Libero Pensiero

Arriva State of Play e i Nintendo Direct diventano l’idea del secolo

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Pubblicato il
26 Marzo 2019

Sony copia ancora, ma va bene così

21 ottobre 2011, Nintendo dimostra ancora una volta di voler innovare in qualche modo e se ne esce con qualcosa di mai sentito prima: un Nintendo Direct. Oggi è normalità, oggi esultiamo all’annuncio di una nuova trasmissione, ma all’epoca era qualcosa di mai visto, qualcosa di cui storcere il naso visto che è nella natura umana lamentarsi delle novità.

Otto anni dopo possiamo affermare che Nintendo ha avuto ragione, di nuovo. L’hype dei giocatori poteva essere distribuito nel corso dei 365 giorni annui, senza dover attendere il sempre meno importante E3. Il grande annuncio poteva avvenire a marzo, o magari a settembre, per sapere che da lì a tre mesi il regalo di Natale sarebbe stato un gioco annunciato poco prima. Una formula vincente insomma, che è riuscita ad entusiasmare tutti i fan Nintendo ma che è sempre stata vista di cattivo occhio dai “competitor” e rispettiva utenza.

Abbiamo anche la grafica alternativa, prendila pure Sony.

Sia chiaro, Nintendo non ha inventato di certo lo streaming o il caricamento di video online, ma quel format rapido, indolore (a meno di annunci deludenti), con ritmi serrati, un turbinio di emozioni che si susseguono senza lunghe pause per sentire discorsi su quanto una console abbia venduto o vedere i Wiimote non funzionare su un grande palco. È stata questa la novità geniale. Ma la Casa di Kyoto non è nuova ad invenzioni: partiamo dal D-Pad, all’analogico come lo conosciamo oggi, al rumble pack, al telecomando con sensori di movimento. Idee che hanno avuto un grandissimo successo, tanto che la rivale per eccellenza, Sony, ha sempre cercato di rimanere al passo copiando queste idee.

Abbiamo così il D-Pad sul primo controller di PlayStation, per poi arrivare la prima versione di Dual Analog Controller (il predecessore del Dualshock). Ma non è abbastanza, il successo del Wiimote porta Sony a creare il dild… il Move (un insuccesso), l’enorme fanbase di Super Smash Bros. porta allo sviluppo di PlayStation All Star Battle Royale (da dimenticare), il NES e SNES Mini incoraggiano la produzione di PlayStation Classic (devo davvero commentare?) e ora eccoci con il State of Play, praticamente il Direct secondo Sony.

La lista si allunga…

La trasmissione di ieri sera non fa altro che confermare i primi pensieri. Abbiamo praticamente un Nintendo Direct, con annessa scaletta a griglia, con il blu che prende il posto del rosso.

Ma come, Nintendo abbandona le conferenze con orchestre, teatrini, sviluppatori che si vantano di quanto ce l’abbiano lungo (il curriculum) e il web si rivolta, con i sonari – chiamiamoli così – che inneggiano le scelte conservatrici di Sony, che sottolineano l’ormai fallimento di Nintendo perché a quanto pareva non aveva nemmeno i soldi per fare vere e proprie conferenze, e ora questo “nuovo” format è l’idea del secolo? Ne ho lette di tutti i colori in questi giorni, con accuse di fanboy da un lato e dall’altro che si scherniscono a vicenda: da una parte i nintendari che incolpano Sony di copiare e di essere senza pudore, dall’altra i sonari che difendono le scelte della loro azienda preferita.

Amici miei sonari, stateci, Sony copia e su questo non c’è da discuterne. Non sforna proprie idee, prende semplicemente quelle degli altri e le migliora, qualora possibile, o semplicemente “le fa sue”. È qui che voglio però spezzare una lancia a favore di Sony: copiare non è un male, d’altronde siamo in un’era in cui ormai è stato già inventato “tutto” e non si può fare altro che gareggiare nella corsa ai pixel, al frame rate e ai teraflops (meno male che c’è Google che, a modo suo, lancia una ventata d’aria fresca), quindi che un’azienda copi un’altra non è una novità né tantomeno qualcosa di cui scandalizzarsi.

Se devi copiare, almeno fallo bene.

Proprio per questo non parlerò male di Sony: se la accuso di copiare, in realtà, la mia non è un’accusa ma semplicemente una constatazione, basata sulla realtà. Quel che voglio sottolineare è come il fanboysmo faccia male, sia qualcosa da estirpare, sia la rappresentazione dell’ipocrisia. Bazzicando sui soliti e noti social network non vi saranno scappati commenti dei sonari che inneggiavano Sony con “è una scelta saggia”, con “è effettivamente meglio così”, con “che bello non dovremo attendere solamente l’E3 o il PlayStation Experience per avere novità sui titoli in uscita”. Tutte frasi che noi nintendari abbiamo detto in quell’ottobre del 2011 o, limitatamente a noi italiani, dal 22 febbraio 2012 (primo Direct europeo).

Sembra strano in effetti ma, proprio perché da nintendaro posso dirlo davvero raramente, voglio sottolinearlo: Nintendo è otto anni avanti a Sony. Cosa che forse ai sonari non sta bene, d’altronde sono abituati ad avere una generazione e mezzo di vantaggio se guardiamo l’hardware, quindi non posso biasimarli. L’andazzo si era capito già quando Sony ha annunciato che non avrebbe partecipato all’E3 2019, o comunque non con una conferenza come sempre fatto negli scorsi anni. Ecco svelato l’arcano, semplicemente Sony copierà Nintendo e pubblicherà un Direct, pardon State of Play, per aggiornare i fan sulle prossime uscite per PlayStation 4 e VR.

Da grandi imitazioni derivano grandi responsabilità.

Una formula vincente, che Nintendo e i nintendari hanno capito otto anni fa; Sony solo ora, ma meglio tardi che mai. I tempi delle conferenze ricche di spettacolo e, soprattutto, costose sono finiti, un video registrato e pubblicato comporta molti meno problemi, che siano di budget che di fruibilità. Tutti lo stanno capendo, tutti stanno imitando Nintendo (anche Microsoft con i suoi Inside Xbox) e ai videogiocatori deve andare bene così, che siano sonari o nintendari. Gli State of Play non sono qualcosa di nuovo per noi, ma alla fin fine poco ce ne importa: continueremo ad esultare quando Nintendo annuncerà un nuovo Direct, ora potranno farlo anche i sonari. Più entusiasmo, meno momenti morti durante l’anno, più hype distribuito nel corso dei mesi e non solo in occasioni speciali. Vincono tutti, i sonari e Sony che hanno qualcosa di nuovo con cui emozionarsi, Nintendo e i nintendari che possono esser orgogliosi di essere i “primi della classe” da cui l’alunno meno bravo cerca di copiare.

Non c’è qualcuno che ha colpa o che deve essere accusato, c’è solamente chi inventa e chi invece ha bisogno dello spunto per poter fare qualcosa di “nuovo”, ora nel 2019 così come da venti anni a questa parte.