Sushi Striker: The Way of Sushido – Recensione

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Genere: Puzzle
Multiplayer: 1 – 2
Lingua/e: Italiano, doppiaggio in Inglese

Il Sushido è una cosa seria!

Sono un consumatore semplice: ingurgiterei pizza e birra ogni sera, senza alcun problema. Cioé intendo che io non mi farei problemi, il mio corpo forse reagirebbe in maniera diversa. In ogni caso a prescindere dai miei problemi con pizza e birra (alla cui dipendenza mi sono arreso da anni: il gruppo di ascolto dedicato ha rinunciato a tenermi una sedia disponibile), ho una legge a tavola: ogni cosa che mangio deve essere stata cotta. In forno, in padella, al sole accanto ai panni che devono asciugare. Mai crudi. E infatti essendo l’unico dello staff che non ha mai mangiato sushi per non venire contro alla mia filosofia, ecco che il caporedacchino (perché mi deride ridacchiando) mi affida Sushi Striker: The Way of Sushido, un gioco che ha due sushi di troppo nel titolo. Meno male che almeno apprezzo i puzzle!

Quando il gioco ha fatto capolino durante l’E3 2017, mi ero davvero sorpreso fosse per Nintendo 3DS. Innanzitutto perché esistevano ancora giochi per Nintendo 3DS, che è già una notizia di per sé, secondo poi perché non era per Nintendo Switch. E infatti sto recensendo la versione per Nintendo Switch, segno che poi tanto ingenuo non sono. Devo dire che contrariamente a quanto sembra non è una recensione facile da scrivere: solitamente scrivo da un laptop comodamente seduto sul divano, ma in questa occasione lo spazio era striminzito perché il resto del divano era occupato dall’elefante nel salotto: il prezzo del gioco.

Sebbene si basi sui colori, il gioco è a prova di daltonico

Sushi Striker: The Way of Sushido costa 49,99€. No, non ho sbagliato a digitare e… FERMI DOVE ANDATE??? Il gioco è bello!!! Però si tratta di un puzzle game matching colors, e probabilmente siete abituati a scaricarli gratis dall’App Store di Google, cioé “gratis” a costo di avere simpatiche pubblicità che premerete per sbaglio, causando il finanziamento dei bracconieri in Tanzania e l’abbonamento a servizi telefonici del ‘99 che erano già inutili nel ‘99 (e che prosciugheranno il vostro credito residuo). Sul serio, dovreste pensarci bene prima di installare roba nel vostro cellulare. Con Sushi Striker non c’è questo problema, ma deve esserci un motivo per giustificare un prezzo insolito per un gioco del genere. E il motivo si chiama: produzione. La cura che Nintendo riserva ai suoi prodotti è generalmente maniacale e se si è abituati a vedere una cura dei dettagli stupefacente nei giochi della serie Zelda o Mario, sicuramente desta stupore un valore produttivo così alto in una nuova IP che a sua volta si inserisce in un genere di nicchia.

Sushi Striker: The Way of Sushido ha una trama bizzarra ma ben strutturata, con cut-scene in animazione tradizionale che non sfigurerebbero come anime a se stante, e un quantitativo di contenuti davvero impressionante, specie per un puzzle game. Musashi (nome samurai per antonomasia, ma sarete voi a decidere se maschietto o femminuccia) vive in un mondo dominato da una repubblica imperialista repressiva, che vuole bandire il sushi (?) dalla gente comune, destinandolo alla gente ricca e all’esercito. La situazione è intollerabile (??) ma il nostro eroe incontrerà Franklin, un giramondo che gli farà conoscere il sushi, e gli spiriti che li governano (???) e che con il loro potere trasformano questa prelibata pietanza in una vera e propria arma da guerra (no, non mi sono dimenticato i punti interrogativi, si è rotto il tasto, l’ho usato troppo).

L’esercito della repubblica però rapisce Franklin. Musashi decide allora di entrare nelle milizie del FLS (il Fronte di Liberazione del Sushi che si oppone all’impero, ovviamente, con a capo il misterioso Masa), e iniziare un viaggio alla ricerca della verità dietro sui genitori, dei migliori ristoranti di sushi e delle farmacie più vicine dove prendere confezioni formato famiglia di Maalox.

Muscolosamente Ouendanesco (c’è il copyright su questo aggettivo)

Una volta entrati nel giusto mood sembra di guardare un qualsiasi anime sportivo (con un character design a metà strada tra Inazuma Eleven e Osu! Tatakae! Ouendan!!!), con il sushi al posto del pallone, e i soliti cliché a base di ideali di libertà e lotta alle ingiustizie. Insomma tutto ciò che ha formato nel carattere l’uomo moderno. Alfiere della rettitudine sociale e pancia senza fondo, Musashi si troverà davanti tre file di piatti a base di sushi, su nastri trasportatori (come quelli dei ristoranti giapponesi Kaiten-Zushi) da abbinare per colore del piatto, se sono disposti su nastri diversi non importa, ma dovranno essere adiacenti.

I piatti, dopo averne sbafato il contenuto, si andranno ad adagiare davanti al tavolo del giocatore, più piatti si andranno a impilare maggiore sarà il danno arrecato all’avversario, ma si hanno solo 7 secondi a disposizione per abbinarli. Ovviamente i piatti hanno colori e valori di attacco differenti, e anche il sushi è importante, perché va a riempire le barre delle abilità dei tre spiriti del sushi scelti per la battaglia. Queste regole base, e le tante sfumature rendono il gioco profondo e valido. Le combinazioni possibili sono davvero tante, e vi capiterà spesso di dover cambiare gli spiriti da schierare in campo a seconda delle tattiche dell’avversario, della propria abilità e di come si voglia giocare, se in maniera offensiva o difensiva, più riposata o più frenetica.

Ci sono degli special da prendere oltre al sushi, e possono fare la differenza

C’è da dire che il gioco è molto veloce, e inizialmente si farà fatica anche a capire se queste finezze tattiche esistano davvero, perché – e questo è avvertibile soprattutto nei livelli del primo mondo – in fondo se si è veloci si può far durare le partite appena una manciata di secondi. Ma, seppur il gioco sia una serie di scontri veloci (a volte sotto il minuto), è indubbio che l’aumento della difficoltà vi costringerà a scegliere più oculatamente la tattica da adottare e – soprattutto – a fare maggior attenzione a quali piatti impilare durante la partita, a inanellare combo, e scegliere abilità e potenziamenti che possano aumentare la potenza degli attacchi o indebolire quelli dell’avversario.

Se Nintendo Switch è la console ideale a livello visivo per Sushi Striker, con la pulizia dell’alta risoluzione e la brillantezza del suo schermo, qualche riserva la si ha sui controlli, per un gioco che può essere molto tecnico a livelli alti. A questo proposito mi dispiace non poter fare un raffronto tra le due versioni (Nintendo Switch e 3DS) e poter affermare per certo quale sia la più giocabile tra le due.

Gli spiriti del sushi ovviamente si evolvono, che credevate?

Se è vero che lo schermo di Nintendo Switch è più grande e questo favorisce la visibilità del colore dei piatti, i due tipi di controlli (touch e tasti tradizionali) hanno sia pregi che difetti. Se usate i tasti sarete più veloci, e questo potrebbe fare la differenza in maniera accentuata, ma meno precisi: il cursore seleziona le pietanze in maniera così veloce che spesso è impossibile evitare di selezionare un piatto dello stesso colore che non si vuole selezionare (ad esempio un piatto di solo wasabi, che renderà la lingua di Musashi insensibile costringendovi a qualche secondo di pausa), o anche scegliere con più accuratezza il colore della prossima combinazione di piatti.

Con il touch si è indubbiamente precisi, ma il dito rischia di offuscare la visuale e ritardare la visione dei piatti da poter scegliere a un momento in cui sono ormai irraggiungibili, e l’azione sul touch è sensibilmente più lenta di quella sui tasti. L’impressione è che il gioco sia stato studiato per Nintendo 3DS (e il suo schermo resistivo) e che lì questo tipo di gameplay possa esprimersi al meglio. In questo senso la scelta dell’input dei comandi diventa una scelta tattica, e non sarà raro sperimentare tra i due tipi di controlli, oppure optare per una scelta ibrida alternandoli anche all’interno della partita stessa.

Una citazione agli Elio? I dialoghi sono sempre divertenti in ogni situazione

Di contorno alla main story, molto estesa, con diversi nemici dotati di schemi di attacco diversificati e un numero di livelli molto generoso, ci sono le modalità multiplayer locale su due switch o su uno soltanto grazie ai due joycon e online, e una modalità rompicapo a tempo. C’è anche altro di cui parlare ma non vorrete mica togliervi il piacere della scoperta! E poi ho appena cambiato gli infissi, l’ultima volta che sono entrati i ninja Nintendo in casa hanno fatto un casino che non vi dico.

Il peccato più grave che un Puzzle Game può commettere è la banalità, e Sushi Striker: The Way of Sushido non la sfiora nemmeno, rivelandosi sempre stimolante a livello di sfida e complessità, divertente per il suo nonsense che non viene abbandonato per un attimo lungo tutto il corso dell’avventura, frenetico ma tecnico e molto profondo sia a livello di quantità di contenuti – abbondanti per davvero – che di qualità. Certo, l’elefante non si è mosso di un millimetro, quindi la prossima volta cercherò di sfidarlo così almeno si sente coinvolto. E occhio che con l’E3 alle porte e la scimmia sulle spalle, casa vostra rischia di diventare uno zoo.

Giocato per molte ore su Nintendo Switch in modalità portatile fino a vedere il finale e oltre, grazie a un codice gentilmente offerto da Nintendo. Adesso ho bisogno di un buon digestivo, grazie!
Pro: Sushi Striker è una bella sorpresa nel suo genere, ha meccaniche interessanti, una profondità di gioco notevole e una varietà di situazioni apprezzabile, oltre che una cura magistrale, soprattutto per i filmati in stile anime
Contro: La qualità si paga e il genere è un po’ di nicchia. C’è bisogno di un periodo di adattamento dovuto alla freneticità del gameplay e a dei controlli con luci e ombre, e se non si è fan dei puzzle l’azione potrebbe sembrare ripetitiva, ma è una percezione che varia da persona a persona. Nulla da ridire sulla durata, dato che c’è da giocare per ore e ore
8.0

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