Aziende diverse, reazioni diverse?
Nelle ultime ore non si parla d’altro: GTA VI arriverà nei negozi in una scatola di plastica che conterrà solo un codice per il download digitale, senza alcun disco al suo interno. Non si tratta della fine assoluta del supporto fisico, ma rappresenta senza dubbio un passo enorme e decisivo in quella direzione vista l’importanza e il peso mediatico che ha questo attesissimo gioco.
La motivazione ufficiale è quella di permettere il download anticipato dei dati a partire dal 12 novembre 2026, una settimana esatta prima del lancio ufficiale del 19 novembre. Tuttavia, la reazione di gran parte della stampa e di una parte del pubblico mi ha offerto il pretesto perfetto per un’analisi su un tema molto dibattuto negli ultimi tempi: le Game-Key Card di Nintendo Switch 2.

Analizzando i fatti in modo diretto, chi acquista la versione scatolata di GTA VI non ottiene alcun supporto ottico, ma solamente un foglio di carta con un codice stampato: questa decisione colpisce ancora una volta il diritto di possesso del consumatore e cancella del tutto il mercato dell’usato. Un codice usa e getta, una volta riscattato, si lega in modo definitivo all’account dell’utente. Di conseguenza, diventa letteralmente impossibile prestare il gioco a un amico, scambiarlo o rivenderlo a un negozio specializzato.
Di fronte a una mossa così limitante per i consumatori, ci si aspetterebbe una protesta generale e compatta. Invece, una fetta del pubblico e diverse testate del settore (e questa è la cosa più grave a mio parere) hanno reagito con grande morbidezza. Leggendo le opinioni in rete c’è chi definisce l’assenza del disco come una mossa intelligente per evitare i fastidiosi “leak”.
Si sostiene, in pratica, che eliminare il disco serva a proteggere la storia del gioco da anticipazioni sgradite, nel caso in cui le copie fisiche arrivino in anticipo ai negozianti. Altri giustificano questa operazione citando le dimensioni enormi dei file di gioco. Spesso si dimentica, però, che in un passato non molto remoto giochi come Red Dead Redemption 2 o Final Fantasy VII Rebirth sono stati distribuiti su due o tre dischi.
Insomma, una scelta aziendale, quella di Rockstar, fatta palesemente per aumentare i profitti e abbattere i costi viene trasformata da alcuni in una brillante e interessante strategia di sicurezza informatica.

Tutto questo rivela una forte incoerenza se si guarda a come è stata trattata Nintendo negli ultimi mesi. Con l’arrivo di Nintendo Switch 2, sono state introdotte sul mercato le “Game-Key Card”. Si tratta di supporti fisici del tutto identici alle classiche cartucce, ma che fungono principalmente da chiavi di attivazione e richiedono il download dell’intero gioco per poter far partire il software. Molte software house terze parti, per risparmiare sui costi di produzione legati alle cartucce ad alta capacità, decidono regolarmente di far uscire i propri giochi più pesanti esclusivamente in questo formato, evitando di stampare l’intero gioco sul supporto fisico.
La cosa che più sorprende in questi casi è la reazione che si scatena in rete. Ogni volta che un publisher di terze parti decide di usare una Game-Key Card per risparmiare sui costi, le critiche più feroci non colpiscono l’azienda che ha effettivamente sviluppato e pubblicato il gioco, ma Nintendo, che diventa il capro espiatorio di una strategia commerciale di terzi.
Ed è proprio qui che emerge una evidente disparità di giudizio. Come saprete, infatti, le Game-Key Card, pur obbligando l’utente a scaricare i dati da internet, rimangono a tutti gli effetti delle chiavi fisiche trasferibili. Questo significa che il giocatore mantiene il diritto fondamentale di prestare il proprio gioco a un amico o di portarlo in un negozio per rivenderlo.
In questo modo, il mercato di seconda mano resta vivo e i giocatori possono recuperare parte della spesa iniziale.
Al contrario, il codice di GTA VI è rigorosamente usa e getta: una volta riscattato, la scatola diventa un pezzo di plastica inutile e senza valore. Eppure, l’ecosistema Nintendo viene costantemente attaccato e criticato (vedi i prezzi dei giochi, vedi i remake, vedi le Game-Key Card), mentre la mossa di Rockstar Games viene giustificata e compresa.

Guardando i dati del mercato in modo freddo e oggettivo, è chiaro come tutta l’industria si stia muovendo velocemente verso il formato digitale. Negli Stati Uniti, la spesa per i videogiochi fisici ha toccato nel 2025 il minimo storico dal 1995, fermandosi ad appena 1,5 miliardi di dollari.
Rispetto al picco massimo del 2008, si tratta di un crollo dell’87%.
Sulle console PlayStation l’85% delle vendite software è ormai puramente digitale, e aziende grandissime come Capcom arrivano a registrare ben il 93% delle vendite in formato immateriale. Togliere il disco o la cartuccia non è solo una comodità logistica: questo garantisce ai produttori il controllo totale sui prezzi negli store ufficiali per tutto il ciclo vitale del prodotto, oltre ad ammazzare il mercato dell’usato con cui i negozi fisici fanno la maggior parte dei guadagni. Che a fare questo passo sia Sony, Microsoft, Take-Two o uno sviluppatore terzo su console Nintendo, il motivo di fondo è lo stesso: massimizzare i profitti.
Quindi Nintendo è quella buona e Rockstar con GTA VI quella cattiva? No, l’obiettivo di questa analisi non è giustificare o difendere ogni singola politica della casa giapponese. Le Game-Key Card restano comunque un passo indietro per chi ama collezionare e conservare i propri giochi offline, senza dipendere in futuro dai server. Tuttavia, quando si valuta il mercato videoludico attuale, è necessario pretendere un minimo di coerenza. È intellettualmente scorretto puntare il dito sempre contro la stessa azienda, accusandola di permettere certe pratiche, per poi trovare scuse e giustificazioni quando colossi assoluti fanno scelte ancora più limitanti per gli utenti.
Se questo passaggio al digitale obbligato deve essere criticato come una perdita di diritti per i giocatori, e in parte lo è, va fatto in ogni occasione. Non è giusto usare due pesi e due misure a seconda della risonanza del gioco o del logo stampato sulla copertina. Alla fine, un codice in una scatola vuota rimane solo un pezzo di carta, sia che si giochi tra le strade realistiche di Vice City, sia che si esplori il colorato Regno dei Funghi.