Rhythm Paradise Groove – Premi A per leggere la recensione!

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Genere: Musicale
Multiplayer: Fino a 4 Giocatori
Lingua/e: Italiano

Il simulatore di Solfeggio Ritmico è ancora in formissima

Un ricercatore scientifico che schiaccia palline con le dita per capire se fanno “bop” oppure “pop”. Tre granchi che immagazzinano viveri a ritmo di clave. Un robot che annienta crème caramel a colpi di raggi laser. Sono passati venti lunghi anni dall’uscita del primo Rhythm Tengoku per Game Boy Advance ma il tasso di irriverenza e follia è rimasto inalterato.

Attraverso generazioni di console, portatili e non, l’offerta ludica di questa serie non ha subito grossi modifiche: si tratta di sfide musicali attraverso brevi minigiochi suddivisi in set da 4, con l’aggiunta di un remix finale a fare da trait d’union in coda. L’obiettivo è tenere il ritmo, resistere ai dispetti musicali ideati da Tsunku, sotto forma di cambi di passo, accelerazioni e decelerazioni improvvise di ritmo, alternanza insolita tra colpi assegnati alla pressione di uno o al massimo due tasti.

Dove potrete trovare un operaio con la scopa che canta e balla? Ah sì, in Mary Poppins

Tsunku mette le musiche e Nintendo la struttura e un minimo di contesto per ambientare beat musicali esagerati e orecchiabilissimi. Battere il piedino, scuotere la testa su e giù, azioni assolutamente naturali dopo aver preso confidenza con il ritmo e il gioco stesso suggerisce di affidarsi più alle proprie orecchie che alla vista per ottenere l’agognata medaglia utile a sbloccare ulteriori contenuti, uno più bizzarro dell’altro e, ça va sans dire, a tema musicale. E saltuariamente farsi bastare 3 tentativi per eseguire un perfect su minigiochi già disponibili, quando è il momento.

Ma non è facile.

In questo minigioco occorre approfittare degli starnuti lunari per approdare alla parte opposta

Dietro scenette ultracolorate che sbraitano Giappone in ogni aspetto si nasconde un rigore mascherato da un gameplay schiettamente arcade che rende Rhythm Paradise Groove un test per l’autocontrollo, non tanto nella prima sezione, tanto dopo i titoli di coda e l’apertura della seconda parte del gioco, dove si va nel sottosopra, per usare un termine in voga, e i minigiochi della prima parte vengono ribaltati con nuove musiche, nuove regole, nuovi ritmi.

Come uno spettatore infuriato che ha pagato sonoramente il concerto del suo gruppo preferito e non perdona un accordo sbagliato, la musica è divertimento ma anche precisione, tecnica. Il gioco in realtà è abbastanza permissivo, con medaglie concesse anche con più di un errore all’attivo ma il completismo richiede grande concentrazione, ed esecuzioni perfette. Ma questa non è una novità.

Il finale cambia a seconda del risultato ottenuto, sono tutti simpaticissimi

Nonostante la natura conservatrice dell’offerta che farà sentire a casa gli appassionati del gioco musicale Nintendo, qualche novità da segnalare c’è eccome e già dalla primissima accensione. Innanzitutto il gioco si premura di offrire tutta una serie di regolazioni per mitigare potenziali lag che minino la bontà delle fasi di gioco a chi utilizza TV e auricolari Bluetooth, sottolineando che è preferibile il gioco in portatile e l’utilizzo di cuffie con cavo.

Ma noi non vogliamo una trama, vogliamo HEADBANGARE!

Poi è possibile abilitare la descrizione audio che, proprio come accade per le serie tv o i film, aiuta chi ha problemi di vista a godersi appieno il gioco, un progresso davvero importante per l’accessibilità, evoluzione naturale per un gioco che è possibile completare affidandosi interamente all’udito fin dalla sua prima iterazione.

Tra i pochi minigiochi oggetto di revival c’è l’amato karateka

Ma andiamo alla ciccia: finalmente è disponibile una vera modalità multiplayer, purtroppo non estesa a tal punto da rimpiazzare Mario Party o Mario Kart come fulcro delle serate gaming, ma valida abbastanza da fungere da apripista. La struttura è simile al single player con set di minigiochi da sbloccare sia cooperativi che competitivi fino a 4 giocatori, addirittura con qualche recupero di minigiochi tra i più amati dei vecchi episodi.

Capitolo a parte per i minigiochi, come Beatspell, dove eseguire magie per abbattere nemici in un gdr all’acqua di rose, ovviamente a suon di sequenze musicali e altri da sbloccare ma lungi da me sottrarre il piacere della scoperta.

Rhythm Paradise Groove è il gioco più grande della serie, con oltre 80 minigiochi (mai così tanti) tutti nuovi da scoprire e dominare. Non parte benissimo: i menù sono legnosetti e avrebbero bisogno di un ammodernamento e fin da subito è chiaro che la serie non ha mai avuto un cambio di paradigma concreto, ma solo piccoli passi in avanti o variazioni sul tema.

Allo stesso tempo Rhythm Paradise Groove non tradisce la natura della serie dallo spirito fortemente anarchico, con animazioni coloratissime e gag degne di una strip umoristica, e un amore per il ritmo contagioso, elevato da musichette che entrano in testa.

Il prezzo ridotto infine rende allettante l’acquisto, sconsigliato solo agli impediti del ritmo. Ma anche in questo caso, è consigliabile una prova grazie alla demo disponibile su eShop. Anche i meno dotati musicalmente potrebbero ricevere una bella sorpresa.

Spolpato per ore e altrettanto me ne aspettano alla ricerca dell’ultimo Perfect grazie a un codice gentilmente fornito da Nintendo
Pro: Con oltre 80 minigiochi, rhythm Paradise Groove è il gioco più grande della serie. Dopo 20 anni la formula è ancora valida, i ritmi coinvolgenti, le scenette esilaranti, le musiche memorabili. I minigiochi e la modalità multiplayer lasciano tracce interessanti che vorremmo sviluppati con più coraggio nel prossimo episodio ma che già così generano grandi risate nelle serate gaming
Contro: Nessuna evoluzione decisa o cambio di paradigma per una serie che si mostra sempre sfidante al punto tale che qualcuno potrebbe trovare frustrante la precisione richiesta in alcune fasi. È tra l’altro difficile capire se si è troppo in anticipo o in ritardo sul beat richiesto a causa dell’assenza di suggerimenti a schermo in tal senso.
8.5

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