Bentornato Crash, grazie di esistere – Libero Pensiero

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Storie di marsupiali folli e nostalgia

Bentornato Crash Bandicoot e grazie di averci riportato negli anni ’90! Il successo che stai ottenendo in questi giorni è indubbiamente meritato, perché con un pacchetto di tre giochi a prezzo budget stai consentendo a tantissime persone di compiere un commosso viaggio nella propria infanzia videoludica, alla scoperta delle proprie origini di gamer. Un dono prezioso per tutti i retrogamer, un regalo inatteso per tanti fan del buffo personaggio rimasti a bocca asciutta dall’abbandono di Naughty Dog dalle redini della serie – perché i titoli usciti dopo non li consideriamo neanche, sia chiaro.

Ma il traguardo più grande che abbiamo raggiunto grazie a questa “N’Sane Triology” approdata recentemente nei negozi (per ora su PlayStation 4, più avanti chissà…) è la presa di coscienza di come i giochi appartenuti alla nostra infanzia possono in tanti casi invecchiare davvero, davvero, davvero molto male.

Inutile nascondersi, ti conosco bene!
Inutile nascondersi, ti conosco bene!

Ammetto candidamente che nelle mie conversazioni in merito a questo remake io possa aver “peccato” un po’ di spocchia: gli originali non mi hanno mai fatto gridare al miracolo, principalmente perché il primo episodio l’ho trovato mediocre e poco giocabile mentre i seguiti – sebbene chiaramente migliori – risultavano già fuori tempo massimo per soddisfare i miei gusti di giocatore che si muoveva convinto nel mondo del giochi in 3D come Super Mario 64 o (per non fare la figura del Nintendaro) Ape Escape.

Piccola parentesi su Ape Escape: possibile che un gioco così clamoroso a livello tecnico e innovativo nei controlli, nonché pregevole per game e level design, sia sparito dai radar mentre il marsupiale psicopatico ce lo siamo portato fino ai giorni nostri come icona del gaming e irrinunciabile esperienza da rivivere nel 2017? Questo è il potere della nostalgia, cari amici. C’è ben poco da fare quando entrano i gioco i ricordi.

Giuro, io il Metal Gear me lo ricordavo diverso...
Giuro, io il Metal Gear me lo ricordavo diverso…

Ape Escape (ma non dovevamo parlare di Crash?) è partito con un primo episodio eccellente (al contrario di Crash – vedete che ne parliamo?) per poi rinnovarsi e ampliare possibilità e meccaniche sulle console delle generazioni successive, oltre che portatili, proprio per la bontà del prodotto. La bontà dell’idea e della sua realizzazione non sono mai state in discussione, tanto meno l’appeal dei personaggi: i giocatori giapponesi sono cresciuti vedendo nella serie Sony un brand che è andato avanti con loro, spegnendosi solo alla fine del ciclo vitale di PlayStation Portable – togliendosi però la soddisfazione di alcuni cammei molto rilevanti, come nella serie Metal Gear Solid.

Crash invece?  Dopo una trilogia che non si sa bene come è assorta a “Legendary Tier” agli occhi di tanti videogiocatori, ha visto un declino quasi imbarazzante nel passaggio ai nuovi sviluppatori (tanti) che si occupavano di far fruttare al meglio un brand che continuava a passare di mano tra diversi (tanti) publisher, speranzosi di ricreare il successo dei tempi dell’originale PlayStation. Ma la realtà delle cose è che non esiste un brand capace di vendere solo con il nome quando viene a mancare la qualità e Crash, così come Spyro (a cui stava andando un po’ meglio fino a Skylanders), è diventato l’ennesima icona del passato che si è accartocciata su sé stessa.

Mi raccomando, adesso remake anche per questa trilogia, così tutti di nuovo sul "Nostalgia Train"
Mi raccomando, adesso remake anche per questa trilogia, così tutti di nuovo sul “Nostalgia Train”

Ma perché parlavo di spocchia prima della – cruciale – digressione su Ape Escape? Perché nei mesi di avvicinamento alla release del remake di Crash Bandicoot ho incrociato diversi giocatori entusiasti del progetto, che non vedevano l’ora di mettere le mani su questa trilogia messa a nuovo per gli standard odierni. Lungi da me voler mettere in discussione i gusti, mi limitavo a fare una semplice domanda, molto diretta:

“Quanti anni avevi quando ci hai giocato?”

Qui l’interlocutore capiva subito il punto e realizzava perché, fino a quel momento, la mia mimica facciale non fosse certo quella di una persona che attendesse con impazienza l’N’Sane Trilogy: chi diceva 6 anni, chi 9, chi addirittura “Mio padre mi ha messo il pad in mano la prima volta con Crash… avevo 3 anni”. Beata gioventù… l’unica cosa che potrei rimproverare a mio padre è proprio l’allergia ai videogiochi, un po’ li invidio.

"È BELLIZZZIMIZZIMOOOOOOO"
“CRESC È BELLIZZZIMIZZIMOOOOOOO”

E qui casca il marsupiale, sui ricordi della nostra infanzia. La maggior parte dell’interesse che si è generato verso questo remake è generato da un collettivo “moto nostalgico” di una generazione di gamer che ritrova i propri natali su PlayStation, la console che per prima ha introdotto il concetto di diffusione di massa del videogioco come forma di intrattenimento accettata da ogni genere di persona – non che gli altri non ci abbiano provato… è che solo Sony ci è riuscita.

Chi non vorrebbe rivivere il passato? Chi non ricorda quanto era divertente giocare da piccoli? Quando sei piccolo non esistono i difetti e il gioco è immensamente più bello di quello che è in realtà proprio grazie all’enorme fantasia di cui disponiamo e alla grande capacità di immedesimarci e “riempire i buchi” che i limiti tecnologici impongono. Quante volte pensate ai titoli che da piccoli vi “incutevano terrore” o vi sembravano un viaggio in un sogno e provate a cercarli su youtube per accorgervi che, forse, stava tutto nella vostra testa? “Davvero mi sudavano le mani a giocare questa roba?“. “Ma io questo boss lo ricordavo più spaventoso“. “Ma questo livello era così piatto? Io lo ricordavo grandioso!“.

"Quindi Crash sarebbe difficile come Dark Souls? Ok" Disse Battletoads.
“Quindi Crash sarebbe difficile come Dark Souls? Ok” Disse Battletoads.

Intorno ai 12-13 anni il Game Boy era il mio compagno di gioco preferito e durante le estati alternavo il mio tempo libero tra la lettura dei fumetti della Bonelli, il tentativo di ri-disegnarli, le partite a pallone e… Battletoads. Il maledetto Battletoads. Mannaggia alla miseria quanto cacchio era difficile. Mi ricordo di non essere mai andato più in là del livello nelle caverne, con i massi rotolanti da instakill e i nemici molto coriacei. Ma se ero arrivato lì voleva dire che avevo superato il primo livello, poi la palude e poi L’ODIATISSIMO LIVELLO IN VOLO IN CUI SCHIVARE I DANNATI MURI CON LE PUNTE.

E ci rigiocavo, e rigiocavo, e rigiocavo. E mi piaceva comunque tantissimo, quantomeno fino a quando la rabbia di non riuscire a proseguire non mi prendeva per il collo e metteva la parola fine al divertimento. Perché quando sei piccolo non è la qualità del gioco a definire la durata dell’esperienza, ma quanto tempo ci metti a scontrarti col muro della frustrazione. Andando più indietro ricordo come a 5-6 anni giochicchiassi su Commodore 64. Con Ghouls ‘n’ Ghosts e Turrican. Ovviamente non finivo neanche il primo livello (dannato joystick di qualità infima) ma ogni cosa mi entusiasmava. Dal semplice cambio delle armi di Arthur, al fatto che perdesse l’armatura, il mago, la papera… o vedere i fucili in Turrican, le cascate, il giroscopio… ogni piccolo dettaglio era un GRANDE dettaglio, un elemento memorabile e da ricordare, che si instaurava nella mia mente come oggi potrebbe fare solo una sequenza di 20 minuti che alterna bene gameplay, cinematiche e gratificazione del giocatore.

Ore ad aspettare i caricamenti davanti a questa schermata piena d'ansia!
Ore ad aspettare i caricamenti davanti a questa schermata piena d’ansia!

Che poi, in teoria, il Nintendaro è il RE della nostalgia: quello che compra i giochi della Virtual Console a prescindere, che si butta a pesce su ogni seguito del brand amato… perché un Nintendaro dovrebbe pontificare sulla nostalgia altrui? Perché abbiamo avuto una fortuna che altri non hanno avuto, ecco perché. Perché i brand che amiamo sono nati almeno 30 anni fa e ad ogni loro apparizione – salvo le lecite eccezioni – riviviamo le stesse emozioni originali senza ricorrere a sentimenti e ricordi, perché è la qualità stessa del prodotto ad essere altissima in ogni occasione, aggiungendo innovazione e creatività come e quanto fecero i capostipiti.

Per il Nintendaro i ricordi sono un “plus”, non la base della propria esperienza: perché quando Super Mario Bros. arriva e rivoluziona il mondo del gaming, si arriva al 3° episodio che sembra non stiamo parlando neanche della stessa serie tale è il salto in termini creativi e qualitativi. E quando Super Mario World sembra aver detto tutto quello che si poteva dire, da un lato si lavora a Yoshi’s Island e dall’altro si prepara la rivoluzione tridimensionale di Mario 64… che vede in Super Mario Sunshine una lezione irripetibile nei controlli di un personaggio in un mondo realmente 3D per estensione orizzontale e verticale. E via dicendo, di Galassia in Odissea facendo tappa su qualche Landa (licenza poetica, dai) o Mondo colorato.



Grazie Crash. Grazie a te stiamo tutti riscoprendo quanto può essere menzognera una memoria storica revisionista mossa dai sentimenti. Grazie a te stiamo riscoprendo come i giochi “difficili” di quando eravamo piccoli ci piacevano comunque perché non ci infastidiva rifare le stesse aree di gioco mille volte e morire nello stesso punto per altrettante: per noi i videogiochi erano la cosa più bella di sempre e anche nei momenti peggiori eravamo contentissimi di avere il pad in mano. Grazie a te, e in particolare grazie a questo remake della trilogia originale, stiamo finalmente capendo tutti perché la serie si sia spenta come un cerino in mezzo al progresso tecnologico: perché se già i titoli “leggendari” a conti fatti avevano grosse lacune o difetti e NESSUNO dall’era PlayStation 2 in poi è riuscito a realizzare qualcosa che fosse all’altezza o erano gli originali ad essere estremamente sopravvalutati o, effettivamente, il franchise meritava una degna sepoltura.

A conti fatti questi remake sono arrivati perché era molto più semplice riprendere il lavoro di 20 e passa anni fa e fargli il lifting piuttosto che trovare sviluppatori talentuosi in grado di creare un nuovo capitolo della serie realmente divertente: con il passare delle generazioni il “platform 3D di qualità” è stato abbandonato per manifesta incapacità dei vari team di sviluppo, che negli anni l’hanno inflazionato con una sequela di imbarazzanti avventure piatte e dal level design acerbo, lasciando tutto in mano a Nintendo e a qualche progetto estemporaneo in stile Yooka-Laylee.

Bentornato Crash e grazie per tutto quello che hai fatto. Ora però, da buon rivale, ti aspettiamo al varco con un nuovo episodio che non viva di ricordi sognanti o filtrati attraverso occhi gonfi di commozione. Ce lo devi, vista la calorosa accoglienza data ai tuoi remake. E magari fai arrivare la tua trilogia su Switch… non sarebbe male!

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