La storia, introdotta da un bellissimo filmato, è ovviamente semplice e veloce ma implementata benissimo con un senso di avventura che ricorda i famosi capitoli SNES. Innanzitutto i Nevichingi, nuovi nemici di Donkey Kong, risultano molto caratterizzati e sicuramente più belli da vedere della tribù Tiki di Returns, con pinguini malefici e trichechi goffi ma potenti.
La vera magia dei Retro, però, sta nell’aver inserito una progressione narrativa all’interno dei livelli: come accadeva in Metroid Prime e DKC Returns sarà la nostra attenzione per i dettagli a raccontarci la storia, stavolta in maniera implicita e puramente grafica, mischiando quindi il fantastico level design alla narrazione con risultati a volte impensabili. Tutto è molto più epico, dettagliato e sensato di prima, dal monocolo sulle mosche per ricordarci il più tipico dei piloti anni ’20, alla storia in background di isole rovinate dai Nevichinghi.
Ma volete sapere cos’è davvero epico?
Il leggendario David Wise, uno dei più grandi compositori della storia dei videogames famoso proprio per aver lavorato alla serie Donkey Kong Country, ha fatto coppia con un’altra leggenda, Kenji Yamamoto, quello dei vari Metroid per scrivere la colonna sonora di questo gioco.
Se Returns si basava su buonissime tracce remix, Tropical Freeze si impone come uno dei giochi con la miglior colonna sonora degli ultimi 15 anni. La varietà, la qualità, l’atmosfera e i pochi (ma incredibili) remix mi hanno lasciato a bocca aperta per tutto il tempo, è come se le musiche dei videogiochi, che dagli anni ’90 si sono evolute in una certa maniera, avessero preso in questi anni un altro ramo, di nascosto, più somigliante alle proprie radici ma incredibilmente evoluto: questo è il sound che David Wise ha dedicato al gioco. I temi sono sia orecchiabili che di qualità, ricchi di sorprese, originali, con chitarre elettriche e fisarmoniche inaspettate, la musica è dinamica e la genialità si spreca nelle citazioni velate, che solo le orecchie più fini comprenderanno, quando ogni tema acquatico si baserà sugli accordi di Acquatic Ambiance e la vostra salivazione avrà raggiunto livelli critici.
Ci sono tantissime tracce e per tutti i gusti, devo dire che nonostante io adori suoni notturni e sospesi, i pezzi felici e ritmici mi hanno conquistato più di tutti… ma il mio preferito è il tema dei Nevichinghi, quello che sa di epico, avventura e divertimento.

Il gioco è visivamente bellissimo, sia grazie allo stile che ha subìto una maggior caratterizzazione del solito, che alla componente tecnica che svolge benissimo il suo lavoro a 60 fps. Tanti colori e tanto pelo, animazioni straordinarie ma peccato per la mole poligonale a volte povera, camuffata un po’ grazie allo stile che deriva ancora dalle vecchie limitazioni del Wii e alcune texture appena accettabili, sopratutto nella resa grafica dei “mondi” (non i livelli), che sembrano usciti da una console 128 bit.
Questi non sono gli unici difetti del gioco, che purtroppo soffre di alcuni caricamenti noiosi, e di una particolare dimenticanza: lo schermo del gamepad rimarrà spento per tutto il corso dell’avventura, anche se la possibilità di giocare con la TV spenta è ancora disponibile.
Si parla comunque di una mancanza, più che un difetto ed è la stessa cosa che si può dire dell’implementazione del Miiverse: se New Super Mario Bors U e Super Mario 3D World hanno introdotto bellissime idee riguardanti il social Network di Nintendo, Donkey Kong Country: Tropical Freeze non fa nulla a riguardo. Peccato perchè mi sarebbe piaciuto vedere tutti quelli che si lamentavano della poca difficoltà in 3D World con commenti del tipo “bello, ma facilotto” e “livello simpatico ma facileeee!!!” trasformati in “Vi prego aiutatemi!” e “Come si finisce il terzo livello? Help.”.
Ci sono però le prove a tempo con leaderboards, di nuovo migliorate dai tempi di Returns, stavolta potremo addirittura salvare i replay e scaricare quelli dei nostri avversari per diventare speedrunners come si deve!
La longevità è aiutata sia da queste prove a tempo che dal buon numero di segreti all’interno del gioco e risulta pressochè buona.Nonostante il ridotto numero di livelli in confronto a Returns infatti, la lunghezza degli stessi è più estesa del solito e non lascia assolutamente l’amaro in bocca.
In definitiva, Tropical Freeze risulta un titolo più ricco e completo del capitolo precedente, capace di sorprendere e divertire dall’inizio alla fine. In un’epoca nella quale i platform innovativi sono all’ordine del giorno, i ragazzi di Retro Studios hanno deciso di continuare sulla strada tradizionale, ascoltando le poche critiche ricevute e migliorando tantissimo ciò che già era ottimo, creando quindi un gioco dalle basi immutate ma dalla qualità stellare. Qualche piccolo difetto impedisce a Tropical Freeze di arrivare alla perfezione, ma d’altronde se non ci fossero i problemi non ci sarebbe la possibilità di migliorarsi con un ulteriore seguito! Da comprare ad occhi chiusi.