
Con la vittoria ai recenti Game Awards 2025 come miglior gioco d’azione (oltre alle numerose altre candidature, tra cui Gioco dell’Anno) Hades II conferma la sua maestria nel creare un’esperienza Roguelike senza pari. Ciò che però rende davvero speciale l’ultima fatica di Supergiant Games è la fusione di gameplay adrenalinico con una narrazione stratificata che, pur rimanendo fedele ai racconti originali, reinterpreta e aggiunge del suo alle figure del mito greco.
Tra tutte spicca un personaggio cardine: Melinoë, la protagonista, che quasi sicuramente avrete sentito nominare per la prima volta con l’annuncio del gioco. In questo articolo andremo quindi ad approfondire alcune delle ispirazioni principali dietro ai volti di uno dei più grandi titoli del 2025, partendo proprio da quest’ultima.
Melinoë: la figlia delle ombre
Ne “Gli Inni Orfici”, una raccolta tradotta e annotata del 2013, gli autori cercano di descrivere al meglio questa oscura figura che compare in un unico mito: “A Melinoë”. La prima cosa su cui si concentrano è l’affinità con Ecate, essendo entrambe attive di notte, invocate con intenti benevoli, vestite di zafferano e descritte come ninfe (attenzione: questo non è da prendere alla lettera in quanto spesso il termine è usato per indicare una donna giovane). In secondo luogo, qui vediamo diverse associazioni che possono aver ispirato diversi aspetti del personaggio: questa è infatti descritta come una forza “infernale” e manifestazione spettrale della rabbia di Persefone verso i mortali. Per veicolare tale sentimento, è in grado di far cadere chiunque in uno stato di follia, in passato spesso associata con la Luna (tema spesso ricorrente in gioco, soprattutto in relazione a Selene, “Luna incarnata”).
La parte interessante però è il contenuto dell’inno stesso: i versi originali non sono molto chiari, e a seconda dell’interpretazione Melinoë sarebbe figlia di Zeus, che inganna Persefone mascherandosi da Ade (“When under Plouton’s semblance”) oppure figlia di Ade stesso che riesce a sgominare i suoi piani (“alla quale l’ingannato Plutone si unì con scaltre astuzie”). Il problema nasce dal greco antico in cui il poema è scritto, poiché oltre essere difficile da tradurre è stato anche possibilmente corrotto nel passaggio di mano fino ai giorni nostri. Infine, da questo si evincono anche alcuni dettagli estetici e abilità della protagonista: oltre al colore che la rappresenta, è descritta con arti eterei, in parte bianchi e in parte oscuri (dettaglio da cui viene il suo braccio spettrale) e capace di guidare e scacciare le paure dalle anime smarrite (da cui la sua abilità di calmare le ombre perdute). Ultimo dettaglio derivante dal poema sta nel fiume che scorre lungo il crocevia: dietro la rana Frinos infatti possiamo scorgere il fiume Cocito, dove secondo il poema sarebbe stata concepita la seconda figlia di Ade.

Melinoë è quindi una creatura della notte, in grado di controllare le paure e la follia, figlia dell’inganno e manifestazione di rabbia. Questa sua natura è perfettamente riflessa all’interno del gioco: se Zagreus nel primo Hades era un protagonista dalla lingua affilata, scherzoso e irriverente, con una missione dedicata alla libertà fisica e personale, Melinoë porta tutt’altra atmosfera, tramite una storia di rabbia e di vendetta e il singolo obiettivo di soggiogare un titano. Con un po’ di sforzo interpretativo è possibile anche vedere la sua genealogia ambigua e natura di confine tra inferi e mondo dei vivi come ispirazione del gioco nella sua interezza: non solo lei è una creatura asimmetrica nel design, ma il gameplay stesso si divide tra una scalata verso il cielo, verso un presunto padre, e una discesa degli inferi, incontro all’altra possibile figura paterna.
È interessante notare come Zagreus, il precedente protagonista, condivida una simile storia in un altro mito: ne parleremo in un paragrafo alla fine dell’articolo, ma attenzione poiché conterrà lievi spoiler del primo titolo!
Ecate: colei che detiene le chiavi del cosmo
Se Melinoë è una presenza sfumata e poco chiara, Ecate è invece una figura affermata nel pantheon greco. Non andrò quindi a dilungarmi troppo sulle sue origini, bensì su quanto del suo design in Hades II sia arrivato tramite ispirazione diretta ai miti.
Ecate è la dea della magia e degli incroci, e già da qui vediamo una possibile ispirazione come ruolo di guardiana protettrice di Melinoë: gli incroci (propriamente intesi come sentieri che si incontrano) infatti erano visti come luoghi di passaggio e di confine, esattamente quello che è il Crocevia. Questo luogo, inoltre, è celato perfettamente agli occhi di Crono e le sue truppe in quanto la dea è anche patrona delle arti arcane e delle chiavi degli spazi proibiti. La tradizione la descrive spesso come una dea triforme, capace di guardare simultaneamente verso tre direzioni e di accompagnare viandanti e morti attraverso luoghi di transizione: oltre a descrivere a pieno il ruolo effettivo del crocevia, Ecate sfrutta la sua triplice forma durante suo scontro alla fine dell’Erebo (scontro in cui utilizza un paio di torce, un altro dei suoi prominenti simboli) ed ha questo dettaglio riflesso anche nel design della sua armatura, che sfoggia due teste come spallacci.

Se poi, durante un flashback della protagonista, vi è sembrato strano che la dea possa essere sentita ululare come un cane, sappiate che non solo questo è uno degli animali a cui è più spesso associata (ad esempio, in un rilievo marmoreo del 400a.C. nel British Museum di Londra) ma è più volte raccontato come l’arrivo della dea fra gli umani fosse accompagnato dall’ululato di un cane. D’altronde è lei stessa a concederci la compagnia di Ecuba, il segugio sotto la sua custodia. Segugio che, nella sua vita mortale, era in realtà la regina di Troia, moglie di Priamo e schiavizzata da Odisseo (che nel crocevia è accanto a lei) dopo la caduta della città. È stata trasformata in un cane dopo la sua morte, o in alcune versioni del mito per sfuggire alla sua prigionia in vita. Infine, un occhio neanche troppo attento avrà notato come in Hades II la Luna sia un tema ricorrente: non solo per la presenza di Selene, Luna incarnata, o per i motivi a forma di Luna crescente presenti in diversi elementi di HUD; Ecate, Melinoë e Artemide sono spesso considerate “sorelle lunari” (ne fanno riferimento esplicitamente in gioco) e l’astro è considerato un’iconografia tipicamente femminile, sia nella cultura greca che in mille altre.
Moros: personificazione del destino
Generato da Nyx senza una controparte maschile (così come Ecate, Eris, Hypnos e Thanatos), Moros è un altro personaggio molto oscuro e con molte poche fonti. È spesso associato al “destino invincibile ed inevitabile”: non rappresenta semplicemente la morte (quello sarebbe Thanatos) bensì l’errore fatale, la condanna che non può essere evitata; per questo motivo, dipendentemente dalle traduzioni riceveva l’epiteto di “odioso”. In realtà questo personaggio compare solo una volta in modo esplicito, all’interno della Teogonia di Esiodo (c.a 700 B.C.), in un elenco genealogico. Questo è coerente con il suo ruolo di forza astratta, dato che negli scritti arcaici spesso le forze più assolute non hanno bisogno di racconti: queste esistono e basta, senza agire (Vernant, Mito e pensiero presso i Greci, 1965). Non c’è da stupirsi quindi se Melinoë stessa si sorprende nella narrazione di Supergiant quando Moros decide di prendere iniziativa, e lui stesso cerca sempre di prendere le distanze e interferire il meno possibile con le decisioni delle Moire… Ma qual è il loro effettivo legame?
Le Moire vengono generalmente considerate figlie di Zeus e di Temi, dea della legge divina, ma in alcuni scritti orfici e nella stessa Teogonia queste sarebbero anch’esse figlie di Nyx, inserendo quindi un legame di parentela (sebbene quella della Notte incarnata sia una famiglia molto allargata). Da quest’ultima opera però non possiamo trarre altre informazioni, e ulteriori indizi vengono da successive interpretazioni come le tragedie di Euripide (c.a 400 B.C.): in queste storie, sebbene il fato possa districarsi in mille modi, il destino finale sarà inevitabile. Alcune interpretazioni moderne ne traggono quindi che Moros sia superiore alle Moire, che non possono evitare le sue decisioni per quanto possano tessere, mentre Supergiant (ed altri) lo interpretano come un esecutore della loro volontà, che lascia libero arbitrio ma rende inevitabile il destino ultimo. L’incarnazione dell’ineluttabile è quindi intenzionalmente molto fumosa, in quanto rappresenta una forza molto al di sopra dei giochi umani (e divini) di potere. In Hades II però anche lui verrà coinvolto, e a causa delle macchinazioni di Crono dovrà preoccuparsi del destino delle sue (forse) consanguinee.
Il primo, irriverente figlio di Ade
Se siete arrivati fin qui sicuramente vi interessa l’origine del mito dietro ai personaggi del mondo di Hades II, ma al contempo spero che abbiate anche già esplorato i giochi in questione: infatti, questo paragrafo conterrà lievi spoiler riguardo il primo capitolo.
Zagreus è un personaggio chiave della tradizione orfica, solo non come vi aspettereste: non solo non condivide la stessa parentela del personaggio di Supergiant, ma è anche considerato la forma primordiale di Dioniso. Ma andiamo con ordine: nel mito originale è sempre figlio di Persefone, che però si sarebbe accoppiata negli inferi tramite l’inganno con Zeus piuttosto che con Ade (vi ricorda niente?). Per questo motivo in queste storie Zag non copre il ruolo di divinità minore, bensì di successore diretto al trono dell’Olimpo. Questo fa ingelosire la dea Era, che ordina ai Titani di rapire e sbembrare il neonato, divorandolo. Il signore dei fulmini, furioso, scatena la guerra contro i Titani e grazie all’aiuto di Atena recupera il cuore del bambino: da questo rinasce Dioniso, dio dell’estasi, vino e fertilità, secondo alcuni dal grembo di una mortale, secondo altri rigenerato tramite Zeus stesso. Zagreus è quindi certamente una divinità ctonia (legata alle profondità della terra e ai morti), ma certamente non il figlio di Ade che tutto l’olimpo credeva scomparso (comunque un riferimento alla sua morte infantile nel mito originale); come si spiega quindi il suo ruolo all’interno di Hades?

Una volta che Orefeo sarà giunto nella casa di Ade, proseguendo a sufficienza nelle sottotrame sua e di Dioniso, potremo sbloccare un dialogo singolare: il dio delle festività, intrigato dalle doti canore di Orfeo, vuole fargli scrivere un pezzo che parli di lui e chiede a Zagreus di convincerlo. Non contento però, architetta una burla tipica del suo personaggio, e chiede al protagonista di raccontare una frottola completamente inventata al cantastorie, che narri di come loro due siano in realtà connessi da qualche origine primordiale. Al suo ritorno, interpellando Orfeo, Zag racconterà l’esatta storia che vi ho riportato qualche riga sopra: Supergiant quindi canonizza in maniera elegante la sua storia nel contesto dei miti orfici tramite una frottola raccontata al suo principale autore (e anche tramite il vero finale del gioco, che però non discuteremo qui), in un contesto perfettamente fedele eccetto per la collocazione del suo protagonista.
Due parole per concludere
Tutti i personaggi di Hades II meriterebbero un approfondimento: questi sono semplicemente quelli che ho ritenuto personalmente più interessanti e in generale meno conosciuti, esempi perfetti di come Supergiant Games abbia saputo attingere al mito greco e reinterpretarlo all’interno di uno dei migliori giochi d’azione dell’industria moderna. Questo connubio ha portato appassionati della mitologia a provare un titolo fenomenale e giocatori fissati coi Roguelike a scoprire un mondo e una cultura meravigliosi che hanno caratterizzato la storia umana: se dopo aver visto quanto possono essere approfonditi i background dei personaggi vi sentite altrettanto ispirati, magari cercando le origini del vostro personaggio preferito scoprirete molto, molto di più.
