Recensioni

Trüberbrook – Una recensione piena di segreti

Scritto da

Pubblicato il
28 Aprile 2019
Genere
Avventura Grafica
Lingua
Inglese, Tedesco, Francese, Spagnolo, Russo
Multiplayer
no

Stavolta non c’entra Laura Palmer però!

Immaginatevi in viaggio verso la Germania rurale in piena era guerra fredda, verso uno di quei paesini dimenticati anche dalle mappe, con pochi abitanti e strampalati per giunta, e così povero di attrattive che forse stare a dormire in albergo potrebbe rivelarsi più allettante. Vi piacerebbe un soggiorno del genere? Un dialettico e ignorantissimo “manco gratis” sarebbe la mia risposta, ma la risposta del fisico Hans Tannhauser è stata “beh, gratis sì”. Inutile aggiungere che, una volta arrivato alla (poco) ridente cittadina, niente sarà come sembra, e il nostro protagonista si troverà ad affrontare un ladro interessato ai suoi studi di fisica quantistica, conoscere un’amichevole ed estroversa biologa e tanto altro ancora.

Quindi eccoci calati nei panni di questo giovane fisico americano di origini teutoniche, all’interno di un’avventura grafica abbastanza standard ma dalla cosmesi eccezionale. Quello che vi colpirà di Trüberbrook infatti, è come tutto sia realizzato a mano: i modelli, prima creati e poi catturati con uno scanner 3D e animati al pc, si muovono all’interno di diorami in scala davvero stupendi da vedere, e le atmosfere alla Twin Peaks e l’umorismo surreale tipico del genere sono un incipit efficace che intriga a dovere.

Ed è qui che tutto ha inizio, o quasi

La voglia di andare oltre ad alcuni stilemi tipici e consegnare alle mani del giocatori qualcosa di più fluido e intelligente rispetto alle vecchie avventure grafiche anni ‘90 è apprezzabile, soprattutto perché questo genere, essendo tradizionalmente legato a un setup tipico da computer games composto dalla coppia mouse+tastiera, su console di norma è più legnoso. Se muovere il personaggio con l’analogico sinistro e il cursore per interagire con ciò che lo circonda con il destro è ormai da manuale, il lock automatico sugli oggetti interessanti e il tasto per mettere in risalto i punti di interesse, facilitano tantissimo la fluidità generale. Assieme a queste decisioni però ce ne sono altre che nel voler semplificare la struttura, sviliscono alcuni aspetti. Il fatto di non poter analizzare gli oggetti ad esempio sembra quasi togliere libertà al giocatore, e ancora di più il trovarsi di fronte a un inventario che è soltanto visibile (se richiamato con apposito tasto), ma con cui non si può interagire.

Il risultato è che sembra tutto fin troppo guidato, soprattutto perché gli enigmi non sono complessi come ci si aspetterebbe. Se durante i primi due capitoli questo è un problema relativo, perché la risoluzione degli enigmi è tutto sommato razionale, nella seconda parte del gioco, quando gli enigmi includono oggetti assurdi e la soluzione non è lampante nell’immediato, inizia a essere noiosamente chiaro che in fondo basta spostare il cursore su un oggetto e vedere se si può interagire usando un oggetto raccolto in precedenza per risolvere l’inghippo, senza nemmeno stare lì a pensarci troppo.

I dialoghi sono un po’ surreali, come piace agli amanti del genere

Questo non è l’unico problema di Trüberbrook, e a dire il vero non è nemmeno il più grave. Ho sperato tantissimo di trovarmi davanti a uno di quei piccoli indie che mi sarei ricordato per sempre, e come anticipato sopra, le premesse erano davvero ottime, soprattutto se si è innamorati di Stop Motion come me. Esteticamente è davvero un piccolo gioiello, i personaggi sono buffi e ben caratterizzati, i toni e le ambientazioni affascinano quanto basta a incuriosire e la storia parte benissimo. Dopo il secondo capitolo però il ritmo diventa fiacco e la qualità inizia a essere altalenante, in più o meno tutti i reparti, perfino quello delle ambientazioni, perché alcune sono decisamente più povere di altri, sebbene il livello rimanga apprezzabile. Anche la colonna sonora non vive momenti di eccellenza, a parte un pezzo quasi cantautoriale alla Tom Waits (comunque legato alla trama e non saltabile) e i titoli di coda.

E a dirla tutta, quello che manca un po’ è la memorabilità delle situazioni. Non spiccando per gameplay, è la scrittura a dover brillare, ma non succede, mostrandosi confusa e vaga proprio quando c’è da dare l’affondo e lasciare il segno, nonostante ci sia proprio tutto quello che può interessare a un giocatore che cerca un’avventura del genere: umorismo, fantascienza, mistero. Trüberbrook non è un gioco brutto e si lascia giocare fino in fondo, ma trovandosi di fronte a una produzione dai valori più alti di quanto preventivato, è davvero un peccato che lo sviluppatore non si sia preso più tempo e non abbia consultato uno sceneggiatore professionista per capire dove il racconto poteva essere migliorato.

Il protagonista registrerà spesso dei commenti da inviare alla sua amata Beverly

Trüberbrook, da questo punto di vista, sembra una produzione troppo amatoriale, quasi si trattasse di un’opera prima di gente che si solitamente si dedica ad altro. Magari è così, e allora forse si può essere più magnanimi, ma certamente mettersi nei panni di chi spende una cifra che possiamo considerare piuttosto alta per un gioco di questo genere, non può che condurmi a conclusioni negative che non ho senz’altro il piacere di scrivere. Per circa 30 cocuzze, gli store digitali sono pieni di avventure grafiche con una trama profonda ed enigmi più complessi di quanto Trüberbrook offra, magari anche localizzati in italiano, al contrario di questa produzione. Però se l’esperienza per gli sviluppatori dovesse rivelarsi positiva e dar vita ai presupposti per creare un altro gioco (non necessariamente un seguito), è molto probabile che le critiche possano aiutare a capire laddove Trüberbrook è carente e cosa bisogna fare per consegnarci un gioco che non sia solo bello da vedere, ma anche divertente da giocare.

6.5
Un’avventura grafica dall’impostazione classica e dall’aspetto stupefacente, con un buon cast di personaggi e atmosfera alla Twin Peaks
Le atmosfere e le battute sagaci non bastano se ci sono problemi di scrittura, e qui la qualità è davvero troppo altalenante. Il prezzo e la mancanza di localizzazione sono la pietra tombale su una produzione che con più cura si sarebbe rivelata davvero interessante

MODUS OPERANDI

Giocato per circa 5 ore fino al finale (davvero molto bello) dopo il quale ho constatato che non c’è altro da fare, mannaggia

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