L’ultimo capitolo di The Legend of Zelda, vincitore del GOTY 2017, è stato apprezzato dal pubblico per svariati motivi e uno tra questi è il grande cambiamento nel gameplay rispetto ai prequel, a partire dall’open world fino alla struttura “story free“.
Inizialmente però l’idea era quella di creare un nuovo, enorme The Legend of Zelda sulla falsariga dei precedenti capitoli, fino al ripensamento; a parlarne è il director Hidemaro Fujibayashi che, durante un’intervista a Gamesradar, ha spiegato che vedere Breath of the Wild dal punto di vista del giocatore ha cambiato il modo di approccio al lavoro:
Ad un certo punto abbiamo pensato “Oh no, perché dovremmo farlo davvero così?” Ci riferivamo a diversi aspetti di Zelda e la risposta era sempre “I giochi di Zelda sono sempre stati così, quindi dobbiamo farlo in questo modo”. Ma pensando dal punto di vista dell’utente, abbiamo voluto dare ai ragazzi del team di sviluppo più creatività e libertà, pensando: “Bene, no. In realtà non deve essere per forza così”
The Legend of Zelda: Breath of the Wild ha avuto circa 300 membri dello staff al lavoro e verso la fine dello sviluppo tutti nel team non hanno fatto altro che giocare il gioco stesso. Quando si pensa a 300 persone che giocano e testano il titolo contemporaneamente, molte persone possono pensare che sia una perdita di tempo e di concentrazione; ma penso che questo invece sia molto importante perché le persone che lavoravano e vedevano la cosa dal punto di vista dello sviluppatore, poi vedevano le stesse cose come giocatori e quindi la domanda era “bene, cosa posso fare per migliorare questa parte del gioco?”
Penso che questa cosa sia uno dei motivi per cui The Legend of Zelda: Breath of the Wild ha raggiunto una qualità così elevata.
A parlare della cosa è anche Eiji Aonuma, che inizialmente era preoccupato di questo nuovo modo di sviluppare il gioco:
Inizialmente pensavo che se lo avessimo fatto davvero non avremmo avuto abbastanza tempo per finire il gioco, ma poi ci siamo resi conto che era l’approccio giusto: “Oh, la motivazione dello staff è davvero all’altezza!” E così ci siamo resi conto che dovevamo lavorare in questo modo fino alla fine.
Un approccio di sviluppo diverso, a primo impatto strano, ma che a quanto pare è servito a rende The Legend of Zelda: Breath of the Wild il capolavoro che tutti conosciamo.