Nintendo e il fallimento concettuale della terza dimensione – Libero Pensiero

Tutti a disprezzare Nintendo Wii U, ma chi pensa a 3DS e al suo effetto 3D stereoscopico?

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Wii U non è stato un successo, ma il 3DS e il suo effetto 3D stereoscopico?

Presentarsi e presentare il proprio pensiero personale con una critica alla nostra tanto amata Nintendo non è forse il miglior biglietto da visita, ma quando tutti tacciono ciò che evidente è il momento opportuno per dire la propria.

Siamo stati tutti ammaliati dal fascino di Nintendo Switch. Tutti rapiti al punto che molti hanno persino ripudiato la loro figlia Wii U che per tanto tempo è stata loro compagna di giochi, accusando Nintendo di aver sbagliato tutto con questa piattaforma: sbagliato marketing, sbagliato lineup, sbagliato perfino il concept stesso della console. Ma in molti hanno trascurato il vero fallimento di Nintendo di questa generazione: Il 3D stereoscopico.

Nonostante il Nintendo 3DS sia ancora popolare e supportato, e lo dimostrano i tanti titoli che ancora devono essere pubblicati nonostante la piattaforma abbia abbondantemente superato i sei anni di vita, alcuni fatti e annunci hanno più o meno direttamente confermato che da parte di Nintendo è stata alzata bandiera bianca in merito all’effetto 3D simulato dalla console.

Non ci si pensa, ma Nintendo 3DS ha già sei anni di vita, ma sei versioni di una stessa console non sono un po’ troppe?
Non ci si pensa, ma Nintendo 3DS ha già sei anni di vita, ma sei versioni di una stessa console non sono un po’ troppe?

Un abbandono progressivo che si è palesato già nel recente passato con il mancato supporto al 3D di Pokémon Sole e Luna e di Super Mario Maker per Nintendo 3DS, ma che affonda radici profonde nelle parole stesse di Miyamoto che nel 2012, ad appena un anno dal lancio della console, affermò che il 3D è più un accessorio che un elemento centrale di Nintendo 3DS. Già da tempo quindi questa console portatile ha messo alla fonda la più innovativa caratteristica e ha veleggiato nonostante tutto spedita, spinta dal forte vento delle sue produzioni, first e soprattutto third party.

Ultimi segnali in ordine temporale provengono da Dragon Quest XI che non supporterà l’effetto 3D e anche in parte l’annuncio a sorpresa del New Nintendo 2DS XL. Questa ennesima incarnazione del brand 3DS non è solo un’ultima occasione data all’utenza per possedere la console, ma è parzialmente una dimostrazione che il 3D stereoscopico ha fallito; o meglio non è riuscito a stare al passo con le dinamiche di mercato.

Quando venne annunciato, l’effetto 3D sembrava la nuova rivoluzione portata da Nintendo. Tuttavia, fin da subito alcuni problemi di visuale hanno esposto questa caratteristica a tante critiche (con la prima versione di 3DS era necessario tenere la console e lo sguardo ben saldi per avere una visuale nitida e chiara). Inoltre, a metà ciclo vitale del doppio schermo, in Nintendo si sono resi conto che la console non aveva l’adeguata potenza per mantenere fluido l’effetto 3D in alcuni giochi.

Il 3D del primo Nintendo 3DS faceva male agli occhi se non si era bravi a tenere ferma console e sguardo. Difetto parzialmente risolto le versioni successive.
Il 3D del primo Nintendo 3DS faceva male agli occhi se non si era bravi a tenere fermi console e sguardo. Difetto parzialmente risolto le versioni successive.

A quel punto, dopo 3 anni dal lancio ecco il New Nintendo 3DS e prima di lui il Nintendo 2DS, creato per i più piccoli e già privo di effetto tridimensionale. Tutto normale pareva all’inizio visti i trascorsi con DS (di cui ancora oggi ho difficoltà a tenere il conto delle varie versioni). Più potenza (New 3DS) e versione budget (2DS), ma oggi tutto questo si è trasformato in una velata ammissione di colpa di Nintendo: “abbiamo puntato sul cavallo sbagliato.”

Perché in realtà non è la console ad essere sbagliata, lungi da me dire questo, poiché è comunque riuscita in un periodo di crisi del settore dell’intrattenimento digitale a portare vendite e soprattutto qualità nelle mani di chi ne ha potuto godere. Un successo, bisogna dirlo, dato anche del coriaceo dominio di Nintendo nel settore portatile e dalla mole di titoli soprattutto terze parti che è riuscita a ottenere (serie Monster Hunter e Bravely su tutte) e che ha reso possibile il prolungamento del suo ciclo vitale (sicuramente fino al 2018) nonostante il comparto tecnico risenta del peso degli anni che passano.

Ciò che ha fallito quindi è solo il concept di 3D portato avanti che si è scontrato con il mercato che virava verso altri lidi. Perché tutto è cambiato con l’inondante arrivo della realtà virtuale. I visori sono più tecnologici, più sofisticati, più appariscenti, più “wow”. Cosa può il 3D di profondità di Nintendo 3DS (simile ad un bassorilievo direbbe qualcuno) contro la corazzata di occhiali dalle promesse mirabolanti e dalle meccaniche accattivanti? Nulla, nonostante esso possa essere usufruito senza accessori aggiuntivi. E poco importa se la risoluzione dei VR è ancora acerba, se il frame rate alle volte crolla o se i comandi sono ancora rudimentali. VR uno, 3DS zero.

C’era una volta il Virtual Boy; oggi si chiama Virtual Reality… ma non passa da Nintendo.
C’era una volta il Virtual Boy; oggi si chiama Virtual Reality… ma non passa da Nintendo.

Oggi tutti critichiamo Wii U al quale forse va imputato di aver ottenuto la peggiore campagna pubblicitaria della storia di Nintendo (forse peggio anche delle televendite della Polistation in TV sui canali regionali). Ma a conti fatti l’ingiusta mannaia delle vendite ha segato le gambe dove forse si poteva conservare e ha invece esaltato qualcosa che a fine ciclo risulterà sì valido, ma senza senza successori.

Certo non è tutto nero. Perché è vero che Nintendo 3DS difficilmente avrà un seguito nel prossimo futuro (l’ibrido Switch è una solida realtà), ma allo stesso tempo va fatto un plauso a Nintendo per essere riuscita a dare valore e rilevanza commerciale a questa console nonostante l’assenza di una concreta differenziazione innovativa con il suo predecessore Nintendo DS.

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