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Sognando Spada & Scudo prima di tuffarsi nel mare

Sarò vecchio, ma ancora sogno di videogiochi

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Pubblicato il
31 Luglio 2019
Sarò vecchio, ma ancora sogno di videogiochi

È tempo di vacanze e di viaggi, due sostantivi che ben si sposano con la filosofia del franchise più mostriciattoloso di sempre: Pokémon incarna da sempre l’idea del percorso di scoperta, confronto e crescita dei più giovani, che attraversando mille biomi differenti alla ricerca del compagno da battaglia perfetto fanno anche un po’ invidia a noi, ancorati alle nostre città in attesa di poter staccare da impegni lavorativi e doveri da adulto.

A questo giro, però, le terre che ospiteranno gli allenatori di Pokémon Spada e Pokémon Scudo sono lontane dalle calde e accoglienti isole di Alola: Galar è un continente che – allo stato attuale – ricorda molto le lande britanniche, rievocando l’idea di nebbia e pioggia perduranti.

Ma anche nel cielo più uggioso si può trovare la bellezza: per questo, prima di andare a pucciare i piedi in spiaggia o scalare meravigliose montagne, proviamo ad immaginare cosa può attenderci in quel di Galar…

Beh dai, non sembra neanche così male.

Dopo il leggero – a tratti frivolo – excursus vissuto in Pokémon Let’s Go Pikachu e Pokémon Let’s Go Eevee, è tempo di immaginare cosa significa tornare nuovamente a vivere un’importante avventura Pokémon, di quelle che portano avanti la serie dal punto di vista ludico ma anche narrativo: tutti amiamo il Team Rocket, ma è innegabile che alcuni dei personaggi più carismatici della serie siano emersi dalle nuove correnti di trama… e Galar potrebbe ospitare alcuni dei twitst più intriganti del recente passato.

Il centro del nostro “mondo di allenatore” sembra essere Dandel, campione in carica della Lega di Galar: lui è il nostro obiettivo a livello puramente competitivo, ma è anche il fratello e punto di riferimento di Hop – il nostro rivale.

La vivace Sonia, che tanti cuori ha infranto nei primi trailer, non è solo l’allieva della brillante Professoressa Flora (studiosa del fenomeno Dynamax e Gigamax), ma anche un’amica d’infanzia di Dandel: può un campione di Pokémon essere così polarizzante nel dipanarsi degli eventi? Lui e il suo Charizard nascondono qualcosa? Chissà, magari stiamo elucubrando sul nulla, ma sarebbe interessante a questo giro immaginare una trama più corposa e che lasci margini ad interpretazioni – i picchi raggiunti con N sono lontani, ma si può sempre provare a riportare in alto l’asticella del coinvolgimento emotivo.

Benvenuti agli Hunger Games

Magari questa tentacolare rete di legami potrebbe arrivare fino in alto… con l’inserimento di quello che è – sfacciatamente – Seneca Crane di Hunger Games, è possibile che la trama prenda forme inaspettate. Chi si fida del bellissimo ed elegantissimo Presidente Rose e del suo bizzarro taglio di barba? E la sua assistente Olive, non vi dà l’impressione di nascondere qualcosa? E se Dandel fosse un figlio/nipote/zio/HDD esterno illegittimo del capoccia?

Forse è la fascinazione per le grandi saghe cinematografiche, ma non disdegneremmo certo un approccio un po’ più serioso per quel che concerne motivazioni del protagonista ed eventuale minaccia incombente – vi prego, mettetela seria, che ne abbiamo bisogno!

Lei ce la vedo bene…

Di certo quando mettiamo al lavoro la fantasia, ci godiamo ogni esperienza al suo meglio. Per uno come me, che ama perdersi per nuove terre alla ricerca di ogni dettaglio che possa affascinarmi (nel bene e nel male, ovvio… dannato albero di Ocarina of Time!), questo nuovo Pokémon Spada e Pokémon Scudo rappresenta il passo avanti da sempre desiderato: liberà, libertà, libertà.

Non ho mai troppo amato la rigidità della progressione a scacchiera dei vecchi Pokémon – a mio avviso tollerabile solo fino all’epoca GBA – e ho respirato freschezza grazie al tanto vituperato Pokémon X/Y, ricco di curiose scelte tecniche (Luminopoli è in egual misura sorprendente e disturbante) e diramazioni di vario tipo che celavano piccoli segreti e tesori.

C’è da lavorare sugli shader, decisamente. Però la frutta pare buona!

Vagare per Galar potrebbe rivelarsi una delle esperienze più affascinanti degli ultimi anni vissute dagli allenatori di Pokémon: camminare liberamente osservando l’orizzonte per scorgere cosa ci attende, ruotare la visuale (libera, finalmente!) per cogliere il giusto riverbero solare che dia più fascino alla nostra “scena” (e catturare lo screenshot e condividerlo con gli amici) o semplicemente passare il tempo a vedere come si comportano i Pokémon in libertà… in particolare quando ci tuffiamo nell’acqua con la bici, alla faccia del Professor Oak.

Sono tutte cose che abbiamo fatto in Breath of the Wild e che fanno parte del naturale istinto del giocatore impegnato nel fare “propria” una nuova esperienza di gioco. Un mondo aperto con la telecamera libera scatena il narratore che c’è in noi, pronto a delineare la propria esperienza in modo unico e differente rispetto ai suoi amici.

Sì, lo sappiamo, Game Freak ha ancora da lavorare per regalarci un impianto tecnico realmente stupefacente, che faccia fare i salti di gioia come si vede fare altrove, ma dalla sua il team ha sempre avuto la grande capacità di proporre mondi e contesti coerenti, credibili nella loro visione originale.

Laddove manca lo spunto grafico spinto, sommerso da texture poco rifinite e modelli discreti o poco più, troviamo creatività e armonia. Cavolo, anche io vorrei un impegno maggiore – è Pokémon, uno dei titoli di maggior successo della storia di questo medium, possibile avere davanti “così poco”? – ma quello che abbiamo (avremo) tra le mani, può garantirci comunque immersione ed entusiasmo? Voglio essere ottimista, anche perché mi sono fatto andare bene i titoli precedenti, spesso ben più brutti e sotto la media sotto numerosi aspetti che non fossero prettamente legati alla direzione artistica. Ma mi piace giocare e tanto mi basta.

Waifu n°1, che non si permettano di mettersi tra di noi!

Quello che però turba in maniera sensibile il mio sogno estivo è la preoccupazione di non potermi gustare il mio percorso verso la gloria conoscendo e affrontando tutti i capipalestra di Galar: la sinergia tra le due versioni è sempre stato punto di forza che ha caratterizzato positivamente il franchise – dalla nascita legato alla condivisione – e l’esclusività di alcuni Pokémon in una versione o nell’altra ha sempre generato entusiasmo tra i collezionisti, solleticando le loro preferenze da sollevare come stendardo.

Se però andiamo a toccare i capipalestra… aiha! Io gioco a Pokémon comprando la versione complementare a quella della mia ragazza, ma a questo giro optando lei per Pokémon Spada mi si precluderebbe l’accesso alle sfide poste da Fabia, esperta dei Pokémon di tipo lotta.

SIA MAI! NON MI TOCCATE LA WAIFU!

Spero sinceramente che nel tempo The Pokémon Company sveli le modalità alternative per affrontare tutti i capipalestra: un “ticket di merito” ricevuto da un amico con l’altra versione, utile a sbloccare per noi la sfida da lui superata, potrebbe essere un modo fluido e agile per ovviare al problema.

Uniti.

Provo però un grande interesse per quella che è una novità che pare essere finita in sordina: il gioco cooperativo. Sto ancora cercando ci capire se la meccanica Dynamax mi convinca o meno quando fuori dai Raid, ma nel suo contesto originale rappresenta un spunto visivo a tratti entusiasmante. Forse ritrovarla anche nel gioco in singolo ne disinnesca un po’ la portata, ma stiamo sempre parlando di un gruppo di giocatori mossi dalla stessa passione che si ritrovano per affrontare minacce epiche e averne la meglio.

Mi vedo già a farlo in locale, spalla a spalla con gli amici, per vivere finalmente anche in Pokémon quell’atmosfera da couch gaming tanto salutare e positiva. Sempre che qualcuno non faccia il brillante e sbagli la mossa nel momento peggiore, perché altrimenti si torna a livelli fanciullesche tra penitenze varie da infliggere al malcapitato membro del party. Succede in Monster Hunter, non vedo perché non qua.

Mi piace immaginare cosa ci possa essere “oltre”

Dopo un periodo sabbatico, Pokémon sta tornando anche nel competitivo, proponendo finalmente un nuovo gioco dedicato. Non che la cosa mi provochi alcun interesse, sia chiaro. Sono tra quelli che non ha battuto ciglio di fronte all’assenza del Pokédex nazionale (un peccato, vero, ma… il problema vero quale sarebbe?) e men che meno è schiavo di completismo compulsivo (una missione, per molti) o superdedicato alla creazione di invincibili team per le sfide con altri giocatori (un’arte, a tratti), però si torna in carreggiata e la cosa fa bene a tutti.

Farà bene anche alla mia squadra di Pokémon scarsi da morire, scelti per simpatia e poco altro, che guarderanno con ammirazione i team competitivi al mondiale del prossimo anno. Ovviamente capeggiati dal un Alcremie in Gigamax – perché mi fa venire un sacco fame.

Madò, mi sale la glicemia solo a guardarlo

Dopo aver provato il titolo al Post E3 di Nintendo, seppur in una versione demo molto contenuta, non potrei mai negare di aver apprezzato il tempo speso. Principalmente i dettagli: l’impianto ludico/competitivo è collaudato e in continuo aggiornamento (anche se Dynamax e Gigamax sono dirette estensioni delle Mega Evoluzioni, inutile negarlo), perciò mi sono concentrato sui movimenti dei personaggi, la loro espressività e la caratterizzazione.

Per un momento ho pensato che i Capipalestra “standardizzati” con le divise sportive avrebbero perso buona parte del loro fascino (non potendoci essere reali estremi come Lt. Surge e Erika, per dire) e invece calzano bene nell’atmosfera. Il balzo in avanti rispetto ai predecessori c’è ed è sensibile, che sia nello sguardo o nella comunicazione paraverbale. Nessa si è rivelata adorabile nell’introdurci alla sua sfida.

Per qualcuno sono facezie, per i miei sogni estivi è tanto.

Grazie cara, è sempre bello che vengano riconosciuti i nostri sforzi!

Sarò sincero, non ho portato a termine Pokémon Let’s Go Pikachu (versione da me acquistata, Limited con la Poké Ball Plus) pur avendone estremamente apprezzato il lato nostalgico. Forse l’eccessivo infantilismo di tante situazioni o la sovraesposizione avuta via terzi (la mi ragazza che l’ha “consumato” al mio fianco e gli eventi con Nintendo in cui mi sono trovato il gioco sotto il naso costantemente possono aver gravato sull’effetto “freschezza”) mi hanno impedito di arrivare a fondo, anche perché trattavasi di una rivisitazione di contenuti e storie da me già affrontate in mille salse.

Pokémon Spada e Pokémon Scudo cambiano le carte in tavola in modo differente da Pokémon Sole e Pokémon Luna, avendo colto come l’eccessiva variazione sul tema possa allontanare qualcuno: innovazione e tradizione devono camminare di pari passo e il ritorno alle terre simil-europee e le palestre classiche fa scattare in tanti il “click” a cui siamo abituati. Basterà?

Siamo carichi? Carichissimi!

Mentre preparo le valigie (bugia, sto ancora lavorando) penso a quanto possano estendersi le vallate di Galar e quanto tempo mi potrà richiedere esplorarla a piedi o in bici, per osservare le varie specie. Quanto tempo passerò nel cercare di fare la foto perfetta ai Pokémon selvatici più improbabili? Troverò la forza per andare alla palestra successiva o mi perderò in futili attività? Quanto costerà una bottiglia d’acqua a Galar?

Ecco come lavorano i sogni quando si parla di Pokémon. Lo so che qualcosa non funzionerà e già ora mi indispettisce, ma non posso far finta di aver avuto gli occhi a stellina davanti ai nuovi Pokémon e a cuoricino guardando le nuove waifu capopalestra, Nessa e Fabia.

Sarò severo col gioco se mancherà dell’equilibrio e della qualità che è lecito attendere da un franchise così celebre, ma non smetterò certo di sognare avventure a causa di un albero fuori posto o per l’esistenza di un imbarazzante gioco mobile spennasoldi (illegale) cinese.

Acchiappali tutti… o meglio, tutti quelli che ci saranno a Galar. Se la cosa mi strapperà un sorriso.

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