Gli dei tirarono a sorte e si divisero il mondo
Finalmente Mulaka. Ammetto di aver atteso il titolo di Lienzo con ansia negli ultimi sei mesi: il mio primo approccio con il gioco l’ho avuto in occasione del Nindies Direct di settembre scorso quando il gioco è stato annunciato, anche, su Nintendo Switch per la prima metà del 2018. Gli indie mi affascinano ma lo fanno ancora di più quando non sono revival 2D di generi ormai esplorati dagli sviluppatori indipendenti, ma quando sono ambiziosi titoli tridimensionali dei generi più disparati.
Ho una sorta di feticismo nei confronti dei progetti difficili: una piccola software house messicana che si deve confrontare con un action 3D, quasi, open world su una console portatile ormai sulla bocca di tutti? È roba che mi eccita non poco.

Devo ammettere di non sapere molto della storia del centro america, quella del Nord è stata oggetto di lunghi e approfonditi studi nel corso della mia formazione, e che quindi l’esistenza della tribù di Tarahumara era per me assolutamente ignota. Lienzo mi ha fatto conoscere un pezzo di mitologia coinvolgente ed interessante, e una popolazione che fa della corsa, una pratica tipica (Grazie Wikipedia). Sarà un caso che il passo di Mulaka, questo il nome del protagonista del gioco, è così esagerato e divertente? Misteri che vale la pena approfondire.

Il gioco è affascinante sin dalla sua presentazione tecnica e grafica: tutti i modelli poligonali in game sono squisitamente low poly, ma ben definiti e caratterizzati. Le texture sono piatte, volutamente piatte, e ricordano i primi esperimenti 3D delle console di qualche generazione fa. Il disegno di Lienzo, la software house dietro al gioco, è davvero interessante e propone una cifra stilista che, pur se non totalmente innovativa, potrebbe essere sposata da molte software house per approcciarsi a un genere, quello degli action 3D, che non sempre vediamo associato a piccole produzioni.

Il titolo è strutturato in macro livelli da esplorare in cui portare a termine fondamentalmente tre compiti per raccogliere delle rune magiche che aprono la porta al boss di ogni gioco. Da una sezione platform da superare a una serie di combattimenti da terminare indenni, passando a dei rompicapo più o meno difficili, a base d’acqua, per recuperare le chiavi che ci permettono di avanzare nel titolo.
Il compito di Mulaka è, ovviamente, quello di salvare il mondo facendo appello alle divinità venerate dalla tribù dei Tarahumara, per ottenere poteri che diano lui la possibilità di liberare il mondo dalle forze del male personificate da Teregori “The lord of the underworld, the very embodiment of Death”. Ognuna di queste divinità ricorda moltissimo, come realizzazione quella delle divinità di The Legend of Zelda: Twilight Princess e mentirei se non dicessi che gli dei di Mulaka mi hanno ricordato più e più volte quelle del vecchio titolo per Wii, Gamecube e Wii U.

Ogni divinità liberata da accesso a una nuova “trasformazione”: l’aquila permette di superare in volo gli ostacoli, l’orso di distruggere pietre enormi che impediscono il passaggio, il serpente di superare corsi d’acqua e di congelare alcuni elementi del mondo di gioco e così via.
I ragazzi di Lienzo hanno inserito delle gustose meccaniche di back tracking, per gli amanti dell’attività, che ovviamente spingono i giocatori che proprio non possono fare a meno di completare i giochi al 100% a tornare sui propri passi e sperimentare i potenziamenti appena acquisiti negli stage già completati del gioco. Fare back tracking vuol dire entrare in possesso di nuove unità della valuta del gioco, che si può ottenere anche affrontando i nemici che man mano ci si pareranno dinnanzi, e poter portare al massimo le potenzialità di Mulaka: che sia un potenziamento per la vita, per la magia o per il portentoso bastone, un semplicissimo skill tree vi permetterà di potenziare il nostro eroe.

Il titolo, che è un action 3D fondamentalmente, offre al giocatore l’affrontare i nemici facendo affidamento a un attacco leggero con il tasto Y, e a un attacco pesante con il tasto X, è anche possibile lanciare la lancia di Mulaka utilizzando il tasto L e spostare la mira con i sensori di movimento della console. Le lotte saranno a tratti sfiancanti e raccogliendo le erbe sparse nel mondo di gioco sarà possibile craftare automaticamente pozioni per ripristinare la vita, la magia, o semplicemente migliorare l’attacco o la difesa di Mulaka.
Il gioco offre diciannove mostri differenti, ognuno con il suo preciso pattern d’attacco e con i suoi punti deboli, e in totale sono stati creati sette boss, compreso quello finale. Ogni boss ha una specifica tecnica per essere messo al tappeto: dal boss che ricalca i pattern del Re Dodongo di Ocarina of time, ovvero una bella bomba in bocca per metterlo KO, passando per “Wa’ruara Seelo” che ci attacca sdoppiandosi come già visto migliaia di volte in titoli passati.
Le ambientazioni sono sette: il gioco inizia in una landa desertica desolata, Samalayuca, si sviluppa in città, Paquime, foreste, Arareko, e in canyon sperduti, Bakowala, per il centro america.
Così come risulta convincente il comparto tecnico e grafico, senza nessuna incertezza in termini di frame rate, salvo qualche bug e qualche collisione poco convincente, anche la colonna sonora è interessante. Abbraccia al meglio la produzione messicana e ci accompagna piacevolmente per tutta la durata dell’avventura.

C’è da dire che avrei gradito qualche sfida, anche opzionale, in più e un pacchetto tutto sommato più ricco, che desse ancora più profondità al mondo di gioco. Mi piace pensare che la software house abbia ancora qualche cartuccia da sparare per un ipotetico prossimo progetto che segua Mulaka perché onestamente mi sembra un convincente inizio di un progetto action 3D che ha ancora molto da dire. Qualche missione secondaria aggiuntiva, una successione degli eventi meno rigida e più plastica, tutte cose che non sono state possibile con questo primo progetto ma che magari in futuro potremmo vedere.
Mulaka merita le vostre attenzioni pur non essendo perfetto, e pur non avendo espresso appieno il potenziale che la produzione aveva, ma è comunque un gioco convincente, divertente e interessante.