Colpevolezza rinomata, non mi sento di demonizzare la mancanza di chat online, la cui pecca più grave a mio vedere è il chiacchericcio nella sala d’attesa, qualcosa, quindi, di laterale al gameplay. Le emoticon proposte al fine ludico svolgono egregiamente il proprio mestiere. Simboli così elementari come “di qua!”, “strumento!” o “lancia!”, sopperiscono alla mancanza di comunicazione diretta con efficacia. Tuttavia potrebbe ugualmente capitarvi di incontrare un giocatore che nonostante ci sia un masso gigante da spostare e due Link stiano già spingendo, continui a deambulare manco stesse cercando l’uscita dalle giostre. Impossibilitati, con garbo e savoir faire, a urlargli la soluzione di questo criptico puzzle, come farete ad andare avanti senza perderci in salute?

La soluzione di ripiego a un problema che nel 2015 non dovrebbe sussistere, superfluo negare il contrario, è drastica e risiede nella blacklist, ovvero, la possibilità con un semplice tocco più pulsante di comporre una lista di cento persone sgradite con le quali non giocare mai più. Soluzione particolarmente efficace, dal momento che il multiplayer online va preso più seriamente di quello offline. Il gioco richiede un determinato impegno di coordinazione ma anche di concentrazione perché dato che la barra dei cuoricini, ovvero la nostra energia, è condivisa con gli altri giocatori, ne consegue che il fallimento di uno decreta il game over per tutti.
Raramente la grande N ha creato un’esperienza multigiocatore con connotati comparabili al single player, non tanto per le sensazioni intimiste suscitate da trama e narrazione, qui ridotte all’osso seppur capaci di far sorridere la gente come da dictat del mai troppo rimpianto ex-presidente, piuttosto per lo svolgersi dell’azione che tra nemici, pedane semoventi e altre mille diavolerie, non permette ai giocatori di tergiversare troppo e premia l’affiatamento ovvero la consapevolezza di far parte di una squadra, di avere un ruolo all’interno della stessa, di dover agire di precisione e di finezza, sia quando ci si dirige da soli verso l’obbiettivo, sia quando ci si trova alle spalle il peso di un altro giocatore, metaforicamente quanto fisicamente.

Mi piace affermare che il gioco offra tre tipi di esperienze diverse e variegate. Online, offline multi e offline single sono tre facce della stessa medaglia (anche se una medaglia ha solo due facce… avete capito anche qui): mentre l’esperienza locale rimane la solita festa multiplayer a cui Nintendo ci ha abituati da decenni, seppur sia consigliabile zittire i comprimari dell’avventura quando necessario, il comparto online invece, con la sua comunicazione deputata a otto consigli cliccabili a schermo, scandisce un ritmo di gioco ugualmente frenetico e richiede una riconfigurazione mentale verso il prossimo. Valutare se è il caso di fidarsi delle capacità altrui o se piuttosto conviene intervenire gettandosi in prima linea o lanciando di peso un altro Link verso la meta agognata, concedere fiducia nella giusta quantità a persone che non si conoscono, è una dinamica nuova che nell’economia di questa nuova iterazione Zeldosa diventa un punto a favore della giocabilità.
Nell’intenzione di non scuotere il pur granitico fulcro del titolo, l’esperienza in single player diventa più cerebrale, i tempi più smorzati, l’azione più macchinosa. In questo caso potremo solo controllare un Link alla volta, selezionandolo tramite schermo tattile inferiore, e aguzzare l’ingegno per capire come un enigma o un boss possa essere sconfitto efficacemente in un contesto nel quale gli altri Link sono dei fantocci immobili e senz’anima. La cosa funziona, e non fidatevi della vostra prima impressione che nelle fasi più complesse vi porterà a pensare che sia impossibile farcela da soli. Pur provando svariate volte il multiplayer, ho risolto tutto lo story mode in questa modalità, trovando alcuni passaggi, sì ostici, sì fautori di imprecazioni, ma mai impossibili o buggati. Tuttavia è doveroso ammettere che il single player in Tri Force Heroes è una soluzione modesta all’assenza di amici o sconosciuti online e che non c’è motivo valido per preferire questa modalità se è possibile sfruttare una delle due alternative.

Con degli enigmi tutti studiati intorno al gioco di squadra in tre, una modalità per due giocatori avrebbe avuto il tedio dell’impasse nel cercare di capire chi deve comandare il terzo incomodo e quando. Da una parte è semplicemente assurdo pensare che si possa giocare in uno e in tre ma non in due. Dall’altra il ragionamento proposto non fa una piega: contemplare questa possibilità avrebbe inevitabilmente “rotto” le meccaniche che funzionano così egregiamente altrimenti.
Nella modalità singolo, invece, giocatore affidare i restanti due Link all’intelligenza artificiale avrebbe nel migliore dei casi appiattito l’esperienza e reso automatico tutto ciò che c’è da fare, nel peggiore dei casi minato la giocabilità complicando anche l’azione più semplice a secondo che la cpu si fosse rivelata una compagna arguta o tonta. Quindi il single player funziona? Sì, certamente, ma è molto al di sotto della soglia di divertimento con la quale Nintendo fa leva sul giocatore da praticamente sempre e avere un tasto per poter muovere contemporaneamente i tre eroi della leggenda sarebbe stata un’accortezza gradita. Sigh.

Questo spin-off, oltre allo story mode, include anche una modalità mischia 1 contro 1 o anche 1vs1vs1 in cui i Link si sfidano a singolar tenzone all’interno di otto differenti arene, ispirate agli otto mondi principali, ma inedite. Le regole sono semplici: colpire più volte possibile gli avversari in un tempo risicato per uscire vincitori dalla conta finale comparativa dei cuori persi. Questa modalità Arena è una simpatica aggiunta che permette anche di impossessarsi di materiali rari più velocemente rispetto al metodo tradizionale. Inspiegabilmente la modalità download non è disponibile per la modalità mischia, fruibile quindi solo online o in locale con chi possiede anche una sua cartuccia.
Considerando il single player un buon allenamento per impratichirsi con le aree prima di scendere in campo con la vera offerta di Tri Force Heroes, l’approccio multigiocatore, si può stabilire che questo nuovo Zelda sia divertente come ci si aspetta e appagante. Il comparto grafico, salvo qualche rallentamento occasionale nelle fasi più concitate, è su ottimi livelli, con un character design pregevolissimo e la classica iconografia della serie che non smetterà mai di stancare.

Il sonoro è da acquisto compulsivo della futura colonna sonora, con grande enfasi sugli archi e i cori, con partiture che diventano più elaborate a seconda di quanto è alto il totem umano e addirittura di quale Link si sta utilizzando nello stesso, per non parlare poi delle easter egg song nella sala d’attesa o del fatto che tutte le musiche mutino in versione 8-bit se si gioca senza possedere la cartuccia o semplicemente si indossa la tuta classica.
L’avventura nella sua totalità è in grado di soddisfare i palati di chi cerca un’esperienza sfaccettata, complessa eppure genuinamente divertente, piena di humor quanto di sfida, adatta sia a sessioni brevi, grazie alla composizione dei livelli particolarmente adatti al gioco portatile, sia a sessioni una tira l’altra più prolungate e anche abbastanza longeva da meritare il prezzo pieno e da sconsigliare solo in caso davvero non ci sia la possibilità di giocare in tre, che sia nel calduccio della propria cameretta o sulla rete. In questo caso il consiglio è di convincere due amici a dotarsi di 3DS e di spolverare la propria tunica dell’eroe. Stile classico ma mai fuori moda.