Denshattack! — Recensione tra Shinkansen e skateboard

Denshattack! - Cover - NintendOn

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Genere: Azione, Corse
Multiplayer: No
Lingua/e: Testi a schermo in inglese, doppiaggio in inglese e giapponese

Cosa succede se metti un trenino giocattolo sopra uno skateboard? Nasce una delle sorprese indie più folli ed elettrizzanti degli ultimi anni.

Se qualcuno mi avesse detto che mi sarei appassionato follemente a un gioco dove un treno giapponese esegue kickflip e grind su binari arcobaleno, avrei probabilmente risposto con una sonora risata come Jonah Jameson a Peter Parker in Spider-Man 2. Eppure, Denshattack! è proprio questo: il risultato di una bizzarra intuizione del director David Jaumandreu che, giocherellando con un modellino ferroviario e un finger-skate (gli skate in miniatura per le dita in voga negli anni ‘90), ha dato vita a quello che oggi possiamo definire il “Tony Hawk con i treni“.

Sviluppato dai talentuosi ragazzi di Undercoders, il titolo è un concentrato di pura energia arcade che brilla in ogni suo aspetto anche su Nintendo Switch 2 dove, al netto di un po’ di pulizia grafica in meno rispetto alle controparti “maggiori”, ci si diverte e ci si gasa al massimo.

Una delle prime stramberie da affrontare.

La genesi del progetto è quasi poetica. Durante un viaggio nel Kyushu, il team rimase folgorato dalla cortesia e dall’efficienza cerimoniale dei ferrovieri nipponici: quella fascinazione, unita a un prototipo in Unreal Engine 5, ha convinto gli editori per la sua audacia concettuale e il resto è storia, una pazza storia in pieno stile nipponico.

Prossima fermata: ramen, ribellione e passioni ferrose

Non si può capire Denshattack! senza immergersi nell’amore viscerale che il Giappone nutre per i suoi treni. Parliamo di una cultura dove i controllori dello Shinkansen fanno l’inchino prima di cambiare vagone e dove i simulatori come Densha de GO! sono dei veri cult. I ragazzi di Undercoders hanno assorbito questa ritualità, trasformando il treno locale a vagone singolo (il cosiddetto wanman) nel simbolo di una ribellione punk contro l’oppressione. La cornice narrativa ci trasporta infatti in un Giappone distopico devastato dai cambiamenti climatici: l’élite vive protetta in lussuose cupole pressurizzate dalla multinazionale Miraidō, mentre il resto della popolazione sopravvive nelle periferie industriali riconquistando la vecchia rete ferroviaria abbandonata.

Qui seguiamo le vicende di Emi Araki, una giovane fattorina che consegna ramen a bordo della sua locomotiva personalizzata spostandosi da una cupula all’altra. In uno di questi viaggi incontra il reporter Fernando Tamashiro, che introduce Emi nel circuito delle gare clandestine chiamate Denshattack, dove i binari diventano il teatro di sfide acrobatiche ad altissima velocità. La trama, pur semplice e fedele agli stilemi degli anime shonen (e per questo consiglio di impostare il doppiaggio in giapponese), scorre con un’attitudine contagiosa, portandoci a sfidare gang di teppiste armate di mazze da baseball, idol agguerrite e poliziotti dotati di droni da combattimento, il tutto in stile esageratamente (nel senso buono) giapponese.

I boss sono fuori di testa, ma si fanno amare anche loro.

Il binario come un half-pipe: manualità e follia acrobatica

Ma come si controlla un treno che vuole fare lo skater? L’impianto ludico è geniale: non c’è lo sterzo classico. Bisogna gestire freni e bilanciamento con la levetta sinistra per innescare drift controllati ed evitare il deragliamento nelle curve più strette, un sistema che richiede una coordinazione manuale non indifferente per mantenere il flow. Il cuore pulsante risiede però nel trick system mappato sulla levetta destra: una volta in aria, il nostro convoglio può esibirsi in ollie, kickflip e rotazioni complesse come il 540 heelflip, concatenando il tutto in combo spettacolari per massimizzare il punteggio. C’è proprio una sorta di enciclopedia dei trick, divisi per difficoltà, dove è possibile vedere quali evoluzioni è possibile fare e soprattutto come.

Il gioco ci bombarda costantemente di nuove abilità: Wall Run su pareti verticali, Stomp Landing per atterraggi fulminei e i fondamentali Manual per mantenere attive le combo tra una sezione di binari e l’altra, oltre al Multi-Track Drifting, che permette di occupare due binari paralleli contemporaneamente per accumulare energia. La spettacolarità aumenta quando la barra dell’energia è al massimo e si attiva il “Yaoyorozuo”, che genera binari arcobaleno dinamici nel cielo, sbloccando scorciatoie e aree segrete che ricordano la Pista Arcobaleno di Mario Kart.

In questi frangenti la spettacolarità raggiunge picchi massimi.

La varietà dei livelli è sbalorditiva: oltre sessanta tracciati attraversano otto regioni e quarantasei prefetture, dai campi dell’Hokkaido alle metropoli di Tokyo e Osaka, tutte ricreate in modo ”esagerato” ma perfettamente coerente, con elementi ben distinguibili per chi è stato in quelle città o semplicemente le ha viste in video e foto. Le missioni spaziano da corse lineari a mappe esplorative a forma di anello, fino a spettacolari boss fight che trasformano il gameplay in un platform impegnativo o in un rhythm game alla Guitar Hero: si affrontano mech giganti, treni-serpente meccanici, persino castelli semoventi alimentati da enormi dischi in vinile; mi fermo qui per evitare spoiler, ma sappiate che ogni volta che pensate di aver raggiunto il massimo della pazzia, l’asticella si alza nuovamente.

Sinfonia ferrosa a 60 FPS: tecnica e note leggendarie

Su Nintendo Switch 2, Denshattack! è una vera dimostrazione di forza. Grazie all’uso sapiente dell’Unreal Engine 5 e delle tecnologie di upscaling, il titolo gira a 1080p in modalità portatile, garantendo 60 fotogrammi al secondo granitici anche nelle situazioni più congestionate, e raggiunge i 4K dinamici in docked grazie alla tecnologia DLSS. La sensazione di velocità è esaltante, valorizzata da un comparto cel-shading vibrante che maschera bene i piccoli compromessi sulla distanza di visuale e regala un colpo d’occhio da anime d’autore. Certo, c’è qualche piccola sbavatura come ad esempio alcune texture che appaiono sgranate, ma nulla che rovini l’esperienza durante le sessioni di gioco.

Imparare a padroneggiare i trick per ottenere le medaglie d’oro è fondamentale.

A elevare la produzione in una lega superiore è però il comparto sonoro, curato da Kid Katana Records. Detta così non rende bene l’idea, ma ci troviamo di fronte a ben 80 brani originali composti da leggende come Tee Lopes (Sonic Mania), Shoji Meguro (la mente dietro le musiche di Persona 5), Richard Jacques (Jet Set Radio), Ryo Nagamatsu (Splatoon, Mario Kart) e Takenobu Mitsuyoshi (Daytona USA). È un caleidoscopio di ritmi funk, hip-hop ed elettronici che si adatta dinamicamente alle nostre performance, accelerando o cambiando pacing in base alla velocità del treno, rendendo l’esperienza sensoriale totale.

L’ultimo incrocio: un inchino al Dreamcast

Nonostante il focus arcade, c’è spazio per una progressione legata ai mezzi. All’interno dello shop, situato in castelli dell’era Edo, si possono sbloccare oltre 30 locomotive: questi mezzi hanno statistiche uniche che modificano la risposta fisica: alcuni aumentano la velocità di rotazione dei trick, altri facilitano il bilanciamento nel grinding, altri danno più tempo per effettuare le combo e tanti altri parametri; ad ogni plus corrisponde però anche un malus, come l’azzeramento del punteggio in caso di incidente, più difficoltà a mantenere l’equilibrio in curva e così via. Oltre a ciò è possibile comprare (con le monete di gioco) stickers per modificare l’aspetto dei treni, anche se la personalizzazione è abbastanza limitata.

La longevità del gioco è garantita non solo da un ottimo numero di livelli, ma da un’eccezionale rigiocabilità dovuta ai collezionabili e alla caccia ai record necessari per ottenere la valutazione massima in ogni atto (un’impresa davvero titanica).

Bisognerà percorrere tutto il Giappone in treno a suon di trick.

L’estetica complessiva è una vibrante lettera d’amore all’era Dreamcast; se siete cresciuti con Jet Set Radio o Crazy Taxi, vi sentirete immediatamente a casa, avvolti da quella sensazione di ribellione colorata e ottimismo che raramente si trova oggi. Concludo con una piccola nota dolente: la mancanza della localizzazione in italiano. Dispiace, perché per quanto la trama non sia fondamentale ed è comunque semplice da seguire e capire, vedere un team spagnolo ignorare la nostra lingua (mentre tutte le principali europee sono presenti) un po’ di fastidio lo dà.

In ogni caso Denshattack! è un trionfo di stile e creatività che riesce a trasformare una premessa assurda in un arcade profondo e assuefacente. È l’erede spirituale che non sapevamo di volere per i classici SEGA, ma con una solidità meccanica moderna che ricorda la precisione millimetrica di OlliOlli World. Un viaggio imperdibile che celebra la gioia pura del videogiocare e che può benissimo candidarsi come uno dei migliori giochi dell’anno e, attualmente, sicuramente il miglior indie del 2026.

Ho portato a termine la campagna principale esplorando gran parte dei segreti e sbloccando molte locomotive diverse in poco più di 10 ore di gioco, grazie ad un codice offerto dagli sviluppatori.
Pro: Gameplay veloce, fresco e incredibilmente divertente. Colonna sonora leggendaria e direzione artistica di assoluto livello. Solidità tecnica e 60 FPS.
Contro: Mancanza della localizzazione in italiano. Fisica delle collisioni e telecamera a volte imprecise.
9

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