Meno Mario, più Kratos: welcome to PlayStatiOn

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EDIT delle 02:16 del 02 aprile 2018 – Ebbene sì! Come molti hanno capito subito – e alcuni meno subito – la trasformazione da NintendOn a PlayStatiOn era semplicemente il pesce d’aprile più elaborato della storia del nostro sito!

L’anno scorso abbiamo optato per un video, mentre quest’anno si è pensato di andare dritto per dritto e mettere in piedi qualcosa di clamoroso! Quello che rimane è questo pezzo, che si andrà ad inserire tra “I Racconti di NintendOn” e sarà da interpretare in avanti come ironica autocritica del mondo nintendaro: quanto c’è di vero? Chi lo sa! L’importante è che si possano fare due risate e riflettere sul nostro modo di essere giocatori.

Grazie a tutti per esservi goduti il pesce e in particolare al sito GeekGamer.it per averci concesso di copiare i testi delle news e delle recensioni pubblicate contestualmente al pesce – l’anteprima arriva in modo ancora più bizzarro, riadattando in italiano una preview tradotta con Google Translate!

Continuate a seguirci!


Aprire gli occhi

Sono tanti i motivi per cui si possa arrivare a prendere decisioni simili, ma probabilmente il modo migliore per definire questa nuova era sia “presa di coscienza“.

Dopo tanti anni passati a inseguire la nostalgia, aggrappati ai sentimenti di un nostro io che non esiste più, ci siamo resi conto che forse era arrivato il momento di fare un passo avanti e abbandonare questo mondo così rassicurante e familiare da impedirci di guardare oltre e crescere come giocatori.

Caro Mario, è stato bello, ma è il momento di crescere.

Non possiamo negare di portare nel cuore tutte le emozioni vissute in questi anni, spesso sovrapposte ai momenti più importanti della nostra vita familiare e personale, ma sotto sotto l’impressione è che il tanto amore del nintendaro fosse una sorta di obbligo, di “contratto” stipulato tra chi è cresciuto a Mario e Zelda costruendo le proprie basi di videogiocatore su un modo molto ristretto (e spesso arretrato) di pensare. Quasi che quella Nintendo Difference si fosse instaurata nelle nostre teste come un mantra da ripetere all’infinito fino al convincimento.

Fa male scriverlo, devo ammetterlo. Ma ogni volta che mi sono trovato a confrontarmi con le altre realtà, ho sempre sentito dentro una voce che mi invitata ad osservare bene ciò che si trovava davanti a me, come se volesse suggerirmi che – sì- c’era un’altra strada, ma che dovevo essere pronto per percorrerla.

L’effetto Nintendo, quello che ti scollegava dalla realtà

Gli anni ’90 hanno segnato effettivamente il passo da questo punto di vista, costellando l’universo videoludico di perle assolute che fino a poco tempo prima non ci potevamo immaginare. Una serie sterminata di nuovi studi giapponesi e occidentali ha potuto esprimere al meglio quello che è divenuto un modo di ragionare innovativo, maturo e pionieristico. Tutto grazie all’ala protettiva di una grande azienda che molti fino a quel momento associavano solo al Walkman, quasi fosse un’onta.

Come poteva una realtà che mai aveva avuto a che fare con il videogioco entrare in competizione senza essere distrutta e demolita dai colossi dell’epoca come Nintendo e Sega? Semplice: usando la testa e comportandosi da azienda del settore tecnologico impegnata a cavalcare i passaggio al nuovo millennio. Non si vendono mica giocattoli.

Qualcosa stava cambiando…

E noi nintendari si faceva finta di niente, ciechi e innamorati. L’amore per la casa di Kyoto era talmente carico di conforto, tra i suoi pixel sgranati e i personaggi pacioccosi, da toglierci letteralmente ogni velleità di comprensione verso ciò che era altrove. In quei momenti il simpatico Mario quasi appariva un dittatore dei regimi dell’est (ma avete mai prestato attenzione alla somiglianza?) nel tarpare le nostre ali.

Nel mentre il mondo cambiava, evolveva, abbracciando nuove tecnologie avveniristiche: prima i CD, poi i DVD, i Blue Ray, l’alta definizione, la realtà virtuale… un mondo meraviglioso in cui tuffarci per scoprire cosa fosse la vita vera, cosa si potesse creare in questo medium quando a lavorare erano aziende coraggiose e illuminate. Ma noi no, andava bene così. Ci bastavano le immagini sfuocate, strumento utile a non vedere i difetti di progettazione così come la realtà che ci stavano nascondendo.

I geni guardavano al futuro e noi, con ingiustificata arroganza, li deridevamo

Arrivati a piena velocità verso la fine della seconda decade del 21° secolo, ora appare tutto più chiaro. Basta menzogne, basta risparmio, basta finta morale: perché rinunciare ad esplorare il videogioco nella sua interezza e nella sua virtuosa complessità? Milioni di persone nel mondo hanno risposto a questa chiamata, sempre di più, e non hanno neanche avuto bisogno di lustrini: si sono fidate. Fiducia totale perché quanto ottenuto da Sony si collocava ad un livello superiore, alzava l’asticella ponendola su cime irraggiungibili.

Dunque anche noi, che eravamo NintendOn, abbiamo finalmente capito che il modo migliore per far crescere questo progetto è smettere di coprirsi gli occhi e tapparsi le orecchie per ripetersi all’infinito le solite, vecchie, scuse. No, il mondo va avanti. Un tirchio non è un risparmiatore, chi investe non è uno spendaccione e il cliente deve essere messo in condizione del godere del meglio tra tutto ciò che è ritenuto al top da critica e pubblico. Ci vorrà un po’ per completare tutto, troverete sicuramente qualche difetto qua e là, qualche residuo della vecchia gestione, ma la strada è intrapresa, perché l’evoluzione non sbaglia. È tempo di fare il nostro passo.

È tempo di PlayStatiOn.

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