Opinioni Opinionabili

Il metaproblema del metagiornalismo – Opinioni Opinionabili

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Pubblicato il
20 Marzo 2017

Giornalismo videoludico. Niente, fa già ridere così.

La frase che vedete qui sopra potrebbe essere una provocazione, soprattutto perché ad averla scritta è, non dico un giornalista ma quantomeno uno che si trova dall’altra parte dello schermo. Oppure la frase sopra potrebbe essere la tipica frase meme da mettere in sovraimpressione nello screen di una recensione che non è piaciuta. Ho sempre timore nel definirmi giornalista, e infatti non lo faccio mai per tanti motivi. Un timore che estendo anche a imbarazzo nell’aggiungere “di videogiochi”, accostando una professione, un lavoro a una passione, come nelle migliori delle fiabe.

Perché quando ero piccino così, e compravo le meravigliose riviste, risparmiando davvero tanto (e per tanto tempo, costavano!), lo facevo per essere invaso da colori e pixel ma ancora di più informato, non potendo avere altri fonti poiché senza scomodare internet, la cui esistenza a uso comune era fantasticare, anche mezzi già alla portata come radio e tv erano completamente, o quasi, disinteressati all’argomento.

Le riviste permettevano di avere un assaggio di quello che avrei potuto trovare nei negozi e mi informavano sul settore, dandomi anche spunti di riflessioni da poi discutere con altri compratori della rivista, e chissà magari amici di penna futuri, un’abitudine che ho cercato di rilanciare recentemente con la rubrica Mail Corner. Lo so, ci sono i social, e c’è anche il nostro forum ma che volete farci, sono un temerario. Che fossero approfondimenti o semplici notizie, la redazione sembrava vicina abbastanza da poterne considerare i componenti come amici, vuoi per il registro di scrittura amichevole, vuoi per l’angolo della posta, appunto.

Solo 86 a Soccer Brawl??? Adesso gli scrivo!
Solo 86 a Soccer Brawl??? Adesso gli scrivo!

Oggi quelle riviste non esistono più e questo è un problema. Per quanto certe testate preferissero un apporto meno professionale e più alla portata di un’utenza percepita per la maggior parte come  adolescente piuttosto che giovane, non c’era ombra di dubbio che dette testate costituissero un pacchetto di informazione “ufficiale” per così dire. Non c’erano infatti, come già detto sopra, contaminazioni, non c’era un personaggio televisivo a influenzare l’utenza con approfondimenti sulla materia e il massimo apporto che gli altri media potevano offrire al settore era di carattere pubblicitario. Nessuno si sarebbe mai sognato di affermare che l’opinione di Walter Zenga contasse qualcosa, perché quando pubblicizzava il prodotto SEGA, l’intento era vendere un prodotto, non esprimere un parere.

Chiaramente ogni testata aveva i suoi recensori, e ogni recensione è anche un parere personale, oggi come allora. Tuttavia c’era più unità nell’esprimere le proprie opinioni, vuoi perché avendo una redazione fisica le linee guida erano più precise, vuoi perché il voto al gioco andava più a identificarsi con la testata stessa che col nome del redattore (cosa che avviene tutt’oggi magari). Le riviste, inoltre, avevano senz’altro più potere allora, proprio perché erano l’unico mezzo il cui target era diretto al videogiocatore. L’opinione di un redattore poteva influire sulle vendite dei giochi o comunque sul passa parola, oggi diremmo trend topic.

Con internet molte cose sono cambiate, se in meglio o in peggio non è questa la sede più appropriata per parlarne, ma il settore della stampa videoludica (ammesso che possa definirsi tale in assenza proprio delle rotative) sta attraversando un problema: non c’è stato un vero e proprio ricambio di autorità, i social e youtube hanno azzerato le competenze e non esiste un fronte comune ben definito, perché le voci sono troppe per poterle accomunare e poche di queste voci hanno abbastanza “potere”, per così dire.

Lo Youtuber Smargiassagarroni nel suo ultimo video "Come trovare il dungeon delle sfingi di San Giuseppe in Zelda Switch"
Lo Youtuber SmargiassaGarroni nel suo ultimo video “Come trovare il dungeon delle sfingi di San Giuseppe in Zelda Switch”

Abbiamo visto come Bethesda abbia deciso di dare le copie review solo a ridosso del lancio, azzerando praticamente il gap tra critica e pubblico. Non ci sarebbe da stupirsi se anche le altre aziende prendessero decisioni simili e questo perché le recensioni della stampa di oggi, al contrario di quella cartacea di allora, non smuovono più alcun numero, o comunque troppo pochi per poter avere un peso. La mia recensione di 1-2-Switch non avrà aiutato a vendere che qualche copia in più, anzi, se possibile, in caso di valutazione negativa potrebbe aver causato l’effetto opposto, ovvero quello di allontanare potenziali compratori, quindi Nintendo, che tiene ai propri prodotti, non mostrerebbe certamente il più cavalleresco dei comportamenti nell’assegnare le copie review in ritardo, ma sicuramente tirerebbe acqua al proprio mulino com’è giusto che sia.

Inoltre avrebbe potuto destinare quella copia al vostro youtuber preferito, SmargiassaGarroni. SmargiassaGarroni non ha una vera formazione nel campo, è poco più di un appassionato che con la sua webcam integrata nel portatile PC di fascia alta, offre il suo parere al popolo del web, che ricambia con centinaia di migliaia di visite. La mia recensione di 1-2-Switch non può competere neanche alla lontana col quantitativo di views e mutande sul monitor che fa SmargiassaGarroni quando fa finta di mungere una mucca in un suo filmato. SmargiassaGarroni non è un giornalista, ma non importa: ottiene risultati migliori di me secondo chi distribuisce i codici review, e non posso biasimare un’azienda di fare i propri interessi.

Se i contenuti di uno sbarbatello che urla istericamente ogni due per tre secondi di video sono più seguiti dei miei, ai miei occhi non è uno scandalo e non solo per la mia bassa autostima, ma anche perché, onestamente, è più facile far intrattenimento spicciolo che informazione consapevole, senza nulla togliere a SmargiassaGarroni, che il suo lavoro lo fa benissimo, solo che il suo lavoro è intrattenere, appunto, e non informare o approfondire. Sarebbe come pretendere che gli annunci governativi su un argomento o una pubblicità progresso, avessero più seguito di uno sketch di Maurizio Crozza sullo stesso argomento – tralasciando le considerazioni sul ruolo della satira.

Ai tempi della rivista cartacea per farla breve, non far pervenire in tempo alla rivista con maggiore tiratura la copia di Donkey Kong Country, in tempo per il numero natalizio, poteva avere ripercussioni per l’azienda, che si guardava bene dallo scornarsi con la critica di settore. Oggi la critica non è il canale preferenziale per queste aziende, e le testate sono così tante che una più o una meno non cambia poi molto. Tuttavia uno strumento esiste affinché la voce di un sito di videogiochi valga davvero qualcosa: Metacritic. O meglio esisterebbe.

Metacritic stesso dimostra come mettere sullo stesso piano critica e pubblico a volte possa essere pericoloso e comico allo stesso tempo
Metacritic stesso dimostra come mettere sullo stesso piano critica e pubblico a volte possa essere pericoloso e comico allo stesso tempo

Metacritic è un mezzo che viene tenuto in grande considerazione dalle aziende, a tal punto che aver lavorato a videogiochi con una media alta sul famoso sito di proprietà della CBS potrebbe essere un requisito richiesto dalle aziende per le assunzioni o addirittura decretare bonus e malus per il developer a seconda della media raggiunta (true stories). Tuttavia i criteri di selezione dei siti che fanno media di metacritic non sono del tutto chiari, tanto che al proprio interno troviamo un po’ di tutto: da piccoli siti brasiliani a grossi network statunitensi, da testate giornalistiche affermate formate da numerosi redattori con anni di esperienza alle spalle a blog di youtuber. Capite quindi che già guardare solo il numero, che nella maggior parte dei casi è quello che si ottiene mescolando le quote più alte e le più basse (con buona pace di quelli che stanno in mezzo) senza badare al contenuto (che dovrebbe essere la portata principale di una recensione) non è un buon metodo, se si aggiunge anche la poco omogeneità delle parti coinvolte davvero mi chiedo perché si dia così tanto peso a un metascore.

Cosa può fare allora un giornalista, oggi, affinché possa dire di produrre qualcosa che abbia una valenza? La risposta incredibilmente è: produrre qualcosa che abbia una valenza. Se qui in NintendOn fossimo alla ricerca dei big money o semplicemente dei big likes (che non è la stessa moneta), avremmo riempito il nostro canale Youtube e la home del sito con Pietro “Pittanza” Spina ed Riccardo “CapRichard” Piccinini che fanno i simpatici coglionazzi con i minigiochi di 1-2-Switch. Invece in questi giorni l’uno ha approfondito la questione Jimquisition e il suo voto scandaloso a The Legend of Zelda Breath of the Wild, l’altro vi ha illustrato perché sotto la scocca di Switch c’è qualcosa che vale.

In un tempo in cui una singola lolgif fa più clamore di una standing ovation a un concerto di Zelda Symphonies, crediamo che l’approfondimento degli argomenti, il taglio personale e l’onestà intellettuale nelle valutazioni sia l’unica arma vincente sfoderabile per avere un certo seguito. Sbagliamo? Fatecelo sapere nei commenti.