80’s OVERDRIVE – Recensione

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Genere: Racing arcade
Lingua/e: Inglese

La velocità espressa in pixel.

Era il 1986 e nelle sale giochi veniva installato il cabinato di Out Run, videogioco di corse automobilistiche che fece la fortuna di SEGA, in quel periodo al massimo della forma. Il racing che spopolò tra i giovani deve aver segnato anche l’adolescenza dei ragazzi di Insane Code che, dopo essersi impratichiti con lo sviluppo di qualche gioco minore, hanno hanno voluto dire la propria con 80’s OVERDRIVE, il loro primo, vero progetto di un certo livello, che omaggia al contempo un titolo che fece la storia.

Pronti alla partenza!

Ci troviamo di fronte ad un gioco che fa della corsa contro il tempo sì una sua componente, ma non quella principale. Il piatto forte di 80’s OVERDRIVE è infatti la corposa modalità carriera. Nei panni di un pixeloso e stiloso avatar bisogna farsi le ossa a suon di gare clandestine, guidando la più economica delle sei auto disponibili sin dall’inizio. L’obiettivo principale è solo uno: la scalata al successo, diventare il più bravo e famoso dei piloti.
Ad ogni gara si guadagnano soldi e corone; queste ultime, oltre a sbloccare circuiti sempre più complessi e remunerativi, attribuiscono un punteggio al nostro aspirante Dominic Toretto. Nei primi tracciati si ha vita facile e tutto fila liscio, i comandi sono responsivi e piuttosto semplici da padroneggiare, lo schermo inferiore ci informa quali curve ci attendono e quanto distiamo dal traguardo. La sensazione di avere tutto sotto controllo, tuttavia, scompare presto; corona dopo corona le curve si fanno più strette, il traffico più asfissiante e i nostri rivali pigiano sempre più forte sull’acceleratore.

Preso atto delle mancanze della nostra nostra vettura, come porvi rimedio, quindi? Semplice: la si cambia o si effettuano le dovute modifiche. Oltre al colore della vernice, infatti, è possibile mettere mano a tre parametri che influenzeranno pesantemente le nostre prestazioni durante la guida: velocità, manovrabilità e tenuta di strada. C’è poi il Nitro Boost, sbloccabile con una sommetta esigua e utilizzabile soltanto due volte per corsa, molto utile nel caso si venga sorpassati o per allungare la distanza dai nostri avversari. Altro “gadget” installabile è il radar, che tuttavia si rivelerà col tempo un semplice accessorio estetico. Quest’ultimo dovrebbe infatti rivelarci a quale distanza le vetture della polizia sono in attesa del nostro passaggio, ma a conti fatti non sarà mai incisivo perché fin troppo essenziale.
I contanti assumono quindi un ruolo importante nella nostra avventura e razionare ogni spesa non è impresa semplice. La nostra auto si danneggia ad ogni urto ed in più consuma benzina; se il prezioso combustibile pesa relativamente poco sulle nostre finanze, lo stesso non si può dire per le ingenti somme che sborsiamo dal carrozziere. Si ha come il sentore che su questo punto gli sviluppatori abbiano un po’ calcato la mano: spesso infatti si finisce col completare vecchi tracciati al solo fine di accumulare dollari sonanti, indispensabili per le costosissime riparazioni della nostra vettura.

Si fa proprio di tutto pur di racimolare qualche dollaro…

La polizia, dicevamo. Oltre a preoccuparci dei piloti avversari, di ignari automobilisti e degli ostacoli che si pareranno davanti spesso e volentieri con un preavviso minimo — raramente si sfiora il trial and error — in certi frangenti dovremo vedercela anche con le sirene rosso-blu; un espediente che non aggiunge pepe alla formula, ma che il più delle volte rende inutilmente complesse certe fasi (soprattutto quelle degli ultimi tracciati) già ostiche di per sé. L’intelligenza artificiale dei rivali, inoltre, non si distingue per intraprendenza: in tutte le corse le auto avversarie si muovono in blocco e rimangono alle nostre spalle per tutto il tempo, o almeno fino a quando non cadremo nell’unico errore della gara. Incredibile ma vero, passare da primi decimi è questione di due, massimo tre secondi. Raggiungere il gruppetto che ci ha seminati è semplicemente impossibile se il nostro unico sbaglio è avvenuto a conclusione del giro. A tal proposito la fisica degli urti è troppo punitiva: arrestarsi del tutto, attendere l’immissione in carreggiata (che avviene in automatico) a seguito dell’impatto con un piccolo e insignificante cartello autostradale farà scappare qualche imprecazione del tutto spontanea.

La velocità, in 80’s OVERDRIVE, è più che palpabile. Complice anche lo stile in pixel art, stiloso ma leggero da sopportare, che permette al Nintendo 3DS di esprimersi al meglio, sfrecciare lungo le autostrade di città, zone di campagna e deserti sarà un autentico piacere. Proprio le ambientazioni sono ben ricreate e ispirate, ma la meraviglia inizierà a scemare presto – dopo una quindicina di gare, più o meno – a causa di alcuni pattern grafici fin troppo riproposti. In tutto i temi che ci accompagneranno durante le nostre avventure su quattro ruote sono ben otto e contribuiscono a renderci partecipi di un’impresa che prende man mano forma in posti sempre diversi tra loro.
La carriera è un crescendo più o meno continuo: alterna bei tracciati, adrenalinici e dal design intelligente, ad altri molto poco ispirati e completabili al primo tentativo. Un’esperienza tutto sommato godibile e soddisfacente, soprattutto a seguito della sconfitta dell’ultimo rivale, fin troppo veloce per la nostra vettura – in parte, probabilmente, anche mal calibrato.

Fate largo!

La modalità Time Attack riprende le meccaniche che al tempo segnarono il successo di Out Run. Non ci sono piloti a cui far mangiare la polvere: questa sfida è un continuo sorpassare se stessi, alla ricerca del tempo migliore prima dello scadere del tempo. Sorpassando gli altri veicoli si possono guadagnare secondi preziosi (ben tre se si arriva a sfiorarli), una meccanica che diversifica in parte l’approccio alle curve e ai circuiti. Questi ultimi, arrivati alla conclusione, si biforcano, dandoci modo di scegliere come continuare la nostra corsa. Di tracciato in tracciato si corre lungo le strade di posti sempre diversi e in un certo senso ci si sente imbarcati in un lungo viaggio contro lo scorrere del tempo.

Ad accompagnare la carriera e la modalità Time Attack vi è infine l’editor dei tracciati. Qui possiamo costruirci il nostro percorso, decidendo di correre lungo strade strette e infide o larghe e permissive. È possibile selezionare il livello di oppressione della polizia e la quantità di veicoli, oltre che il numero di colline. Sono molti i parametri con cui smanettare e in generale questa modalità si è rivelata davvero un’ottima aggiunta, soprattutto per chi intende testare i propri limiti.

Una città si erge all’orizzonte.

Vero fiore all’occhiello di 80’s OVERDRIVE è però la colonna sonora. Sono tredici le tracce che ci accompagnano gara dopo gara, tutte composizioni ben ritmate che fondono perfettamente toni elettronici ad altri più retro, molto anni ottanta. Tutte sono degne di essere ascoltate e di essere inserite in un lettore mp3; prima di ogni corsa possiamo scegliere quale far partire allo spegnersi dei semafori e, arrivati ai titoli di coda, avremo senz’altro stilato la classifica delle nostre tracce preferite.

80’s OVERDRIVE è un titolo caldamente consigliato ai fan del sempiterno Out Run o a chi ha voglia di svagarsi con un automoblistico stiloso e impegnativo. Nel complesso non eccelle, ma contenutisticamente è valido e intrattiene con sessioni di gioco divertenti e genuine.

Completata la carriera in circa quattro ore e testate le altre modalità grazie ad codice gentilmente offerto per la recensione.
Pro: Un gioco stiloso che omaggia il sempiterno Out Run con meccaniche divertenti e aggiunte molto gradite. Colonna sonora da immortalare.
Contro: La difficoltà generale è mal calibrata e alcune aggiunte sono superflue, talvolta persino stucchevoli.
7.5

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