Ultra Street Fighter II: recensire il prezzo e non il gioco – Libero Pensiero

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Voti a tavolino e recensioni di cartone

Sì, 40€ sono davvero troppi: non ci siamo proprio se una cifra del genere viene chiamata in causa per mettere le mani su una riedizione (l’ennesima) di un grande classico dei picchiaduro. Capcom ci ha provato a dare valore all’offerta, ma probabilmente l’ha fatto giusto durante le pause caffè o in qualche filosofica seduta sulla tazza del water – non si spiegherebbe altrimenti la genesi de “La via dell’hado” e la qualità finale della sua realizzazione.

Quale poteva essere la cifra giusta? 20€? 25 considerando la release su un supporto che pare metta in difficoltà i publisher quanto a costi (vedi il caso di Rime)? Già, quella potrebbe essere l’ideale collocazione, nella fascia economica dove veleggiano le produzioni eShop indipendenti o di piccoli – ma talentuosi – studi, tra cui spiccano FAST Rmx e Snipperclips. Bene, siamo tutti d’accordo dunque, grazie per la lettura e al prossimo articol- come, non si voleva parlare del prezzo di Ultra Street Fighter II: The Final Challengers? E di che trattiamo oggi allora?



Caro Ultra Street Fighter II: The Final Challengers, è bello ritrovarti su Nintendo Switch per portare un po’ di sane mazzate sul ring della neonata console della casa di Kyoto. Ricordo ancora con grande affetto le emozioni che mi aveva generato la prima versione di quel coin-op così diverso dagli altri, con quei personaggi giganteschi (per l’epoca) che non esploravano livelli a scorrimento, ma si fronteggiavano in singolar tenzone con energumeni di stazza e stile sempre differenti.

Da giovanotto ero talmente gasato e impressionabile da essere intimorito dalla freddezza e dalla determinazione degli sguardi negli artwork, quasi le minacce in stile wrestling da Italia 1 fossero in realtà vere e rivolte alla mia persona. Ricordo anche in modo tremendamente lucido come un ATTACCHENSPLUGEN (il caro Tatsumaki Senpukyaku deformato dai campionamenti e dalle casse del cabinato) lanciato a caso mi permise di vincere un round contro un ragazzo più grande e decisamente più esperto… ma anche lui distante dalla padronanza assoluta del gioco in quanto novità per tutti. Mamma mia quanti schiaffi ho preso dopo. Senza pietà proprio, come è giusto che sia quando vieni sfidato solo perché stai perdendo e “ti salvano” la partita – pratica molto comune tra i più accaniti per non perdere i progressi una volta arrivati davvero avanti nel gioco. E comunque WOW best game ever.

Quasi più monetine che Hadoken però...
Quasi più monetine che Hadoken però…

Succede poi che sulla console destinata a diventare la tua preferita, l’amatissimo Super Nintendo, faccia capolino una versione ben lontana dall’arcade perfect ma tremendamente efficiente nel restituire il feeling originale. Ti ci snodi le falangi con i tuoi amici, fino alla morte, e poi perfezioni ogni tattica con i tuoi personaggi preferiti in una calda estate in cui il gioiellino a 16 bit e la cartucciona Capcom vivono in simbiosi con te dalla mattina alla sera. Ryu che legna tutti e poi cammina verso il sole per attaccare briga col primo che passa, Ken che finalmente supera i suoi complessi di inferiorità verso il rivale che lo trattenevano dallo sposare Eliza e Chun Li, che dopo aver commemorato il padre, toglie la divisa da combattimento e si lancia fuori dallo schermo dritta nelle tue braccia (sigh, magari!) con toppino e shorts che mamma mia gli ormoni scatenati. Senza contare Zangief che balla con Gorbaciov: da antologia per un ragazzino, che trovava in un videogioco un uomo politico visto solo nei telegiornali.

Street Fighter II mi ha regalato emozioni, ricordi e aneddoti… tra gli altri, con gli amici abbiamo coniato il termine “cazz-calcio” per Guile: quando eseguiva in salto il calcio medio e quello leggero aveva lo stesso sprite, con la sola differenza della mancanza della gamba dal ginocchio in giù nel secondo caso. Ed era fastidiosissimo, per priorità e portata, nonostante l’arto ritratto. Da qui il nome che ne delineava l’efficacia in relazione alla ben misera “spettacolarità”. La sconfitta per un “cazz-calcio” era l’umiliazione definitiva.

Il mitico "cazz-calcio" di Guile
A sinistra, il mitico “cazz-calcio” di Guile

Ma perché perderci in questi sentimentalismi e dietrologie da vecchi nostalgici, se stiamo parlando di un gioco uscito nel 2017 su una console del 2017? Per colpa di chi si dimentica che il valore di un prodotto va sì ritrovato con un’analisi il più oggettiva possibile e a tratti anche freddamente schematica, ma senza tralasciare però quanto l’esperienza debba anche cucirsi sul giocatore. Tutto il processo di scoperta e apprendimento è CRUCIALE nella valutazione di un gioco, in quanto in fase di design questo viene STUDIATO con attenzione.

Nel caso di una riedizione o di una remaster, solitamente diamo per scontato quanto già vissuto e ci limitiamo a verificare che tutto funzioni in maniera adeguata sul nuovo hardware, richiamando frammenti dell’esperienza già vissuta e completando con i ricordi. Ma è realmente giusto verso i consumatori? La risposta, di pancia, è un NO assoluto e l’ennesima conferma per quel che mi riguarda arriva dalla ricezione della stampa di Ultra Street Fighter II per Nintendo Switch.

Ma è realmente un gioco che balla tra la mediocrità e l'insufficienza? O è un voto al prezzo troppo alto?
Ma è realmente un gioco che balla tra la mediocrità e l’insufficienza? O è un voto al prezzo troppo alto?

È vero, la base del titolo è una riedizione di un titolo del 2008 che era un remake di un titolo del 1991, ma è davvero giusto far crollare la validità dell’operazione commerciale in funzione di questo? Arrivato sugli scaffali il gioco si trova di fronte a tre diverse tipologie di potenziali clienti: chi è appassionato della serie e non vede l’ora di rimetterci le mani, chi conosce la produzione e deve valutare per bene il da farsi e chi non conosce proprio la serie e si sta interessando per capire se la sua necessità di picchiaduro potrà essere soddisfatta. Da redattori dobbiamo pensare a quest’ultima categoria, che è effettivamente quella che ha più bisogno del nostro supporto e della nostra esperienza. Perché allora l’impressione è che il voto di questo Ultra Street Fighter II: The Final Challengers sia stato già assegnato d’ufficio al momento dell’ufficializzazione del prezzo di 40€?

“Sono troppi, doveva costare al massimo 15€ come quello per 360 e PS3”, “È un gioco vecchio, su PS4 c’è Street Fighter V e su Switch questa roba del Giurassico?” oppure “Capcom non s’è neanche impegnata, ha messo una modalità 3D inutile e i colori agli sprite per vendere tutto a prezzo maggiorato”. Ok, e allora? Da potenziale acquirente, di grazia, me lo dite com’è il gioco?



Con il passare degli anni i picchiaduro si sono evoluti, introducendo ogni volta nuove meccaniche e affidandosi sempre di più alle combo per segnare la differenza tra un professionista e un amatore. Un processo inevitabile che però, se proviamo a pensarci, può alienare una grossa fetta di giocatori interessati al genere che non hanno la voglia o la pazienza di mettersi d’impegno per padroneggiare lo spropositato numero di situazioni partorite dalla mente di Ono. Già con Street Fighter III e il semplice inserimento delle parry si era creato un nuovo livello di profondità che alzava l’asticella dell’accessibilità per i giocatori. Con gli anni abbiamo visto gli ISM della serie Alpha, il Focus in Street Fighter IV o l’uso della V-Gauge in Street Fighter V per differenziare gli stili di gioco dei personaggi e richiamare elementi di gameplay dei precedenti giochi.

Street Fighter II rimane l’ultimo capitolo dotato di un grado di accessibilità estremo, in cui l’abilità principale (permettetemi di semplificare) consiste nel conoscere in profondità l’area di controllo del nostro personaggio e sfruttare nel modo migliore la manciata di “mosse speciali” a disposizione. Le combo sono create dai giocatori scoprendo tempistiche e aperture, 3-4 colpi al massimo, magari partendo da un cross-up e via. Se non hai memoria per le lunghe combinazioni, non hai la reattività per le cancel o l’acume visivo per discernere i giusti frame puoi comunque goderti l’esperienza offerta, per nulla riduttiva o limitante. Il che non è poco.

Nel mentre, l'ultimo episodio fatica ad entrare nel cuore dei giocatori.
Nel mentre, l’ultimo episodio della saga fatica ad entrare nel cuore dei giocatori.

E per i nuovi arrivati questa esperienza si dipana su 19 personaggi da scoprire di battaglia in battaglia, sia nelle loro tecniche di combattimento che nella (superficiale invero) trama. Un passo alla volta per mettere insieme i pezzi: chi è il “cattivo”? Chi l’eroe? Chi è il più figo? Chi trasformerò da potenziale sfigato a dispensatore di morte verso i miei amici? Dai, ci si perdono le giornate su queste cose!

Non è neanche troppo corretto ridurre le nuove aggiunte al roster a dei semplici recolor (per quanto, sì, un po’ di pigrizia si percepisca), essendo caratterizzati da stili di gioco profondamente diversi e mirati a premiare l’aggressività – per non parlare della schivata “antiproiettile” di Violent Ken, novità assoluta rispetto ai personaggi che dovevano eseguire una mossa speciale per ottenere lo stesso effetto (eg. Zangief). C’è tanto da imparare, da scoprire, da verificare sul campo: introdurre personaggi come Evil Ryu, che possono andare giù in pochissimi colpi essendo però al tempo stesso in grado di ribaltare i match grazie al Raging Demon, quanto varia l’esperienza? Chi può diventare il Top Tier dello Street Fighter II definitivo? E qualcuno conierà qualche altro termine come “cazz-calcio” per ricordarlo insieme agli amici?

Un voto dato con freddezza, basandosi sul passato e sulla nostra prospettiva di validità dell’offerta è un voto sbagliato, di cartone, inutile girarci intorno: facciamo sapere al consumatore che il prezzo può essere un ostacolo, ma cerchiamo anche di ricordarci che c’è un gioco da vivere e da scoprire. Se Street Fighter II ha compiuto 26 anni e il suo Remix HD è del 2008, c’è tutta una fetta (enorme) di ragazzi che non ha idea di cosa stiamo parlando e che magari, ora, ha l’età giusta (15-16 anni almeno… e al tempo del remix magari non sapevano neanche impugnare il pad) per provare ad apprezzarlo. Questo deve essere il pensiero di un redattore e questo va considerato in fase di valutazione. Altrimenti è noia unita alla spocchia dell’esperto/anziano, che cerca di trovare giustificazione nascondendosi dietro l’ingombrante babau del prezzo d’ingresso. Che tristezza! Dov’è finita la passione che ci ha portato in questo mondo? È quella che dobbiamo trasmettere, non scordiamolo mai.

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