I tristi detrattori di Pokémon non ci fermeranno

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Let’s Go togheter

Un po’ ce la siamo cercata. Dopo anni in cui abbiamo lottato per dimostrare di essere i migliori, i più appassionati e competenti in merito ai prodotti che amiamo, era prevedibilissimo immaginare che saremmo arrivati al punto in cui la nostra competenza ci si sarebbe ritorta contro – in un modo o nell’altro.

E dopo 20 anni e più di Pokémon, un esercito di allenatori non più in erba reclama con diritto – più o meno lecito – il ruolo di pontefice di ciò che si possa o meno fare nel creare un nuovo videogioco di un franchise capace di raccogliere sotto la propria egida giocatori di differenti generazioni.

Ma è giusto? Dipende. Allo stato attuale proprio no.

I fan, quelli belli, di età e provenienza differenti!

La passione e la dedizione viaggiano di pari passo quanto il videogiocatore decide di tassellare la propria quotidianità non solo con il semplice intrattenimento ma anche con il confronto e l’analisi, spingendosi con decisione verso l’approccio critico. Naturale per chi non vive passivamente il medium, sia chiaro, ma nessuno ci ha insegnato quali siano le linee guida su cui stendere le nostre valutazioni, quali siano i limiti dell’oggettività e della soggettività, quindi tutto sta all’empatia e all’umiltà del giocatore nel porre paletti ed evidenziare limiti di una produzione.

Spesso i buoni propositi di chi vorrebbe condividere conoscenza e giudizio si vanno però a scontrare con eccesso di entusiasmo e sicurezza, e ci ritroviamo su un pulpito fragile, costruito a nostra immagine e che si sostiene con la forza della convinzione, la cui intensità sostiene le travi di caracollanti idee che però ci appaiono solide e talmente convincenti da identificare come fazioso o ingenuo chi non le condivida.

E nel caso di Pokémon questa cosa ha perso il controllo, in particolare pensando ai prossimi Let’s Go Pikachu e Let’s Go Eevee, massacrati da un’utenza sempre meno incline all’attesa e più incline a esprimere pareri caustici generati dalla collisione con le proprie aspettative. E che due poké ball, fatevelo dire!

Nulla sfugge all’occhio del vero fan!

Ammetto di essermi impegnato parecchio per scrivere quanto espresso finora in un italiano composto e ordinato, ma la voglia di mollare i freni e lasciarmi andare al rant imperioso è presente e costante, che pulsa sotto pelle al ritmo di un ballo che si può concedere solo chi conosce i passi. Con questo non c’è intenzione di porsi a priori al di sopra delle parti, nel privè ricco di caviale e champagne dove alloggia chi ha ragione e illumina i propri interlocutori con un sorriso smagliante, no assolutamente. Qui c’è solo una grande delusione di fronte ad una fanbase (coinvolgendo anche alcuni personaggi del settore) che sembra aver perso di vista i meccanismi base dell’industria.

In sintesi: un prodotto si fa per vendere a più gente possibile, non per venire in contro alle richieste di sostenitori che con il passare degli anni diventa refrattaria al cambiamento e sente di avere un credito verso il marchio o l’azienda da sempre sostenuta. Perché magari ce lo dimentichiamo, ma nel momento in cui abbiamo comprato il gioco, magari più volte, abbiamo semplicemente ricompensato chi ci fornisce intrattenimento per… l’intrattenimento di cui abbiamo goduto. Non è un investimento per il futuro, ma un contratto da ridiscutere e (eventualmente) riconfermare di volta in volta, soprattutto oggi che il numero di informazioni di cui disponiamo prima che un prodotto arrivi sugli scaffali è più che sufficiente a dissipare ogni nostro dubbio in merito.

Il mondo di Sole e Luna è croce e delizia per i fan.

E invece no, perché è più facile lasciarsi trasportare dalle emozioni, costruire sentenze sulla propria esperienza e – per carità, non si mette in dubbio – competenza sul soggetto appena ci viene mostrato qualcosa che non ci veste come avremmo voluto. E diventa una caccia alla debolezza, all’errore, alla fraintendimento, alla svista: ogni cosa è buona per sottolineare come tutto fosse meglio prima, come il nuovo stia chiaramente perdendo di vista la strada, come conti solo il soldo, come quella scelta di gameplay sia chiaramente sbagliata per tanti “validi” motivi.

La cosa sta diventando a tratti tediosa, in quanto non porta nulla di costruttivo o interessante alla discussione. Fin dall’annuncio di Pokémon Let’s Go Pikachu e Pokémon Let’s Go Eevee abbiamo dovuto assistere ad una corsa a chi per primo dicesse la banalità più grossa, spesso incorrendo in cantonate degne da premi oscar che non rendevano giustizia alla figura competente che l’interlocutore voleva interpretare.

Che poi davanti a questo tuti zitti e a casa!

“Ma cos’è quella grafica”, “Ma basta Kanto”, “Che brutto il sistema di cattura di Pokémon Go”, “Ma cosa fanno Pikachu e Eevee con la frangia”, “Ti vendono Mew a 50€ con la Poké Ball”, “Perché alla prima palestra mi chiedono un tipo specifico di Pokémon, i bambini non sono mica stupidi” sono solo alcune delle critiche raccolte in questi due mesi circa e ancora fatico a trovarne qualcuna che vada realmente ad affrontare una criticità vera della produzione. VERA, non legata ai gusti, ma che sia riconducibile ad evidenti lacune nel design.

Perché se il massimo della tua espressione è “Non lo voglio un porting di Pokémon Go” oppure “Guarda lo screen di Yokai Watch 4”, quello che ti consiglio è di andare oltre. Ci rivediamo l’anno prossimo, che tanto ci è già stato promesso un nuovo titolo adatto a tutti i fan “core” che amano consumare ogni poké pixel esistente.

Ciao, a presto, adieu, auf wiedersehen.

Andare oltre, non c’è niente da guardare

Non è così difficile capire che nel momento in cui Let’s Go Pikachu e Let’s Go Eevee vengono definiti titoli “per tutti” non stiamo parlando di un fantastico mutaforma in grado di adattarsi al bambino così come all’allenatore hardcore. Perché un tare miracolo di progettazione esiste solo nel mondo dei sogni e nella testa di chi è convinto che il target si raggiunga con piccole modifiche alla difficoltà e alla user interface e non attraverso la pianificazione di un sistema dedicato costruito con un’idea precisa fin dalla sua struttura base.

“Per tutti” può essere un’esperienza più leggera e comunque in grado di toccare le corde della nostalgia o può esserlo un videogioco profondo quando basta ma ricco di meccaniche fresche e accessibili. “Per tutti” presuppone che il prodotto sia fruibile anche dai più piccoli e quindi, necessariamente, si presenterà in modo molto morbido per non allontanare l’utenza meno avvezza al genere. “Per tutti” non è un marchio di infamia né tantomeno la scorciatoia di chi non è in grado di proporre qualcosa di elaborato e soddisfacente.

Che poi, a pensarci bene, i Pokémon ormai sono diventati definitivamente “per tutti”, per loro natura. Ci si poteva aspettare altro?

“E se va bene a me, buon Pokémon a tutti!”

Dopo aver testato con mano la prima build disponibile di Let’s Go Pikachu e Let’s Go Eevee non posso certo perdermi in proclami di eccellenza, consigliando con fiducioso ottimismo di seguire l’opera di Game Freak in quanto capolavoro annunciato. Il contesto della produzione, così come i suoi valori, sono ben chiari e ci invitano ad approcciarci al gioco con spirito critico costruttivo – e non distruttivo.

È molto facile che alla fine questo titolo si presenterà in una forma ben distante dall’eccellenza, a causa di limiti tecnici che già si palesano oggi e per via di un design che fa volutamente un passo indietro per avvicinare ed inglobare l’utenza acquisita in questi due anni di Pokémon GO. La gestione della cattura senza scontri, che ci farà usare molte Poké Ball, così come l’esperienza distribuita a tutti ad ogni nuova aggiunta alle nostra fila, sono tutti sistemi nuovi da verificare all’atto pratico, sopratutto per chi quando chiude gli occhi vede impressi sulle retine i menù tanto cari. Poi, chissà, magari la progressione non sarà scandita in modo sufficientemente frizzante e potrebbe essere a tratti erratica – o troppo lineare, proprio per non allontanare un certo tipo di utenza – e mancherà dell’epicità che si poteva percepire in alcuni episodi della serie principale… ma possono dei limiti essere pesati al pari di veri difetti in fase di valutazione? Può davvero “quello che sarebbe potuto essere ma non è” diventare il mantra nel momento in cui ci accingiamo a valutare un titolo?

Può esistere la via di mezzo in cui ritrovare un’esperienza sufficientemente interessante senza che nella nostra testa riecheggi il fastidioso rumoreggiare dell’aspettativa disattesa?

Tranquillo Pikachu, ce la feremo!

Alla fine quella che era nata come una critica alla ricezione di Pokémon Let’s Go Pikachu e Pokémon Let’s Go Eevee si sta gradualmente tramutando in una denuncia dell’attuale utenza videoludica, in quanto il ragionamento di cui sopra si potrebbe estendere a qualsiasi altra produzione, ma la volontà è di rimanere su di una community che per via di un paio di produzioni incerte ha prepotentemente virato verso le sponde dell’insoddisfazione costante, della risposta caustica ad ogni tentativo di vicinanza, come fosse stata tradita nel peggiore dei modi.

Sì, Sole e Luna non hanno rappresentato quella corposa e sorprendente svolta tanto attesa – sebbene qualche novità interessante l’abbiano introdotta – e dopo le “Ultra” delusioni che hanno graziato l’utenza 3DS l’anno successivo (e anche qui… perché titoli così simili agli originali non sono finiti su Nintendo Switch anziché andare a raschiare il fondo della credibilità sulla console più posseduta dai fan?) si è sentito davvero il bisogno di un gesto “distensivo” da parte di TPC, che mostrasse una positiva intenzione di tornare a legarsi alla propria utenza come ai bei tempi. Sno d’accordo.

Ma se lo stessero già facendo?

Stanno lavorando alacremente per voi, non fatevi distrarre dai pupazzi!

Tra tutti i brand attualmente in circolazione, Pokémon è probabilmente tra quelli che ha goduto del maggiore supporto negli ultimi anni. Da possessore di più piattaforme, nonché di telefoni prestazionalmente adeguati al gioco, ho potuto vedere passare davanti a me una serie molto ricca e diversificata di esperienze: Pokkén Tournament, Pokémon Shuffle, Pokémon Super Mystery Dungeon, Pokémon GO, Detective Pikachu, Pokémon Ultra Sole / Ultra Luna, Pokémon Quest… e fra poco il due Let’s Go. Senza contare il costante e sempre crescente supporto al gioco di carte collezionabili e tutte le serie animate e film in arrivo.

Premesso che ogni cosa è migliorabile e che accontentarsi è il primo passo per peggiorare lo stato delle cose, ci troviamo davvero in un contesto in cui il brand si sta allontanando dai giocatori in un processo di costante e inesorabile peggioramento? Ogni nuovo gioco è davvero meritevole di essere demolito in ogni suo aspetto? O possiamo trovare in ognuno di questi i lati positivi sui cui costruire il futuro dando segnali con gli strumenti di cui disponiamo? Perché possiamo confrontarci, fornire feedback e poi esercitare il nostro potere di consumatore acquistando o meno. Sì, abbiamo ancora questa opzione… incredibile, vero?

Se è la tua kryptonite, non cedere e non comprarlo!

Pensando a Pokémon Let’s Go Pikachu e Let’s Go Eevee vorrei concentrarmi sugli elementi che ci riconducono al cartone animato, su Jessie e James, sul nostro compagno che vuole rimanere sulla spalla e non entrare nella sfera, sull’espressività dei personaggi, su Mewtwo che ci attende nella grotta celeste, sui Pokémon da cavalcare… e sì, anche sulle personalizzazioni e sulla frangetta che si può fare al Pokémon. Perché possiamo partire da questi elementi comunque interessanti per vedere cosa ci attende – chissà che non ci sorprendano.

Perché di un’opportunità dobbiamo cogliere solo ciò che non rappresenta? Perché nella personalizzazione vediamo il fanservice o l’instupidimento? Perché del sistema di cattura di Pokémon GO vediamo solo la semplificazione e non un progresso nell’accessibilità? Perché nella grafica semplicistica vediamo pigrizia e poco impegno e non una scelta stilistica – magari atta a differenziare in maniera decisa questa produzione dalla prossima?

Li amo. Ma fate qualcosa per Meowth, è orribile! =D

Un po’ di pazienza non guasterebbe. Se il gioco non si rivelerà un capolavoro sarà lecito dirlo e condividere il parere, ma non necessariamente possiamo imbastire discussioni basate sugli estremismi, che sono il male in ogni benedetto settore. Cercate il buono e curiosate con noi, perché qualcosa che possa far vibrare il cuore del fan potrebbe essere nascosta dietro ogni pixel, non credete anche voi?

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