Libero Pensiero

Capcom, i capolavori del passato e il disimpegno creativo

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Pubblicato il
10 Maggio 2019

Guardare al passato è dannoso?

Gioia, gaudio e visibilio: dal nulla, con un post sui social, Capcom ha annunciato l’arrivo di Devil May Cry su Nintendo Switch. Il primo capitolo dell’ormai leggendaria saga arriverà sulla nostra adorata console ibrida questa estate – a data da definire – e si aggiungerà alla serie di titoli storici della casa giapponese.

Dopo il recentissimo Dragon’s Dogma: Dark Arisen, il mese di maggio ospiterà una trilogia HD di alcuni tra i Resident Evil più recenti (Rebirth, Zero e 4), andando a dare ancora più corpo alla libreria fatta di conversioni. Okami, Resident Evil Revelations 1 & 2, Mega Man Collection… ormai abbiamo perso il conto di tutti i porting giunti su Nintendo Switch.

A questi vanno aggiunti i 4 titoli di Capcom Europe (tra cui Monster Hunter e Ultra Street Fighter 2)

Guardiamo la cosa positiva: si tratta sempre di produzioni estremamente valide, spesso identificative di un’intera generazione di giocatori. I brand sono leggendari, i titoli spesso validissimi anche oggi (uno su tutti Onimusha, esemplare nell’esecuzione nonostante i tratti profondamente anacronistici su cui è imbastita l’esperienza) e rappresentano dunque una proposta interessantissima per l’utenza.

Siamo però ad oltre due anni dal lancio della console e all’annuncio di ieri non sono mancate ovviamente le lamentele. Oscurate dal delirante entusiasmo del sottoscritto (legato indissolubilmente a Capcom da un legame pluridecennale), ma comunque presenti. Si è iniziato a discutere di prezzi, di assenze di titoli, di validità della proposta. Normale, lecito e comprensibile nell’epoca dei social e dei feedback immediati. Anche se all’estero, guardando le react di Facebook e Twitter, l’hanno presa molto bene – non è sarcasmo – subissando l’annuncio con piogge di like e condivisioni.

Personalmente trovo poco interessanti le considerazioni sul prezzo a cui dovrebbe essere venduta una conversione, in particolare perché spesso subordinate a valutazioni personali o confronti con altre piattaforme – dove magari i titoli sono già apparsi da tempo e sono quindi disponibili ad un prezzo inferiore.

Inutile tornare sull’argomento trattato un numero sconfinato di volte anche in queste pagine: mi limiterò ad esprimere in breve la consueta comprensione verso la tutela (aziendale) di ogni produzione, che ha il diritto di presentarsi su qualsivoglia piattaforma ed avere il riconoscimento “pecuniario” che le si deve.

Perché il magico tastino “porting istantaneo” non esiste e non è mai esistito. Quindi il lavoro si paga, e le varie considerazioni sul prezzo si devono fare solo ed esclusivamente sul valore effettivo del gioco in questione e la sua collocazione all’interno della libreria titoli disponibile.

Ti amo come il primo giorno, Dante! <3

In quest’ottica l’offerta Capcom è clamorosa: già il solo Resident Evil 4 è un titolo che rappresenta forse l’apice massimo della produzione giapponese nell’era GC/PS2/Xbox (ed è tra i miei titoli preferiti di sempre proprio insieme al primo Devil May Cry) che oggi porge il fianco solo in merito alla componente “baby sitting” piuttosto corposa. All’epoca faceva parte del brivido, oggi può essere considerato un fastidio.

Ma parliamo comunque di una riedizione in alta definizione che può finalmente rendere giustizia al popolo Nintendaro, ancora scottato dal banalissimo porting (nel senso più letterale del termine, altro che remaster di oggi) che ha “graziato” l’utenza Wii U. Tutt’oggi confermo, sostengo e rivendico l’opportunità di valutare quella versione come ha fatto al tempo il buon Alessandro Concina.

Perché qualsiasi capolavoro che non tenga conto dei progressi del medium a cui appartiene può diventare un fallimento in un soffio.

Giocatelo voi un gioco dell’era Wii, a 480p, con un cavo HDMI su uno schermo LCD. Shimmer Island.

È inevitabile però che anche un innamorato come della Capsule Computers si attenda qualcosa in più. Perché conversioni, remaster e porting sono sempre da considerare delle aggiunte utili al consumatore (scusate, seriamente, chi potrebbe lamentarsi di un’opzione in più sullo store?), ma sarebbe anche ora che si tirasse fuori il coraggio di un’azienda che continua a raccogliere dati positivi e bilanci in crescita grazie alle produzioni multimilionarie sulle home console e PC.

Siamo ben consci di come una produzione “ad hoc” per Nintendo Switch possa rappresentare un impegno aggiuntivo per un azienda che in passato ha vissuto qualche incertezza e che forse ora pare abbia trovato la via, ma questo disimpegno creativo non giova all’immagine di un marchio, seppur storico e dal rinnovato successo, agli occhi dei possessori della piccola console tuttofare.

È davvero così impossibile immaginare un’esclusiva cucita sull’utenza nintendara? Qualcosa che richiami un po’ quanto fatto all’epoca Wii, ma senza gli imbarazzanti fraintendimenti che hanno portato titoli interessanti a divenire caricature malriuscite incapaci di dare forma concreta al proprio potenziale – vedasi Spyborgs.

Potevi essere il nuovo Captain Commando, e invece…

Ma cosa possiamo desiderare o aspettarci razionalmente? Non sono tantissime le opzioni: Capcom potrebbe innanzitutto fare tesoro dell’enorme successo del franchise Monster Hunter per creare una serie esclusiva per il contesto portatile. Il potenziale sarebbe immenso, come testimoniano gli incredibili numeri ottenuti dalle esclusive della console e dal software in generale, che ha superato quota 187 milioni di pezzi complessivi. Immaginare un nuovo capitolo dedicato al gioco portatile in compagnia, rievocando i fasti di PSP prima e 3DS poi, potrebbe riempire le casse di ogni azienda pronta a scommetterci – e nel mentre Bandai Namco non si fa pregare, pronta a portare il suo God Eater 3 con annuncio e pubblicazione lampo.

Difficile però immaginare altro: l’epoca delle produzioni originali “cucite” sulle caratteristiche della console si è conclusa con la prima era 3DS ed è ormai da tempo un’opzione trascurabile da parte di qualsiasi publisher che intende massimizzare i profitti. Il multipiattaforma è il mantra per le grandi aziende che devono rispondere agli investitori e qualsiasi azzardo deve tramutarsi in un successo garantito prima ancora di approvarne la creazione.

Oggi un simile progetto sarebbe disponible su tutte le console.

Cosa fare quindi? Deve cambiare Capcom o dobbiamo cambiare noi? Ha ancora senso sperare in un’offerta differente da parte della casa di Osaka o si tratterebbe di un’illusione impossibile da concretizzare? Il mercato è cambiato e le aziende sono cambiate a loro volta cercando di massimizzare i risultati e ridurre i danni. La nostalgia dei tempi che furono non è l’ideale leva su cui costruire le proprie attese in merito all’ideale comportamento della software house di turno.

Capcom sbaglia? Forse ai nostri occhi, ma non a quelli di investitori e dipendenti. Il miglior corso d’opera per noi forse non è percorribile affatto, al giorno d’oggi. Quello che suona come un disco rotto da difensore del capitalismo è forse una forma di autodifesa da appassionato, che non vuole delusioni.

È innegabile che tutti abbiano la speranza di vedere Capcom muoversi con più flessibilità tra le varie piattaforme, supportandole come meglio si addice al suo pubblico, ma è davvero difficile immaginare oggi un corso diverso… quantomeno non senza il coinvolgimento diretto di Nintendo, l’unico vero grimaldello utile a scassinare la diffidenza dei publisher AAA che non vogliono privarsi del maggior quantitativo di introiti possibili.

Tipo come è successo con Capcom e il fondo Q…

In ogni caso, però, non riesco ad immaginare Capcom che “sigilla” una sua produzione di successo su una singola piattaforma. Qualsiasi titolo in esclusiva su Nintendo Switch vedrebbe la casa di Kyoto elargire quantità sconfinate di grano per mantenere quello status, cosa che probabilmente non interesserebbe neanche a Nintendo stessa. È praticabile la sola via di Monster Hunter perché si è venuta a creare – naturalmente – una sorta di scissione tra due filosofie (tradizionale e moderna, Ultimate e post-World) che è razionalmente percorribile dall’azienda, mentre è davvero difficile immaginare altro. Lo stesso Ultra Street Fighter II è una versione ampliata e aggiornata di un titolo già uscito per PS3 e 360 (sebbene le numerose aggiunte non possano farlo considerare una banale conversione) e si tratta dell’unica esclusiva sulla piattaforma oltre al già citato Monster Hunter Generations Ultimate.

Il punto, dunque, è chiaro: lamentarsi è nostro diritto, vero, ma avendo noi la possibilità di esercitare il potere del consumatore comprando o meno i titoli (easy, vero?), che senso ha criticare aspramente Capcom o aspettarsi un comportamento diverso quando forse questo “diverso” neanche è praticabile?

Datemi la data di Devil May Cry, confermate anche il 3 (il 2 sta bene dove sta) e regalatemi un nuovo MonHan. Fine! Il resto lo deciderà l’utenza a tempo debito.

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