Limbo & Inside – Doppia recensione

Inside e Limbo sbarcano su Nintendo Switch, gli unici due giochi di PlayDead: inquietanti ed intriganti tra morte e resurrezione e società distopiche

Condividi l'articolo

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su email
Genere: Puzzle Platform
Multiplayer: Non supportato
Lingua/e: Testi a schermo in italiano

Peccato originale

Ho finalmente avuto l’occasione per la prima volta di mettere la mani sui due unici giochi confezionato da PlayDead negli ultimi 8 anni: Limbo e Inside. Due titoli atipici, che risaltano nel panorama videoludico attuale con una struttura particolare, a metà strada tra puzzle game ed esperienza sensoriale.

La mia fortuna è stata anche poterli giocare uno di seguito all’altro, prima Limbo poi Inside, in una sorta d maratona per recuperare le opere dello studio, saggiarne i miglioramenti da un gioco all’altro, da Limbo, perla opaca, opera prima difficile da capire e un po’ ruvida a Inside, perla, vera e propria, non esente da difetti ma sicuramente rifinita in maniera maniacale.

A livello ludico i due titoli sono assolutamente sovrapponibili. la progressione nei due giochi è identica, i comandi e le azioni che il giocatore deve intraprendere sono le stesse. Altro non si fa se non far procedere il personaggio livello dopo livello, puzzle dopo puzzle, alla scoperta dell’ignoto.

I puzzle sono semplici, lineari, con una sola soluzione possibile: spesso si tratta di spostare casse, saltare su piattaforme con il giusto tempismo o sfruttare la fisica in modo tale da riuscire ad aprire passaggi e sbloccare meccanismi. Tutti e due i giochi hanno la totalità dei loro puzzle basati sulla fisica, e non c’è soluzione che possa sfuggire alle leggi della gravità (o quasi).

Black is the new orange

A livello di gameplay comunque Limbo mostra il fianco, si vede che è un titolo di qualche anno fa che ad oggi si salva, parzialmente, solo per l’ispirato comparto artistico. Limbo è costituito per la sua totalità da tinte scurissime, è quasi sempre tutto nero, lascia qualche spazio a profondi blu della notte e a qualche luce sparsa qua e là. Insomma, ancora oggi si porta dietro il sapore di un’opera prima acerba, osannata all’epoca per la “rivoluzione” che costituiva nell’ambito indie, e non solo, oggi invece sa un po’ di già visto. La prima opera di PlayDead risulta pesante, a volte anche tediosa, il sistema di movimento non è invecchiato come avrebbe dovuto e la gran parte degli enigmi sa di già visto. Non che non funzioni, rimane ancora oggi un piacere da giocare, ma è come se il mondo fosse andato avanti e lui fosse rimasto lì. 

Cosa che è successa d’altronde: l’esperienza è rimasta immutata ed immobile da sette anni a questa parte. Giocare quindi oggi Limbo su Switch è un po’ anacronistico. Sebbene il gioco si adatti perfettamente all’esperienza di una console portatile, e con Switch ci si può godere tutta l’avventura in modo più “personale” che dinnanzi a una televisione, non mi sento di promuovere limbo come fu promosso all’epoca. Sebbene rimanga comunque molto interessante con spunti di design all’epoca innovativi, la sua formula negli anni è stata iterata da tantissimi altri giochi ed è stata evoluta proprio dal suo “sequel” spirituale.

Buona la seconda

Inside è quindi Limbo ma aggiornato al 2018. È semplicemente perfetto: tutto è ben coordinato, il protagonista si muove nei livelli in maniera verosimile, con delle animazioni mozzafiato che trasmetto alla perfezione le emozioni che sta provando. Le sue incertezze, l’inerzia, il peso del corpo durante i salti nel vuoto o nelle sezioni in acqua, è tutto un piacere da controllare, sia in modalità portatile che con il pro controller. 

Gli oggetti con cui si interagisce a schermo hanno il giusto peso, tutto è al suo posto. Risolvere gli enigmi per procedere  portare a termine la storia del ragazzo è una favola, davvero un piacere.

L’alone di mistero che circonda tutta l’avventura: perché gli uomini, se sono uomini, vengono deportati? E le guardie con la maschera chi sono? Cosa fanno e da dove vengono? Perché gli animali sono impazziti e le fattorie sono piene di carcasse di maiali? 

Il mondo dispotico creato dai ragazzi di PlayDead rimane misterioso e intrigante dall’inizio alla fine del gioco. 

E che fine! Quasi slegata da tutto il resto del titolo, con mille interpretazioni possibili e con mille chiavi di lettura. Gli sviluppatori non si lasciano sfuggire mai indizi o briciole di trama nel corso del gioco, è tutto lasciato all’interpretazione del giocatore.

Si ma quindi alla fine che significa?

Però, ecco: perchè? Perchè deve essere il giocatore a dover costruirsi trama e ambientazione dalle poche indicazioni lasciate qua e là dallo sviluppatore? Certamente è più intrigante ma in molti potrebbero trovarlo vuoto.

Dal punto di vista squisitamente tecnico i due giochi non mostrano incertezze né a livello di framerate che a livello di risoluzione: sono fluidi per tutta la durata dell’avventura e Inside, più che Limbo, offre degli scorci a tratti davvero mozzafiato. La riproduzione delle luci e degli specchi d’acqua è davvero d’impatto: il sistema di illuminazione tutto fa gran parte dell’esperienza ed è evidente che lo studio di sviluppo vi ha dedicato moltissima attenzione.

Non so se Inside e Limbo sono i capolavori sbandierati ai quattro venti da molti giornalisti, quel che è certo è che se l’opera prima di PlayDead mi ha lasciato abbastanza indifferente, Inside è riuscito a catturarmi e a portarmi in un mondo dispotico di cui vorrei davvero conoscere qualcosa in più, ma che dubito avrò la possibilità di esplorare nuovamente. Lascia un po’ l’amaro in bocca la necessità di dover costruire un senso a queste due avventure, ma è anche parte del loro fascino. 

Sicuramente si tratta di due titoli che vanno capiti e che non si adattano a tutti i palati: i più di voi che bramano esperienze di gameplay profondo, storie ricche di dettagli e sfide impegnative dovrebbero volgere la loro attenzione altrove. Se volete un’avventura leggerà, interessante e che lascia ampio spazio alla vostra immaginazione Inside, ancora più di Limbo, è lì ad aspettarvi. Il prezzo è un po’ alto per quello che offre in termini di durata, ma è controbilanciato da un comparto artistico di tutto rispetto.

Ho finito Limbo e Inside senza prendere tutti i collezionabili. Inside l’ho finito due volte.
Pro: Due misteriore e intriganti avventure!
Contro: Limbo è invecchiato. Statene alla larga se cercate giochi pregni di gameplay!
8.0

Potrebbero interessarti

Recensioni

Circle of Sumo – Recensione

Yonder porta lo sport del sumo su Nintendo Switch, ma in un modo totalmente diverso da come potevamo immaginarlo. Circle of Sumo è una festa multiplayer!

Speciali

Fantastico Studio – Milan Games Week 2018

È tutto Fantastico La Milan Gamesweek è stata come al solito un grande momento di incontro tra ogni tipo di giocatori. Le cose da vedere

Recensioni

All-Star Fruit Racing – Recensione

Fruttariani, fatevi avanti! Da qualche anno a questa parte l’Italia ha iniziato a compiere i suoi primi passi nel mondo dell’intrattenimento videoludico. Sembra che il

Speciali

La mie paure per Metroid Prime 4

Attendo il nuovo Metroid Prime 4 con tutto me stesso. Ma gli ultimi giochi Nintendo, stanno facendo vacillare il mio entusiasmo. Perché?

Recensioni

Hey! PIKMIN – Recensione

Hey tu! Sì, parlo a te col fiore in testa! Hey Joe è un pezzo della tradizione americana portato alla ribalta dalla celeberrima versione di

Recensioni

Kirby’s Blowout Blast – Recensione

Una palletta rosa tra le parole Nintendo e 3DS! Kirby si trova alla grande su Nintendo 3DS/2DS: quella che la sfera rosa di HAL Laboratory ha

Recensioni

I and Me – Recensione

Non un gatto, ma due. O è lo stesso? I and Me è un misto tra platform e puzzle game che più indie di così

Recensioni

Flip Wars – Recensione

Flippami e Switchami tutto! Nintendo Switch e multiplayer, un connubio perfetto fin dal primo video che ha presentato al mondo la console della casa giapponese

No more posts to show