Xenoblade Cronico – Scoprire e Ritrovare l’amore per i jrpg

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Emil Petrov

La prima volta che ho visto scorrere i titoli di coda di Xenoblade erano da poco passate le 123 ore di gioco.
L’ultima volta che l’ho giocato ero attorno alle 220.
Ricordo bene quel giorno, era un pomeriggio e ho affrontato tutta la fase finale del gioco per vedere, finalmente, l’epilogo. Per sentire finalmente Beyond the Sky e per capire dove, nel finale, fosse posizionata.
Si, dove fosse posizionata. Perché il posizionamento di una vocal song strappalacrime è a dir poco fondamentale per il giusto impatto emotivo. Xenogears, 1998. Quanti di voi c’erano?

Quando esisteva ancora Squaresoft e sapeva sfornare solo dannatissimi capolavori, l’era d’oro degli rpg cominciata su SNES e proseguita su Playstation. Xenogears, il titolo che ancora oggi considero il più bello che abbia mai giocato.
Xenogears, e Small Two of Pieces. Una vocal track semplicemente incredibile, capace di fare esplodere in lacrime il giocatore, dopo tutta la tensione accumulata nello scontro finale e dopo il meraviglioso epilogo. Fine della storia, inizio dei titoli di coda. “Run through the cold of the night, as passion burns in your heart, ready to fight, a knife held close by your side”.

Ecco, avevo sentito Beyond the Sky nel periodo di hype estremo tra l’uscita giapponese e quella europea e, dopo 100 ore di gioco circa, travolto dalla storyline incredibile, avevo cominciato a chiedermi se avrei pianto, se mi avrebbe trasmesso le stesse devastanti emozioni del finale di Xenogears.
E, dietro, c’era sempre Takahashi. Da me considerato un genio, per il suo modo unico di narrare e per la capacità di creare storie mai banali, mai scontate e capaci di tenere col fiato sorpreso fino alla fine, consci che potrebbe accadere qualsiasi cosa.
Da aspirante scrittore, lo considero un maestro.

Quando vidi il primo trailer di Monado: Beginning of the World, non ne rimasi particolarmente impressionato. Poco dopo, appresi che dietro c’erano i Monolith Soft., dietro c’era Tetsuya Takahashi, creatore di Xenogears e di Xenosaga. L’interesse crebbe, fino ad esplodere quando il titolo del gioco venne trasformato in Xenoblade.

XENO. Quattro lettere magiche.

Beyond the Sky, la vocal track, scritta da Yasunori Mitsuda. Mitsuda? Oh, mio, dio.
Un compositore unico, nonché colui che scrisse le musiche dei precedenti titoli di Takahashi.
Il magico momento arrivò, quindi, dopo 123 ore in cui, ammetto mi ero commosso più di una volta.
E il finale fu, semplicemente perfetto. Ricordo che rimasi seduto sul divano, in silenzio, a riflettere.
In silenzio. A riflettere su tutto quel che avevo visto, vissuto, provato. A riflettere, con tanta tristezza perché il viaggio su Bionis e Mechonis era finito. Era stato un viaggio incredibile, senza incertezza alcuna.
Orchestrato e diretto con grande maestria e capace di non annoiare mai.
Non mi soffermo a parlare dell’impatto visivo, semplicemente fuori parametro e, va ricordato, parliamo di un Wii.
Xenoblade Chronicles è stato il grandissimo e degno erede di Xenogears.

Si può dire "WOW?
Si può dire “WOW?

Personalmente, credo che il parametro ultimo per cui vada valutato un titolo sono le emozioni che sa trasmettere. Un parametro troppo personale per essere inserito nelle recensioni, spiegato o usato per convincere qualcuno a comprare il gioco. Xenoblade è un tributo a tutti coloro che sono cresciuti negli anni 90, periodo magico per i jrpg e allo stesso tempo l’evoluzione ultima del genere, capace di portare innovazioni così semplici da rivoluzionare tutto, così semplici da non essere mai state applicate prima.
Capace di restituire un mondo dalla vastità mai vista prima d’ora per un jrpg in single player, con una sua biologia, un suo ecosistema. Un mondo vivo, pulsante.
Un gioco con un orizzonte di eventi così vasto che non mostra mai la fine ma mescola continuamente le carte in gioco, ribalta situazioni e momenti tenendo sempre altissimo il livello narrativo.

E poi, ti fa sedere in silenzio, a riflettere. Triste, perché il viaggio è finito ma lieto, gratificato da tutto quel tempo speso meravigliosamente. Xenoblade è stato il gioco che mi ha fatto capire che il suo genere di appartenenza è ancora vivo e per far sognare non servono budget milionari ma narratori abili, compositori che mettono il cuore negli strumenti, sceneggiatori capaci di dar vita a un mondo e a protagonisti che non lasceranno mai il tuo cuore. Serve tanto, tantissimo cuore.

Vi lascio con Beyond the Sky, composta da Yasunori Mitsuda e cantata da Sarah Alainn. Ascoltatela e quando arriverete ai titoli di coda, tutto, vi sarà più chiaro.
Chapeau.

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