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Il magico Kena: Bridge of Spirits è sbarcato anche su Nintendo Switch 2 con tutto il suo spettacolo fiabesco. Ecco la nostra recensione.

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Genere: Platform, Azione, Avventura
Multiplayer: No
Lingua/e: Testi a schermo in italiano. Doppiaggio in inglese

Un film d’animazione da giocare

Ricordate quando, qualche anno fa, su YouTube è andato virale questo video? Il trailer di un fantomatico remake di Majora’s Mask, quei trailer che ti fanno sognare su come potrebbe essere con grafica aggiornata quel capolavoro che abbiamo giocato decenni fa. Bene, quel video era stato prodotto dai fratelli Grier e il loro studio indipendente Ember Lab, esperti proprio in animazione, fino a quando hanno deciso di dedicarsi ai videogiochi e debuttare, nel 2021, con la loro prima opera, Kena: Bridge of Spirits. Inizialmente esclusiva PlayStation, il titolo dalle note zeldiane è ora approdato anche su Nintendo Switch 2 e la cosa non può che farmi piacere visto che, al netto di qualche inciampo, ci troviamo di fronte ad un grande gioco.

La primissima cosa che colpisce avviando il gioco è infatti la sua strabiliante direzione artistica. Sembra letteralmente di avere tra le mani un lungometraggio della Pixar, della DreamWorks o Illumination (dai sì, citiamo anche loro). Il mondo di gioco trae forti ispirazioni estetiche e filosofiche dalle meravigliose culture del sud-est asiatico, in particolare da Bali e dal Giappone: noi vestiamo i panni di Kena, una giovane e coraggiosa Guida degli Spiriti alla ricerca di un mistico e sacro Santuario della Montagna. L’incipit ci vede arrivare in un villaggio abbandonato e un tempo florido, ora soffocato e bloccato da una misteriosa corruzione oscura: questo luogo fungerà da “hub” centrale dal quale esplorare le varie aree della foresta e il nostro arduo compito sarà quello di aiutare le anime dei defunti, rimaste tragicamente incastrate nel regno dei vivi a causa di traumi irrisolti o rancori, a trovare la pace e compiere il passaggio verso l’aldilà.

Le maschere avranno la loro importanza

Non fatevi ingannare dall’aspetto fanciullesco e fiabesco: la narrativa tocca tematiche incredibilmente delicate come l’elaborazione del lutto, la perdita e il perdono, non risparmiando momenti davvero malinconici che fanno da perfetto contraltare ai colori vivaci del mondo. Nel corso della storia, ad esempio, incontreremo spiriti tormentati come il giovane Taro, devastato dal senso di colpa per non aver protetto i fratellini, o la formidabile artigiana Adira, separata dalla sua amata compagna a causa di una tragedia. Ad accompagnare questa atmosfera incantata ci pensa una colonna sonora da brividi: il compositore Jason Gallaty ha collaborato strettamente con l’ensemble balinese Gamelan Çudamani, utilizzando strumenti tribali autentici e la voce eterea di Dewa Ayu Dewi Larassanti (che doppia anche la stessa Kena) per creare melodie mistiche e indimenticabili. Come già detto, mi ripeterò, sembra davvero di essere in un mondo magico in tutto e per tutto.

Esplorazione e combattimenti non perdonano

A smorzare i toni magici ma anche cupi di questa foresta intervengono i Rot, tenerissimi e buffi spiritelli che diventeranno la nostra personalissima armata. Vi ricorda qualcosa? Sì, proprio i Pikmin. I Rot non sono semplici mascotte, ma un elemento focale del gameplay: permettono di spostare massi enormi, riparare ponti distrutti, purificare i bulbi della corruzione che bloccano il nostro cammino e aiutarci nel combattimento.

Come si fa a non amarli?

Tutto il gameplay, dall’esplorazione alle fasi platform si basano sui poteri e le capacità di Kena che pian piano diventerà sempre più potente: avanzando nell’avventura, ad esempio, il nostro bastone si trasformerà in un Arco Spirituale: questo non serve solo a scoccare frecce, ma funge da vero e proprio rampino per raggiungere piattaforme lontane colpendo speciali fiori azzurri. Più avanti otterremo anche le Bombe Spirituali, utilissime per far levitare temporaneamente macerie e rocce luminose, creando passaggi sospesi a tempo per risolvere arguti enigmi ambientali. Presente anche un albero delle abilità, molto semplice a dire il vero, ma che permette di potenziarsi e personalizzare leggermente il gameplay secondo il proprio stile.

Cuore del gioco è in gran parte occupato dai combattimenti in tempo reale e, per quanto non offra nulla di rivoluzionario o profondo, il combat system dà le sue soddisfazioni. Le meccaniche base sono semplici: attacchi leggeri, pesanti, schivata e una bolla-scudo magica perfetta per eseguire i parry (mio consiglio spassionato, cambiate la mappatura dei pulsanti perché quella predefinita è totalmente anti-intuitiva). Come detto precedentemente, anche i Rot ci aiuteranno in combattimento e la loro presenza è alquanto fondamentale: colpendo i nemici caricheremo l’indicatore del “Coraggio” che, una volta pieno, permette di ordinare alla nostra truppa di spiritelli di immobilizzare minacce imponenti, potenziare le nostre frecce o, cosa fondamentale, sbloccare rari fiori curativi nell’arena. I nemici offrono una buona varietà nei pattern di attacco e difesa, così come i boss che sono davvero ostici, con qualche picco di difficoltà un po’ troppo ripido. Purtroppo la stessa varietà non la si trova nel design: tutti i nemici, essendo “demoni della foresta” si somigliano abbastanza, con qualche eccezione.

Un difetto non grave di per sé ma che ho trovato molto limitante, è l’assenza della mira con il giroscopio: dover scoccare frecce velocemente e con precisione con gli analogici non è proprio il massimo della comodità e in alcune sessioni è stato abbastanza frustrante.

I combattimenti con i boss sono davvero duri

Una foresta incantevole

L’impatto grafico del gioco è encomiabile e l’atmosfera che i ragazzi di Ember Lab hanno portato su Nintendo Switch 2 è di alto valore, seppur i compromessi ci siano. Il gioco è infatti limitato a 30fps e purtroppo non sono stabilissimi: nelle aree più grandi infatti ci sono piccoli e rari rallentamenti, con sporadici balbettii (stuttering) durante la corsa nelle ambientazioni più sconfinate e cariche di dettagli. Per restituire un’immagine fluida, la risoluzione interna si ferma a circa 900p con la console inserita nella dock e a circa 540p in mobilità, offrendo di fatto un risultato più che soddisfacente grazie al solito DLSS. Questo, però, oltre a restituire immagini statiche nitide e con colori vibranti, in movimenti molto rapidi crea piccoli artefatti grafici, come un leggero effetto scia (ghosting) localizzato soprattutto sui capelli della protagonista o sul manto dei Rot. Oltre a ciò, rispetto alla versione PlayStation 4 del gioco, salta all’occhio una riduzione della densità della flora e del fogliame, ombre più sgranate e un’illuminazione dei raggi solari tra i rami più soffusa.

Descritto così sembra quasi un disastro, ma vi assicuro che nel complesso il colpo d’occhio è davvero avvolgente, con le cutscene animate solidissime e tempi di caricamente velocissimi.

Solo il primo dei tantissimi scorci che il gioco offre

Poteri all-inclusive

Molto gradita è l’inclusione di tutti i contenuti dell’Anniversary Update: al termine dell’emozionante campagna principale (che dura circa dodici ore), è possibile avviare l’ardua modalità “New Game Plus” che non è un semplice rigiocare la storia con tutti i potenziamenti acquisiti nella prima run, ma bisognerà affrontare nuovi nemici e boss a difficoltà molto maggiore. Inoltre, recandosi al Santuario delle Maschere, è possibile cimentarsi nelle Prove dello Spirito Guida che metteranno a durissima prova le proprie abilità tra percorsi a ostacoli, corse contro il tempo e sfide a ondate di nemici; il tutto per ricevere costumi alternativi davvero stupendi per Kena.

Anche per i collezionisti più accaniti c’è pane per i propri denti: i Rot da collezionare infatti sono ben cento e tutti sono personalizzabili con dei cappelli strampalati.

La conversione per Nintendo Switch 2 di Kena: Bridge of Spirits è indubbiamente dignitosa, benché piegata da compromessi visivi che possono dare un po’ fastidio. Ma la verità è che l’incrollabile potenza espressiva e l’anima di quest’opera superano brillantemente ogni inciampo tecnico. Kena sprizza genuina magia da ogni pixel, vanta una colonna sonora celestiale, meccaniche platforming solide, boss fight dannatamente appaganti e una storia che saprà commuovervi. È l’occasione perfetta per scoprire le origini della valorosa sciamana prima di gettarsi sull’ambizioso sequel, Scars of Kosmora, che spero arrivi anche sulla console ibrida di Nintendo.

Ho portato a termine l’avventura principale, raccogliendo gran parte dei collezionabili, in circa 12 ore grazie ad un codice offerto dagli sviluppatori.
Pro: Direzione artistica e musiche da film d’animazione: Un’estetica incantevole che maschera temi adulti. Combat System appagante.
Contro: Qualche compromesso tecnico di troppo, con inciampi di frame rate qua e là. Picchi improvvisi di difficoltà.
7.5

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