Final Fantasy VII: Analisi e comprensione del progetto Remake

Cos'è realmente il progetto Final Fantasy VII Remake? Un approfondimento sulla nuova saga del jrpg Square-Enix.

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Un’analisi dettagliata e approfondita sul primo capitolo della trilogia Square-Enix

L’articolo è diviso in tre parti: riassunto breve, approfondimento relativo all’origine del Remake e alle prime ore di gioco, approfondimento completo, con spoiler e analisi sulla trama. Tutto quello che è scritto nell’articolo è basato su esperienza diretta e conoscenza di FFVII Remake e la Compilation di FFVII, dichiarazioni rilasciate dagli sviluppatori negli anni e informazioni tratte da Ultimania. Nell’articolo non si parla ancora, per ovvie ragioni, di FFVII Rebirth.

RIASSUNTO BREVE

Final Fantasy VII Remake è un remake fedele del gioco originale?
No. Final Fantasy VII Remake è una nuova storia, un progetto diverso. FFVIIR ripercorre gli eventi principali del gioco uscito nel 1997, ma la macro-trama di fondo è differente, è più corretto definirlo un sequel del gioco originale, o al limite una reinterpretazione che dipende da quella originale, il quinto capitolo della Compilation di FFVII (Final Fantasy VII – Advent Children – Dirge of Cerberus – Crisis Core).
Il tema centrale della trilogia RE è “destino”, nel titolo uscito su Playstation il tema era “vita”.
Il remake che segue fedelmente la storia originale e la espande, oltre a includere gli altri titoli della compilation, è Final Fantasy VII: Ever Crisis, uscito nel 2023 su dispositivi mobile e tutt’ora in prosecuzione, con capitoli aggiunti mensilmente.

Final Fantasy VII Remake può essere giocato anche da chi non ha mai giocato o non conosce l’avventura originale?
Certamente. Remake è adatto a tutti, perfettamente godibile anche per chi non ha mai giocato Final Fantasy VII prima d’ora, o anche da chi non è avvezzo ai giochi di ruolo giapponesi, tenendo presente che la storia ha delle differenze sostanziali dall’originale, culminando in un finale differente per ognuno dei capitoli che compongono la trilogia, come dichiarato dal team di sviluppo, nonostante l’ultima parte non sia ancora stata svelata.. La qualità della narrazione e della storia rimangono comunque altissime, e il suo approdo su Nintendo Switch 2 è un evento importante che permetterà a un pubblico ancora più vasto di godere del gioiello Square-Enix.


APPROFONDIMENTO RELATIVO ALLE ORIGINI DEL REMAKE E ALLE PRIME ORE DI GIOCO

Final Fantasy VII è uno dei titoli più importanti della storia videoludica. Il capitolo più noto e venduto del franchise, la killer application che ha definito la generazione 32/64 bit, dal momento in cui Square-Enix (Squaresoft all’epoca) decise di passare ai lidi Sony per via del supporto CD-ROM, abbandonando temporaneamente Nintendo.
L’avventura di Cloud, Aerith e Sephiroth rappresentò la definitiva consacrazione del genere gioco di ruolo giapponese in occidente, segnando un riscontro di pubblico senza precedenti.
Una storia ambiziosa, su scala enorme, che comprendeva uno dei momenti più inaspettati e traumatici della storia del medium, protagonisti memorabili e uno degli antagonisti più iconici, potenti e caoticamente malvagi mai scritti, oltre a un mondo da esplorare in tre dimensioni.

Final Fantasy rimase per molti anni un brand sacro, composto da un singolo capitolo numerato alla volta, fino al 2003, complice l’abbandono da Square-Enix di Hironobu Sakaguchi, creatore della saga, due anni prima, dopo il flop al botteghino del film Final Fantasy.
Con Final Fantasy X-2, sequel della decima fantasia, le singole storie iniziano a espandersi, a diventare delle saghe vere e proprie. Il trend verrà ripetuto con Final Fantasy IV: The After Years, con la trilogia di Final Fantasy XIII e soprattutto, con Final Fantasy VII.

Quella che oggi viene definita Compilation di Final Fantasy VII inizia nel 2004 con Before Crisis: Final Fantasy VII, prequel dell’avventura originale incentrato sulla divisione dei Turks, ma l’attenzione dei fan e del mondo videoludico si catalizza su Final Fantasy VII: Advent Children, film in computer grafica del 2005, ambientato due anni dopo la fine del gioco originale.
Il ritorno a Midgar è una toccante storia di perdono, redenzione e rinascita, la degna conclusione dell’avventura iniziata nel 1997. E rappresenta solo l’inizio, poiché negli anni arriveranno un altro sequel (Dirge of Cerberus), un prequel incentrato sulla figura di Zack (Crisis Core) e libri a fare da compendio tra i vari capitoli videoludici e i film.
Sotto la supervisione del team originale, composto da Tetsuya Nomura, Kazushige Nojima e Yoshinori Kitase, Final Fantasy VII non si limita più a essere un’avventura iconica, ormai diventa un vero e proprio brand.

Paragonare l’originale Final Fantasy VII con Remake è un ottimo modo per constatare come cambia la tecnologia in 25 anni.

Passano gli anni e il progresso tecnologico alimenta nei fan la voglia di avere un remake moderno nel gameplay e nell’aspetto tecnico, e dopo il successo di Advent Children e Crisis Core, progetto non diventa più una questione di “se”, ma di “quando”, complice anche una tech demo per Playstation 3 che ricostruisce il filmato introduttivo del gioco in tempo reale, con una resa visiva che ha poco da invidiare alla computer grafica del film.
Seguono dieci anni di silenzio, la tech demo rimane tale per tantissimo tempo, fino all’E3 2015: con un teaser trailer, finalmente viene svelato Final Fantasy VII Remake, in esclusiva temporanea per Playstation 4.
Pochi secondi con una panoramica su Midgar, città protagonista dell’avventura, i suoi abitanti, e soprattutto Cloud di spalle. Il logo del gioco, e la parola REMAKE. Quanto basta, per mandare i fan in delirio.

E dopo cinque anni di sviluppo, Final Fantasy VII Remake fa il suo debutto nel 2020 per Playstation 4.
Non c’è solo una spasmodica attesa dietro il titolo, ma anche numerose incognite e dubbi emersi dai trailer, che sembravano presentare elementi inediti rispetto alla storia originale, espandendola.
Inoltre, all’epoca dell’uscita non era ancora noto da quanti capitoli sarebbe stato composto il progetto, l’unica certezza è che Remake avrebbe coperto solo gli avvenimenti all’interno della città di Midgar, l’equivalente di circa metà del primo disco di gioco, sui tre da cui era composto su Playstation.
La stessa demo rilasciata per Nintendo Switch uscì per Playstation 4, un antipasto che convinse tutti, almeno fino alla sezione immediatamente successiva alla fine della demo.


Final Fantasy VII Remake è, semplicemente, una nuova storia, un nuovo progetto con un tema centrale differente rispetto all’originale. Non è una “prima parte espansa e fedele con un finale differente”, la nuova storia narrata dalla trilogia Remake inizia subito dopo l’uscita di Cloud dal Reattore Mako numero 1, dopo un’ora circa di gioco, nel momento in cui ha la prima visione di Sephiroth.
Il leggendario Soldier dai capelli argentati, oggi, è un personaggio estremamente iconico, conosciuto in tutto il medium videoludico, e la sua introduzione, la sua narrativa, cambia radicalmente.

In Final Fantasy VII, nelle prime ore di gioco Sephiroth è una figura misteriosa, viene nominato più volte senza apparire chiaramente, una scia di sangue introduce la sua spada nella sede della Shinra, la sua potenza viene mostrata in modo brutale una volta usciti da Midgar ma non compare, mai, fino al flashback di Cloud, evento immediatamente successivo alla fuga del gruppo dalla città.
Per almeno dieci ore di gioco, l’antagonista principale della storia è uno spettro, un nemico sempre un passo avanti rispetto ai protagonisti, dotato di una potenza inarrivabile. E per quelle ore, ci chiediamo se esista davvero, chi sia, se non sia solamente un mito. Per quelle ore, Sephiroth è solamente una figura che incute timore.

In Final Fantasy VII Remake, Sephiroth appare praticamente all’inizio dell’avventura, il leggendario Soldier accoglie Cloud in una visione terribile.
Fiamme che divampano e distruggono ogni cosa, immagini legate a una scena che i fan di lunga data riconoscono immediatamente. Ma qualcosa è strano, fuori contesto, il primo pensiero è che la sua presenza potrebbe essere legata a necessità di sviluppo, poiché seguendo la storia originale, Sephiroth non sarebbe mai dovuto apparire per tutta la prima parte del Remake.
Eppure, le parole che rivolge a Cloud, apparentemente criptiche, risultano tuttavia in perfetta continuità con gli eventi narrati in Final Fantasy VII e Advent Children.


E le cose continuano a essere strane poco dopo, nel momento in cui Cloud incontra Aerith per la prima volta, mentre la ragazza vende fiori nelle strade di Midgar. Da lontano, vediamo che qualcosa di invisibile la infastidisce e appena Cloud si avvicina, ecco che ricompare Sephiroth.
Appoggia una mano sulla spalla della ragazza, un gesto che lei non nota, e parla di nuovo con Cloud.
Una nuova visione, che risveglia nei fan del gioco originale un trauma mai sopito.
L’incontro su una strada di Midgar tra la fioraia e il mercenario è l’incipit che da inizio agli eventi del gioco, ma anche stavolta, qualcosa è diverso. Aerith sembra attendere Cloud e le sue parole nella loro prima breve conversazione sono differenti, hanno un enorme significato, difficile da ignorare.
Un significato, che richiama il loro passato.

Aerith si intrattiene con Cloud, e le presenze invisibili arrivano di nuovo a disturbarla. La ragazza tocca il braccio di Cloud spaventata, e immediatamente, le figure diventano visibili.
Strane figure spettrali, dall’aspetto di mantelli stracciati fluttuanti, che la inseguono mentre si allontana.
Da qui in poi la storia si espande, approfondendo le storie di personaggi secondari come Jessie, Biggs e Wedge, membri dell’Avalanche, l’organizzazione ecoterroristica a cui appartiengon Cloud, Barret e Tifa, che hanno avuto poco spazio nella storia originale. Tutto scorre liscio, naturale, fino ad arrivare alla vigilia della missione per distruggere il Reattore Mako 5, in cui le figure spettrali, visibili solamente da Cloud, agiranno ancora in maniera diretta, iniziando a imporsi come un elemento fondamentale della trama, totalmente nuovo, esclusivo del Remake.

L’esperienza è divisiva, radicalmente diversa per chi approccia alla saga per la prima volta e per chi ha già giocato l’avventura originale. Un dualismo voluto, che accompagnerà i giocatori per buona parte dell’avventura, fino ad avere, nel finale, almeno una parte delle infinite domande su cosa stia succedendo.
Citando una dichiarazione di Tetsuya Nomura rilasciata nel 2020 dopo l’uscita del gioco, la parola Remake è stata scelta perché possiede un doppio significato, può intendersi come un rifacimento fedele in chiave moderna ma anche come una riscrittura degli eventi.

“Non sarò mai un ricordo”. La frase che Sephiroth afferma nel finale di Advent Children riassume perfettamente il legame con Cloud…

APPROFONDIMENTO E ANALISI COMPLETA – SPOILER DI TRAMA

Da qui, seguirà un’analisi completa sulla trama del titolo, continuate a vostro rischio e pericolo.

Il team di sviluppo composto da Nomura, Hamaguchi (passato al ruolo di direttore creativo al posto di Nomura nel secondo capitolo, Rebirth), Kitase e Toriyama, non ha svelato la natura della trilogia fino all’uscita, rimanendo vaghi durante le interviste in merito alle novità viste nei trailer.
Final Fantasy VII Remake non sovrascrive e non rappresenta un’alternativa a Final Fantasy VII, ma dipende da esso. Il titolo del 1997 rimane la storia originale e la trilogia RE non esisterebbe senza, è un’esperienza separata ma strettamente connessa, può essere considerata una saga sequel o al massimo, una reinterpretazione.

In Remake, Sephiroth e Aerith conoscono gli avvenimenti della storia originale, hanno già visto (e forse vissuto) il loro futuro, o passato che dir si voglia, e il futuro del pianeta. In poche parole, gli eventi di Final Fantasy VII e Advent Children, dell’intera Compilation, sono già avvenuti nel presente di Remake.

Un concetto forse difficile da spiegare, ma che può essere semplificato prendendo come esempio un prodotto dalla struttura narrativa incredibilmente simile: Scott Pilgrim – La serie.
Inizialmente venne presentato come un nuovo adattamento animato della graphic novel, quindi un prodotto alternativo al film, e la storia inizia allo stesso modo, ma qualcosa cambia già al termine della prima puntata: inaspettatamente Scott viene sconfitto e apparentemente perde la vita.

Trovare similitudini tra Scott Pilgrim – La Serie e Final Fantasy VII Remake? Si può, eccome…


L’evento lascia sconvolta Ramona, lei in primis capisce che qualcosa non va, le cose non sono andate come sarebbero dovute andare, come sono sempre andate.
E le sue indagini la porteranno a vivere una nuova avventura, una nuova storia dedicata al mondo creato da Bryan Lee O’Malley, indipendente ma allo stesso tempo imprescindibile dalla graphic novel/film originale. Un sequel, o una storia alternativa che dir si voglia, dalla struttura non lineare.
All’interno di un loop temporale, la storia originale si ripeterebbe senza variazioni per un infinito numero di volte, fino a quando senza alcun preavviso qualcosa cambia, dando origine a una singolarità, un percorso diverso, nuovo, ma allo stesso tempo legato alle sue origini.

E anche in questo caso, la singolarità è rappresentata dal protagonista, Scott, che dal futuro rapisce il se stesso del presente per evitare che esca con Ramona e commetta un errore fatale.
La storia del film/graphic novel non viene narrata di nuovo ma è preferibile conoscerla, si passa subito alla nuova narrativa, e quindi, come già detto, ci troviamo anche qui di fronte a un seguito, con alcuni dei protagonisti che hanno già vissuto la storia originale.
In Scott Pilgrim – La serie, Scott viene sconfitto e perde la vita, e Ramona indaga per capire cosa sia successo, trovandosi ad affrontare uno Scott che cerca di riscrivere il loro fato, in Final Fantasy VII Remake, Sephiroth conosce il proprio futuro, è al corrente della sua futura dipartita e cerca in tutti i modi di alterare il destino.

Il villain più iconico della storia del medium videoludico vuole liberarsi dal destino che, inevitabilmente, lo vede perire per mano di Cloud.


Il tema principale di Final Fantasy VII nel 1997 era “vita”.
Un mondo che sta lentamente morendo, ricco di bellezza e calore umano nonostante sia soffocato da una multinazionale, la Shinra, che con la sua potenza ne estrae l’energia vitale e copre anche il cielo per chi abita nei bassifondi di Midgar.
E la più grande ineluttabilità della vita, rappresentata nel 1997 in un modo brutale e inaspettato: la perdita di qualcuno caro. Che si tratti di Cloud, di Tifa o degli altri protagonisti della storia, o soprattutto di noi, videogiocatori, la morte di Aerith è stata un momento che ha segnato uno spartiacque nel medium.
Un evento centrale nella storia videoludica, un prima e un dopo, che ha unito il party come non mai, e li ha spinti ad affrontare Sephiroth anche e soprattutto per lei, per vendicarla e non permettere che i suoi sforzi per salvare il pianeta risultino vani.

Il momento in Final Fantasy VII Remake in cui abbiamo la conferma che qualcosa non va, è proprio durante il secondo incontro con Aerith, dopo la caduta di Cloud dal reattore 5 nella chiesa sottostante.
Durante il loro dialogo, Cloud ha una visione. Due mani incrociate in preghiera, una materia che precipita a terra e finisce in acqua. Cloud non ha ben chiaro cosa ha appena visto, ma noi si, noi sappiamo che il mercenario ha appena avuto una visione della morte della ragazza, di quella scena che non vorremmo mai rivivere, ma che è destinata ad accadere.


E non sarà la sua unica visione. In un secondo momento ad esempio, nel presente di Remake Cloud vivrà una scena molto simile a quando, in sogno, nella storia originale lei gli comunicherà la decisione di affrontare Sephiroth da sola, allontanandosi, il loro ultimo dialogo, l’ultimo saluto prima della sua morte.
E senza averne ben chiaro il motivo ne aver compreso cosa l’abbia innescata, una lacrima gli cadrà dal viso.

Prima della missione finale al quartier generale della Shinra, dopo che Aerith è stata rapita, Cloud, Tifa e Barret passeranno la notte a casa della ragazza, in attesa di partire per salvarla.
A seconda dell’affinità e delle scelte di Cloud, è possibile vivere tre scene durante la notte, le risoluzioni di Tifa, Barret e Cloud, tre momenti intimi di dialogo e riflessione significativi, prima della missione finale.
E nella risoluzione di Cloud, il ragazzo incontra proprio Aerith, in una delle scene più toccanti di tutto il gioco.

Di fronte a Cloud, preoccupato per lei, la fioraia riflette sulla morte, sulla necessità di vivere senza rimpianti e di scegliere il proprio cammino perché ogni minuto, ogni momento, è importante.
E poi, lo ringrazia per tutti i momenti passati insieme, provando a metterlo in guardia e dicendogli chiaramente che non può innamorarsi di lei. E il motivo è legato a un sentimento reciproco, ma con piena consapevolezza del loro futuro, di quanto Cloud soffrirà per la sua perdita e sarà attanagliato dal senso di colpa per non essere riuscito a salvarla, il tema centrale attorno a cui ruota Advent Children, il “perdono”.


La trilogia Remake ruota attorno al tema del “destino”.
E le figure spettrali citate prima rappresentano proprio questo, i Numen (Whispers nella versione inglese) sono i custodi del destino. Intervengono ogni volta che qualcosa rischia di deviare un evento o uno sviluppo di trama dalla timeline originale, da quanto accaduto nella storia scritta nel 1997.
Tutto deve andare sempre allo stesso modo, la storia deve ripetersi in modo ciclico, senza deviazioni.
Metaforicamente, si potrebbe dire che i Numen siamo noi, o meglio, quella fetta di videogiocatori che ha sempre desiderato un remake fedele, che non intaccasse in nessun modo la storia originale ma che presentasse solamente un comparto tecnico e un gameplay aggiornati.

Da una parte, Sephiroth cerca in tutti i modi di cambiare il destino per evitare la sua inevitabile sconfitta, portando avanti il suo misterioso piano e forzando Cloud ad affrontare i Numen, dall’altra parte abbiamo Aerith, che porta un fardello pesante come non mai con se, ma è determinata a vivere al massimo la sua vita, provando a risparmiare l’inevitabile sofferenza alle persone a lei care.
E infine ci siamo noi, i videogiocatori, armati di una speranza che mai prima d’ora avevamo avuto: esiste davvero la possibilità che Cloud riesca a salvare Aerith?

Destino da preservare significherebbe anche arrivare al finale originale di Final Fantasy VII, quello che porterà, qualche secolo dopo, all’estinzione dell’umanità, un finale che i protagonisti vedranno, senza ovviamente riuscire a comprenderlo pienamente.
Il destino diventa un concetto da affrontare, da combattere riflettendo sulle posizioni e sulle motivazioni dei protagonisti, nelle 40 ore circa necessarie a completare Remake, diventa materia per infinite discussioni e teorie che non si sono mai fermate dal 2020 a oggi, e non si fermeranno fin quando non uscirà la terza parte della serie, in cui avremo, si spera, le risposte a tutte le domande.
E una volta consapevoli di essere incatenati a un destino già scritto, i nostri eroi combatteranno per la loro libertà e autodeterminazione, per poter scrivere da soli il loro cammino.

Final Fantasy VII Remake è nato con l’intento di raccontare una nuova storia, rivivendo gli eventi del gioco originale ma con uno sviluppo e, come detto, un tema differente, per dare una chiusura definitiva alle storie dei protagonisti.
Un progetto enorme e ambizioso ma anche estremamente curato, di una qualità complessiva indiscutibile, ma anche una grande scommessa da parte di Square-Enix che volutamente rischia di lasciare confusi sul piano della narrativa.

Per il pubblico Nintendo, Final Fantasy VII Remake per Nintendo Switch 2 rappresenta anche una sorta di redenzione storica e la speranza, è che dopo Rebirth il terzo capitolo esca in contemporanea su tutte le piattaforme già dal lancio.

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