Wii U con Sonic Boom e Captain Toad è disarmante. È fondamentale che Smash Bros. non salti l’anno, perché non di solo pokémon – i remake di Rubino e Zaffiro già ora sembrano leggendari – si possono tingere le festività Nintendare. Il 2014 doveva essere l’anno della “riscossa” in cui mettere in gioco l’unicità della propria home-console, perché nel 2015 l’offerta ludica, nel suo complesso, si affollerà e sarà sempre più difficile dare la giusta visibilità ad alcuni progetti, anche interessanti e coraggiosi: Splatoon, mio adorabile, fresco e simpaticissimo multiplayer, mi riferisco a te.

Se non arriva sotto Natale...
Se non arriva sotto Natale…

Massimiliano “Osokotanaka” Imbimbo

10 e lode.
10 e lode perché Nintendo è riuscita nella straordinaria impresa di realizzare un evento per il pubblico, per gli appassionati, per chi i videogiochi li vive giorno per giorno, li mangia a colazione, pranzo e cena, ne fa una filosofia di vita, insomma… per chi ha quella passione pura e sincera capace di toccare le corde più profonde dell’anima, del cuore.
Non siete d’accordo?
Iniziamo dal Digital Event: nessuna conferenza, un semplice evento preregistrato ma… su misura dello spettatore.
Interessante, divertentissimo, zero tempi morti e anzi Nintendo è stata più che saggia a voler tenere fuori dall’evento la “roba noiosa”, i giochi terze parti e gli indie di cui il pubblico già sapeva ampiamente e di cui ha rilasciato tutti i trailer in mattinata, circa 7-8 ore prima che iniziasse l’evento, come per dire “toh, beccatevi ‘sti trailer e leviamo la roba che già conoscete, noi in questo Direct vogliamo mostrare roba nuova, roba che vi interessi e che vi diverta”, non ha voluto allungare il brodo come spesso accade.
Ed ecco che confeziona un vero e proprio show, uno spettacolo che trasuda passione e “tradizione”, una tradizione nell’arte di creare videogiochi che trascende il tempo e fonda le radici decenni, ma no, che dico, SECOLI fa, come dimostra Tezuka che studia le varie stoffe in una casa tradizionale giapponese per il suo prossimo titolo dedicato a Yoshi.
Ecco, parliamo degli sviluppatori: sono loro il vero motore dell’industria, Nintendo lo sa bene, e quindi già dal Digital Event li introduce, gli passa il microfono e li eleva ad assoluti protagonisti.
“PAROLA AGLI SVILUPPATORI, AI GAME DESIGNER!”
Questo è l’urlo che sembra scuotere l’intero E3 Nintendo.
Nel momento in cui vi scrivo siamo appena alla fine del 1° giorno dell’E3, eppure… guardo la Treehouse, vedo i maestri, le leggende videoludiche come Miyamoto, Tezuka, Sakurai e Aonuma stare lì, a stretto contatto con i fan ed a giocare con loro, a spiegare perché hanno voluto quel gioco così, quel dettaglio in quel modo, quello stile grafico: tutto acquista un senso e si crea un rapporto sviluppatore-futuro fruitore del prodotto mai visto prima; lode a Nintendo per questo.
Poi il 1° giorno dell’E3 procede per volgersi al termine, ma prima che chiudano le telecamere c’è il torneo di Smash Bros.
Ecco, vorrei precisare una cosa: sono quel tipo di persona che odia vedere le partite di calcio in tv, nonostante ami il calcio, perché preferisco giocarlo, non riesco a resistere a star fermo a guardare altri che fanno ciò che più amo al mondo.
Lo stesso con i videogiochi: odio i tornei di Call of Duty, di Battlefield, di Halo, o di qualsiasi altro gioco dal multiplayer abbastanza famoso da organizzarci un torneo, eppure… con i giochi Nintendo questo non accade.
Non c’è cattiveria, agonismo, odio, la gente perde e sorride, come cavolo è possibile?
Allora vabbé, penso tra me e me “ma sì, è Nintendo, è l’E3, capita una volta all’anno, proviamo a vederci questo torneo e rimandiamo Wonderful 101 ad un altro giorno”.
……
Senza parole: inizia lo streaming e mi si para dinanzi agli occhi un intero teatro gremito di ragazzi che trasudano gioia, entusiasmo, passione da tutti i pori, e sono lì, per 20 interi minuti in attesa che inizi il torneo, a sbracciare il poster del loro personaggio preferito di Smash; c’è solo una cosa da dire: questo non è un torneo, è una festa, una festa per tutti.
Ed è una gioia per gli occhi vedere quanta passione c’è nei confronti di Nintendo, quante persone condividano con me una passione così sincera da infrangere qualsiasi barriera, ed è in momenti come questo che mi sento orgoglioso di far parte, insieme a tante altre persone, insieme a voi lettori che ci seguite, insieme a chi Nintendo l’ha scoperta da poco o la conosce da sempre, di una grande famiglia.
Nintendo ha compiuto una rivoluzione nel mondo dell’industria videoludica, e lo dico da ex-convintissimo detrattore di questa sua politica anti-conferenze: per presentare le novità basta un semplice evento pre-registrato, il resto dei soldi investiamoli per far felici i fan, per festeggiare insieme, per divertirci, organizziamo una grande festa, una festa non per noi ma per i fan, per chi ci sostiene anche in momenti bui come questi.
10 a lode a Nintendo che ha saputo cogliere lo spirito dei videogiocatori, e 4 meno meno a me che dubitavo di lei.
ndr: non mi sono soffermato al solo Digital Event perché sarebbe come guardare Pulp Fiction soffermandosi su un solo punto di vista di uno dei protagonisti. Il Digital Event rappresenta un tassello di un disegno molto più grande e organico di Nintendo, e solo una sua visione complessiva riuscirebbe a conferirgli un senso.

Coinvolgimento totale per i fan Nintendo
Coinvolgimento totale per i fan Nintendo

Diego “Elflum” Inserauto

Avete avuto la (s)fortuna di apprezzare la mia opinione parziale sul Nintendo Digital Event durante il pezzo del Direct vs Conferenza E3. Sono costretto a riconfermare tutto. E a rincarare la dose. Nintendo non avrebbe mai potuto fornire uno spettacolo così interessante in presa diretta. Il Digital Event è stato un teatro dell’assurdo in cui ogni tassello era perfettamente presentato: dalla scultura enorme completamente avvolta dal telo, di cui vi mostriamo giusto un centimetro quadrato di lavoro (e quel centimetro è già fiabesco e sognante e zeldoso come piace a noi), fino all’affresco di cui già conosciamo nome e dna dell’artista che lo ha plasmato in capelli di strega e combattimenti affollatamente fantasy.
Lasciandosi alle spalle imbarazzi live da wireless funzionanti a intermittenza, da musicisti chiamati sul palco non per suonare ma per agitare accessori che strumenti musicali non saranno mai e da presidenti che fanno finta di mettersi a dieta, quando è ovvio che il loro corpo non è pronto per cose del genere.
Quello spettacolo, quello zelig di interventi su come si fanno i giochi e si mostrano, è stato tutto per i videogiocatori. Per i videogiocatori che giudicano i videogiochi da un’immagine, e che quando ne parlano sui forum lasciano che l’attorialità dell’interpretazione spicciola e gratuita parli per loro e prevalga sul fanciullo dentro di loro che vuole solo divertirsi. Quello show è per noi e per voi. Per noi che diamo i prezzi alle cose senza sapere quanto cicciose saranno, che forma di distribuzione useranno per entrare nelle nostre console. Noi e voi. Voi che sapete già il gusto della mela che deve ancora spuntare nel frutteto e avete già recensito tutto ciò che si è visto in direct, in quanto giocatori moderni e con capacità cognitive ultra sviluppate. 
Quello che probabilmente accadrà poi è che paddone alla mano la tenerezza colorerà i nostri e i vostri occhi e allora chi criticava il giorno prima la facilità di Yoshi’s Wolly World avrà il distacco di poter dire che è facile perché va bene così. Chi non ha capito adesso, capirà allora il senso estetico del seguito di Canvas Course o il divertimento alla base di Splatoon. Oppure questo, quello o quell’altro gioco continueranno a non convincere perché non tutti i giochi sono fatti su misura per noi. Ma il Digital Event lo è stato. Con la sua direct frizzante, i suoi approfondimenti sui giochi nella Treehouse e il torneo di Smash che riporta alla memoria quello che dovrebbe essere il videogioco, polemiche o meno: divertimento. E il gioco Nintendo, oggi nel 2014, è più divertente che mai.

L'evento perfetto?
L’evento perfetto?

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