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I Fan di Pokémon Blu e Rosso – Recensione

Pubblicato il
04 Aprile 2019

Chiamati spesso genwunners da chi li disprezza e li deride, i fan della prima generazione di Pokémon sono in realtà persone normalissime e buone. Checché se ne dica infatti, non hanno nulla di personale contro i vari seguiti di Pokémon usciti dopo il 1996, no. Semplicemente, non li hanno mai giocati. Non prendetevela, non lo fanno apposta, è che hanno gravi problemi di memoria. Per questo motivo non sono in grado di ricordare più di 151 nomi. Serperior, ad esempio, non rientra nel loro vocabolario, così come Giuseppe.

Le due reliquie tanto adorate

Per proteggersi da tali amnesie i fan della prima generazione di Pokémon sono quindi attaccatissimi alle tradizioni. Per loro, solo ciò che va all’origine è bello. Ne consegue che il piatto preferito di tali persone sono le bacche, primo alimento dell’umanità (meglio non dirgli della presenza di queste in Pokémon Oro). L’unico sport che invece apprezzano è la caccia, in particolare quella ai fan della quinta generazione. Il loro libro favorito è la Bibbia, ma solo nella parte del primo testamento. E il colore? Rosso oppure blu, che poi sono gli unici nomi di persona che utilizzano.

Anche CULO può andare.

Comunque, i fan della prima generazione di Pokémon hanno un grande pregio: sono custodi delle migliori opere d’arte della storia. David di Donatello? Gioconda? Seh, come no… Pikachu. Bulbasaur. Mew! Il design di queste creature è talmente perfetto da superare il concetto stesso di bellezza, raggiungendo una sorta di nirvana dove anche una creatura disegnata da una manciata di bit, concepita per piacere ai bambini, è da considerarsi irraggiungibile. Cioè, voglio dire, parliamo di roba ispiratissima tipo Mr. Mime, Voltorb, Jynx e quell’altro a forma di uova… vabbè insomma ci siamo capiti. Che dire poi degli sprite?

Bella zì, sono Mew, c’hai mille lire per un panino?

Una cosa da ricordare assolutamente è che queste persone hanno paura degli psicologi. Non si tratta di un timore dovuto ai loro limiti mnemonici, bensì di una vera e propria fobia legata ai Pokémon di tipo Psico, che nella prima generazione erano più potenti di una divinità. Strano… e dire che Pokémon Blu/Rosso sono giochi così perfettamente bilanciati da essere utilizzati ancora oggi come unità di misura per la precisione, nonché per lo scassamento di maroni e la petulanza, ma questa è un’altra storia.

Eviterei però di fare di tutta l’erba un fascio, anche perché Tangela non gradirebbe. A proposito, sapevate che i fan della prima generazione possono essere divisi in tre gruppi? Il primo è proprio quello di tipo erba, formato da tutte quelle persone che hanno scelto Bulbasaur ad inizio gioco. Si tratta di gente a cui piace affrontare la vita in maniera semplice, come una passeggiata in compagnia di una creatura a quattro zampe che tuttavia evolve in Maurizio Costanzo.

Bboni… state bboni…

Il gruppo dell’acqua invece vive per Squirtle, uno dei Pokémon più fighi di sempre che a sua volta evolve in Maurizio Costanzo, ma con due cannoni piantati nella schiena. L’ultimo gruppo, del quale ho fatto parte, è quello del fuoco. Che dire di noi che abbiamo scelto Charmander? Siamo gente che non teme le difficoltà, ma proprio zero. Non solo abbiamo affrontato Brock ad inizio gioco, ma dopo pochissime ore abbiamo dovuto sfidare lo Starmie di Misty, uno dei momenti più bui dell’umanità insieme alla peste bubbonica e l’E3 2008 di Nintendo.

Con Charizard LV99 era possibile…

Se c’è una cosa sulla quale i genwunners hanno un vantaggio sono le musiche. Tutti ricorderemo i meravigliosi pezzi di Pokémon Blu/Rosso, che ci hanno accompagnato durante mille battaglie ed avventure. Pochissimi tuttavia sanno come questa musica adrenalinica sia stata prodotta. Ve lo spiego io: Junichi Masuda, il composer, ha preso un gatto epilettico, gli ha infilato nel sedere un petardo acceso e poi lo ha appoggiato su una pianola. Idea originale da non replicare a casa, anche perché verrebbero a chiedervi i diritti d’autore.

In definitiva, i fan della prima generazione di Pokémon sono persone strane che si sentono perfettamente normali. Tipo Mr. Mime, che tra l’altro non è un Pokémon, ma un maledetto molestatore. E sono anche dei gran rompiscatole, perché non ne hanno mai abbastanza di questa nostalgia, propinata in qualunque prodotto sfiorato da Gamefreak. Allo stesso tempo, i genwunners hanno sicuramente un ottimo gusto e sono fan di un gioco che ha fatto la storia, anche all’infuori dei videogames. Nessuno infatti potrà mai dimenticare il sorriso di Squirtle, lo sguardo fiero di Charmeleon e i petali morbidi di Maurizio Costanzo.

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