
Io sono una persona a dir poco fissata con i Roguelike/lite: che siano action o deck-builder ho giocato di tutto, da Slay the Spire a The Binding of Isaac, da Wildfrost a Returnal. Potrei quindi essere un po’ di parte nel valutare Hades II come titolo in generale, ma sicuramente potete fidarvi quando vi dico che come Roguelite è senza uguali. Ma andiamo con calma e soprattutto senza alcuno spoiler, nemmeno minore.
Un universo tanto originale quanto radicato
Se il precedente titolo di Supergiant Games ci vedeva risalire il Tartaro cercando di scappare dall’Inferno, l’avventura di Melinoë stravolge le carte in tavola: partendo dalla terraferma dovremo sventare i piani di Crono, titano del tempo (tornato per vendetta dopo esser stato fatto a pezzi dai suoi figli, gli dèi dell’Olimpo), che ha usurpato il trono di Ade negli inferi e sta usando il suo esercito per attaccare l’Olimpo. La nostra protagonista è infatti figlia del Dio della Morte, ma la sua famiglia è ormai scomparsa per mano del Titano. Cresciuta in gran segreto da Ecate, Dea della Magia, Melinoë rappresenta l’ultima speranza per l’ordine divino, ed è finalmente giunto il momento di mettere in atto la sua vendetta.
Per farlo, le è stato affidato un duplice compito: discendere nelle profondità dell’Inferno per trafiggere Crono da parte a parte e contemporaneamente risalire il monte Olimpo per difendere la dimora di famiglia dai continui attacchi delle legioni del titano. Ad ogni inizio run il giocatore sceglie quale percorso intraprendere e, oltre ad aggiungere un’ulteriore sfida, questa singola scelta raddoppia il contenuto del gioco (che già sarebbe stato superiore all’originale contando solo il sottomondo). Se vi steste chiedendo come possa una figlia degli inferi sopravvivere alla superficie, beh, dovrete giocare per scoprirlo!

Questo grande setting che Hades II propone, a metà tra fedeltà al mito e reinterpretazione, viene sfruttato al massimo con ambientazioni uniche, nemici iconici e continui riferimenti alla mitologia originale. Sebbene il titolo sia apprezzabile nella sua interezza anche senza una conoscenza approfondita dell’antica Grecia e dei canti di Orfeo, gli appassionati dei suddetti si ritroveranno costantemente in brodo di giuggiole.
Giocare col fuoco non è mai stato così piacevole
Il gameplay di Hades II rimane fedele alla formula già collaudata nel capitolo precedente: un action frenetico con visuale isometrica estremamente responsivo e intuitivo, al punto in cui dopo poche ore di gioco vi sembrerà di controllare Melinoë col pensiero. Pochi giochi riescono a rendere il movimento seconda natura, a non far neanche pensare al giocatore quali tasti premere con la naturalezza di muovere una gamba dopo l’altra per camminare, ma quando riesce è estremamente soddisfacente. Ho avuto modo al Lucca Comics & Games 2025 di osservare innumerevoli giocatori alle prime armi cimentarsi con il gioco, e la curva di apprendimento e assuefazione era quasi sempre ripidissima.
L’esperienza si distacca dall’originale introducendo un twist legato alle origini della protagonista: la presenza del Mana, risorsa presente a schermo subito sotto la barra della vita che si ripristina ogni stanza. Essendo Melinoë una strega, oltre al solito attacco, attacco speciale, attacco in scatto e invocazione, potrà lanciare delle magie con la pressione continua dei tasti frontali, aggiungendo uno strato di strategia molto apprezzato. Chiaramente, ogni aspetto del sistema di combattimento appena menzionato varia drasticamente a seconda dell’arma che si impugna a inizio run: si passa dalle rapidissime lame sorelle che fanno volare Melinoë da una parte all’altra dello schermo a un’ascia colossale lenta quanto letale, passando per una torcia magica che crea proiettili fluttuanti (il tutto da mescolare alle numerose opzioni di personalizzazione messe a disposizione prima di ogni run).
Infine, durante ogni partita troveremo potenziamenti che possono anche stravolgere il gameplay, nella forma di doni degli dèi: sebbene sogni giocatore abbia le proprie preferenze (sempre sia lodato Apollo) dal titolo precedente è stata fatta un’importante operazione di bilanciamento, per cui nessuna divinità è veramente superiore a un’altra. Ad ognuno di questi è possibile fare doni per guadagnare il loro favore, ottenendo in cambio ninnoli magici e informazioni, contenute nel compendio che Melinoë si porta appresso e che andrà riempiendosi di curiosità e origini di personaggi e creature sparsi nel gioco man mano che vi interagiremo.

I vari mondi che la protagonista dovrà affrontare lungo la sua discesa (o risalita) differiscono non solo per tipologia di nemici e ambientazione, ma anche come meccanica di esplorazione: se l’Erebo, la prima zona che incontriamo nel titolo, è semplicemente un percorso con due diramazioni ad ogni stanza, le successive introducono mappe più aperte, scelte ad alto rischio, hub centrali e molto altro. Forse dove invece varietà manca sono le bossfight, dato che alla fine di ogni zona ad attenderci ci sarà sempre lo stesso scontro, al contrario di titoli come Slay The Spire che invece rendono casuale il nemico che comparirà in ogni atto.
Questa struttura era caratteristica anche del primo Hades: nel suo seguito, però, i Boss totali raddoppiano grazie al duplice percorso, e le varianti dei suddetti offerte dopo la prima vittoria grazie ai Voti dei Non Visti sono ancora più creativi, regalando una ventata di aria fresca e dimostrando come Supergiant fosse consapevole di tutti i punti deboli del proprio lavoro. Seguendo questa filosofia, i nemici base sono tanto originali (soprattutto da zona a zona) quanto spietati, e al giocatore è richiesta una costante attenzione a tutto ciò che accade a schermo per evitare di prendere danni ingenti in una qualsiasi situazione. Inizialmente questo può sembrare troppo esigente, poiché 1-2 momenti di distrazione potenzialmente buttano nel cestino una run, ma grazie alle meccaniche roguelite del titolo questo diventa tanto permissivo nelle fasi iniziali quanto brutale in quelle finali. La principessa degli inferi, infatti, avrà accesso a un assortire di tarocchi, incantesimi da calderone e armi con molteplici aspetti magici per potenziarsi in modo permanente fra una run e l’altra. Il senso di progressione, che mescola l’apprendimento del giocatore con i potenziamenti del personaggio, è quindi costantemente appagante, rendendo l’arrivo in fondo (o in cima) più rapido di quanto si possa pensare ma facendo sudare ogni centimetro.
Questi momenti, però, non si riducono quasi mai a mere pause di gameplay: durante i momenti di riposo prima di una caccia al titano, il giocatore osserva il mondo di gioco progredire insieme alla trama, con eventi strettamente legati ad essa che avvengono man mano che riesce a raggiungere determinati traguardi (influenzando a volte la natura stessa della run successiva). Nel frattempo, la figlia di Ade potrà girare per il suo accampamento a parlare con i suoi abitanti, svolgere incarichi per le tre Moire, commerciare coi fantasmi del luogo e occasionalmente sbloccare nuove aree.
Il Dio degli Inferi è nei dettagli
Uno dei maggiori punti di forza del gioco è senza dubbio la sua direzione artistica: tutto ciò che permea Hades II, dalle ambientazioni dei livelli, passando per il character design fino alla realizzazione di disegni e animazioni, senza escludere sound design e colonne sonore mozzafiato. Non è raro che io mi trovi davanti ad opere che mi facciano fermare durante una partita per ammirare un singolo dettaglio o scena a lungo (ultima delle quali Metaphor: Re Fantazio), ma qui succede fin troppo spesso: ogni qualvolta che ricevo un dono dalla Luna incarnata Selene, o che un’inquadratura mi mostra quel che mi aspetta, o che scopro un nuovo boss o NPC (ognuno pieni di piccoli dettagli animati, come uno stendardo al vento o delle foglie che cadono, in grado di dare vita anche ad un disegno statico) rimango incantato dalla matita di questi artisti.

Questo vale anche per le musiche che ci accompagnano in ogni run, che riescono sempre a creare un’atmosfera coerente con l’ambientazione, dalle strimpellate nella città di Efira a… una particolarmente diegetica e dinamica, per non rivelare troppo a chi non avesse raggiunto la fine di Oceanus.
Infine, l’aspetto che mi sta più a cuore: i dettagli. L’amore che gli sviluppatori nutrono nei confronti del titolo traspira dalla cura messa in ogni singolo aspetto per renderlo una sorpresa continua per il giocatore. Dopo decine e decine di ore di gioco credo di non aver ancora sentito un dialogo ripetersi, o se è successo sono occasioni da contare sulle dita di una mano: dèi, NPC, boss e Melinoë stessa hanno linee uniche per le più disparate delle occasioni, tutte doppiate in modo professionale (anche se solo in inglese). Inoltre, al Crocevia, il punto da cui riparte ogni run, è possibile assistere a interazioni uniche e speciali ad ogni visita: una volta Eris ha fatto visita lasciando sporco ovunque e potremo dare una rassettata, un’altra due personaggi stanno parlando tra di loro piuttosto che con noi e potremo origliare, un’altra ancora Artemide starà intonando un motivetto e avvicinandoci col tasto RB ci uniremo a lei cantando una intera canzone come duetto.

La lista potrebbe andare avanti per molto tempo, con cose come “se prendi la benedizione che ti rende piccolo e agile, il tuo sprite nei dialoghi sarà il 10% più piccolo”, ma credo il punto sia chiaro: nessuna di queste interazioni era veramente necessaria per vendere il gioco o fargli avere la popolarità che ha, ma sono comunque presenti perché gli autori vogliono creare un mondo che respiri davvero, perché vogliono bene alla loro opera. Se la rigiocabilità non fosse sufficiente, il mondo in continuo cambiamento al vostro passaggio vi terrà costantemente intrattenuti.
Per me non può esistere un “titolo perfetto”, sebbene Hades II ci si avvicini mostruosamente. Difatti, ad un occhio critico alcuni, piccoli difetti saltano all’occhio: ad esempio, il sistema di mira assistita può risultare impreciso in specifiche situazioni, oppure alcune meccaniche secondarie (come il compellamento delle anime) risultano superflue e poco soddisfacenti, come un compito da svolgere lungo la via; queste però sono davvero cose da niente in confronto alla maestosità del titolo. Se siete fan del primo Hades troverete il suo seguito un upgrade in quasi ogni aspetto, mentre se non vi avesse soddisfatto potreste trovare qui un’esperienza che vale il vostro tempo.
Qualche spunto tecnico
Il gioco su PC è tremendamente leggero: sulla mia 3060 gira senza problemi a 144 fotogrammi al secondo in 1080p (potrebbe fare addirittura di più, avessi un monitor adatto) e può vantare dei requisiti minimi veramente bassi. Inoltre, da esperienze di colleghi e dai pareri degli utenti online, è estremamente raro che possa creare problemi tecnici. Anche su Nintendo Switch 2 fa un’ottima figura: oltre ad avere una fantastica edizione fisica (che include un compendio dei personaggi da 32 pagine, colonna sonora in digitale e una copertina reversibile), in modalità TV sfoggia 120 fotogrammi al secondo in 1080p, mentre in portatile è comunque perfettamente giocabile a 60 fotogrammi (stessa risoluzione) senza mai un calo. È da notare come gli sviluppatori stessi abbiano sottolineato che, sebbene non sia un’opzione in-game, è possibile “forzare” il gioco in 4K interpolato, tramite le impostazioni della TV (facendo però così calare gli FPS a 60). Su entrambe le piattaforme i tempi di caricamento sono molto bassi, consentendo di avviare una partita in qualsiasi momento si abbiano 20-30 minuti a disposizione.
Sebbene abbia provato il titolo solo su queste due piattaforme, questo è anche disponibile sull’originale Nintendo Switch a 720p, che sia in modalità portatile o fissa, con un target di 60 frame al secondo, ed è naturalmente uno dei giochi più giocati su Steam Deck. Quello che però accomuna tutte queste piattaforme è la ciliegina sulla torta: Hades II supporta il Cross-Save su tutti i dispositivi, permettendo di sincronizzare i propri salvataggi senza dover ricominciare il gioco saltando da una console all’altra (sebbene aggiunga un lieve tempo morto nei momenti di sincronizzazione, a inizio o fine run).
Tirando le somme

Mi sento un po’ di parte a scrivere una recensione che parla praticamente solo di aspetti positivi, ma fatico davvero a trovare dei punti deboli in quello che è, senza mezzi termini, un capolavoro inattaccabile. Ho seguito e giocato questo titolo dal primo accesso anticipato, ogni volta pensando “Non potrà migliorare più di così”. Eppure ogni volta ci riusciva, e adesso che è finalmente completo non posso trattenermi dal condividerlo col mondo: come Sisifo col suo masso, Supergiant ha inseguito la perfezione senza mai mollare l’osso, avvicinandosi pericolosamente a qualcosa di irripetibile. In un’industria di giochi da 80€ che necessitano di continue patch, quest’anno i titoli da 20-30€ hanno fatto scuola.