Opinioni Opinionabili

Opinioni Opinionabili: Riflettiamo sui VG #11 – La vita selvaggia di Animal Crossing

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Pubblicato il
23 Febbraio 2014

Dato che citando South Park “ci rubano il lavoro” (un giorno faremo una rubrica a quattro mani intitolata L’angolo delle Opinioni Opinionabili dei Nintendari Imbruttiti) oggi non mi lamenterò di nulla. Metterò per scritto invece il mio atto di amore e attesterò la mia reputazione di amante infedele nei confronti di Animal Crossing.

Per chi ha vissuto l’epoca Gamecube (sono vecchio) Animal Crossing era la tipica “giapponesata che chissà se arriverà mai qui da noi, sicuro no”. Quanti Freeloader ha fatto vendere e quante copie di Animal Crossing americane hanno girato perl’Europa! Era il gioco del nerd sfigato che così almeno qualche amico ce l’ho, guarda quanti animaletti. Sono un uomo adulto adesso, indipendente: la mia casa, pagata con il mio lavoro e tutto il resto. Non c’erano visite in altre città, né monumenti da edificare, c’era una vecchia tartaruga babbiona come sindaco e le mie giornate passavano così fra un tiro a canestro e un film di Spike Lee. I mobili e altri oggetti potevano essere scambiati tramite inserimento di lunghe password in un complesso procedimento che ricorda gli ormai quasi abbandonati codice amico.

Ho ancora in testa la musichetta durante questa schermata

Ma torniamo al gioco. “Wow hai preso un gioco import? Deve essere bello per non riuscire ad aspettare la conversione. Di che si tratta?”

Ecco, è un simulatore di… Beh hai questa persona e la devi fare socializzare con gli altri abitanti del villaggio e…

“Ah tipo The Sims???”

No, non c’entra molto con the sims anche se… Tra l’altro tu non sei il dio al di fuori dello schermo che dice ai personaggi cosa fare, comandi direttamente il protagonista.

“Una specie di Second Life?”

No, senti, Second Life è un gioco dove fai le ammucchiate con pervertiti virtuali comandati da dodicenni dalle grandi mani. Animal Crossing è un gioco innocente proprio.

“Ma se il personaggio che controlli ha già le corna???”

E ho scritto questo episodio di Opinioni Opinionabili per fare questa battuta che mi tenevo dentro da quindici lunghi anni, grazie Nintendon, il mio obiettivo principale l’ho portato a termine, me ne vado.

Sappiate che negli episodi precedenti al 3ds blaterava moooolto di più

Vivi in una città! Probabilmente gli slogan pubblicitari sono più esaurienti di una recensione, una volta tanto. Agli occhi di un hardcore gamer, a prima vista, questo gioco non ha senso. Cioé non è nemmeno un gioco. Non voglio riempire la pagina di stereotipi scrivendo robe trite come “dove sono i mostri a cui sparare?” ma se ci pensate bene AC ti invita a disfarti della vittoria. Non giochi per un happy end. La vita continua anche senza di te. Gli abitanti vanno e vengono, che tu lo voglia o no. Giochi tutti i giorni per mantenere uno status invariato, ma per quanto tempo lo potrai fare? Per quanto tempo impedirai al falchetto tutto simpatia di trasferirsi? Perché un giorno non potrai giocare, o te ne dimenticherai, e lui se ne andrà. Sarebbe un bad ending? Un Game Over? Come lo si definisce? Ecco la definizione: vita. Virtuale, ok, ma vita. Animal Crossing ti mette davanti a condizioni che altro non puoi fare che accettare. Ti è scappato il pesce? È la vita. Hai deluso un amico? È la vita. Hai portato un’amichetta alla stazione e ha perso il treno? E ancora.

Animal Crossing ti educa. Non ti pone moralismi e filosofie, e non ti mette in situazioni simili alla vita reale, certo, ma ti costringe ad accettare quello che succede, come nella vita. E ti insegna ad accettare le cose che avvengono non con rassegnazione, ma in maniera attiva, come farebbe un eremita buddista.

Saharah voleva tappeti vecchi.
Sì, esatto dovevate chiederli a ogni singolo abitante.

Sto divagando. Se ci pensate Animal Crossing è il gioco più lontano dall’avere degli obiettivi da completare, come richiede il manuale del videogiocatore indemoniato. Allo stesso tempo, però, è il gioco che ha più obiettivi, più di tutti i videogiochi che sono esistiti messi assieme. Potrebbe avere trofei infiniti e sarebbe impossibile da platinare, come dicono i sonari. Perché AC ha come obiettivo quelli che scegli tu. Così come la vita stessa ha degli obiettivi che scegli tu. Vuoi diventare una rockstar? Vuoi diventare il più abile pescatore? Vuoi essere un buon sindaco? Vuoi farti apprezzare dai vicini? Vuoi avere una casa da sogno? Vuoi solo diventare ricco, finché un giorno le tue ricchezze non avranno più importanza, o altri si goderanno i tuoi sforzi? Quali di queste domande si riferiscono alla vita vera e quale a quella bucolica e virtuale di Animal Crossing?

Obiettivi.

Ogni tanto ci penso. Guardo la sala del museo che ho fatto aprire ed è facilmente divenuta un ripostiglio. Guardo il prato. C’è sempre qualche erbaccia. Guardo le mie collezioni, c’è sempre qualcosa che manca. Guardo i cittadini entusiasti del mio operato, a dire di quella cagna della mia segretaria. Perché allora ogni giorno qualcuno mi chiede di andare via?

Sto giocando male a questo gioco. Spesso me lo dico.

La mia compagna di vita sta patternizzando tutta la città, ha fiori ovunque, ha preso tutti gli insetti e i pesci che mese per mese popolano il suo villaggio. Ha amici veri oltreoceano. Io non ho fatto niente di tutto questo, e ci gioco dal dayone.

Io non sto giocando male a questo gioco.

Perché mi diverto. Semplicemente i suoi obiettivi non coincidono con i miei. Sarebbe come dire che non sto vivendo bene la mia vita perché non sono diventato una rockstar. Ho tutti i vinili dei Pink Floyd, mi basta questo. Gli obiettivi li faccio io, e li cambio diamine. Nella vita e nel gioco.

Frequentando per mestiere molta gente ho capito che questo gioco lo si ama o lo si odia. Davvero. Chi ci gioca per un determinato lasso di tempo non riesce a confinarlo nei megabyte all’interno della cartuccia e entra a far parte del proprio bagaglio culturale. Così c’è anche gente che non lo capisce. Persone che pure ritengo molto intelligenti, che mi hanno detto di averlo provato, di essersi annoiati, di non averlo capito. Capisco l’essersi annoiati, i gusti sono gusti. Non capisco però il non averlo capito, anzi non lo ammetto. Perché ai miei occhi non c’è niente da capire: c’è solo da fare. Così come nella vita vera, di nuovo, c’è da fare. Non voglio blandamente ridurre il tutto ad azione e conseguenza, né negare che possano esserci (e ci sono) ragionamenti profondi e da approfondire in ogni cosa della vita (e del gioco). Però se vi chiedessi qual’è il significato di comprare un cd musicale o un videogioco? Cosa vuol dire fare le pulizie di casa? Perché vai a pescare con il tuo vecchio? Probabilmente la risposta che avete in mente è la stessa che potrebbe darvi un giocatore di AC quando gli chiedete che senso ha. Perché passi lo swiffer sul pavimento? Perché è sporco. Perché devo. Ti piace farlo? No. Non vuoi farlo? Non lo faccio. La conseguenza sarà avere il pavimento poco pulito, così come non strappare le erbacce e fare appassire i fiori imbruttisce il paese in cui vivi. Non c’è altro significato, si gioca come si vive. Se ci si diverte durante il gioco e durante la vita è meglio. Magari un giorno il falchetto tornerà. Lo aspetto, altrimenti beh, mi ha lasciato la sua foto, è la vita.