Exile's End – Recensione

Exile's End Recensione
Magnetic Realms vanno persino a scomodare grandi art director giapponesi per sviluppare l’ennesimo videogioco ispirato al sacro Metroid: Exile’s end.

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Genere: Platform
Multiplayer: No
Lingua/e: Italiano

Come recita una famosa canzone italiana, la nostalgia è canaglia. E oltre a cogliere i videogiocatori più maturi, che di recente hanno sbrodolato saliva sul Mini-NES, coglie anche molti sviluppatori indie. Software house che riempiono gli e-shop di un po’ tutte le piattaforme, di titoli che rimandano ai capolavori del nostro passato.
Pochi però, come gli australiani di Magnetic Realms, vanno persino a scomodare grandi art director giapponesi che in passato ci hanno deliziato con capolavori come Ninja Gaiden e Secret of Mana, per sviluppare l’ennesimo videogioco ispirato al sacro Metroid, con giochi come Exile’s end.
Basta solamente guardare screenshot e artwork per capire che ci troviamo di fronte a un platform a scorrimento orizzontale con fortissimi richiami al genere e che, con un look fortemente retrò, prova a stuzzicare i sentimenti di noi nostalgici.
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Visivamente l’impresa è riuscita. Le ambientazioni che offre Exile’s end sono create con cura di dettagli, rinfoltito di animazioni di ogni genere e sprites che variano credibilmente durante l’esperienza di gioco, rendendola viva e coinvolgente per il videogiocatore. Le lodi verso Exile’s end,però, si fermano qui. Purtroppo, l’eccellente lavoro grafico e sonoro viene sommariamente giustiziato da un level design e una narrazione non all’altezza di altri titoli dello stesso genere.
Il videogioco si apre con una cut-scene così retrò, che ho controllato più volte se il Mini-NES fosse spento. Ci viene presentato l’incipit di una trama che, durante il gioco, non viene mai davvero approfondita. Molte cose sono lasciate in sospeso mancando così di coinvolgere a pieno il videogiocatore, persino le caratterizzazioni dei protagonisti sono poco curate e appena accennate. Un vero peccato visto che in titoli di genere del passato, oltre a un level design impeccabile e un ottimo gameplay, era proprio la narrazione il traino di tutta la baracca, delizia dei nostri pomeriggi a pane e nutella.
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Exile’s end parte comunque con la giusta cautela verso i meno esperti, lasciando che il videogiocatore prenda familiarità con elementi platform datati, come salti da prendere con il giusto tempismo e l’uso di armi primordiali come un sasso. L’ambientazione molto sci-fi infatti stona con alcuni elementi inseriti nel gameplay e nell’ambientazione, come alcuni edifici e soprattutto la primissima arma che useremo nel gioco: appunto, una pietra. Oggetto, che potremo usare sia per difenderci da striscianti serpenti rompiscatole, sia per attivare delle leve che ci apriranno degli enormi portelloni di metallo, sparsi nella foresta protagonista del primo livello.
Cosa ci facciano delle porte di metallo in una foresta è difficile da spiegare, ma si sa che in passato si faceva poco caso al setting in generale quando si trattava di platform a scorrimento. Concedendo dunque queste licenze agli sviluppatori, è però difficile sorvolare sul level-design in generale. Dove andare e cosa fare non è mai chiaro e gli sfondi di gioco un po’ tutti simili tra di loro, rendono davvero difficile l’ orientamento. La mappa di gioco, accessibile comodamente premendo un solo tasto, non migliora sicuramente la situazione, limitandosi solamente a indicare la zona in cui ci troviamo.
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All’inizio, a scarseggiare non saranno solo le armi ma anche medi-kit ed eventuali power up, rendendo l’esperienza più simile ad un roguelike che a un platform old-style, con tutte le imprecazioni del caso. È prevedibile quindi che l’utente medio abbandonerà la partita già alle prime sessioni, ma i più tenaci si accorgeranno che andando avanti, la situazione migliorerà sensibilmente. Dai mob uccisi e da alcuni npg sarà infatti possibile ottenere nuove armi sempre più potenti come uzi, fucili e lanciagranate, oltre che potenziamenti per l’armatura che ci salveranno spesso la pellaccia. Almeno in questo caso il lavoro svolto è apprezzabile, le armi non mancano e sebbene non sia possibile mirare (purtroppo), è la grande varietà di queste che renderanno un tantino più pepato il nostro gameplay.
Ma come già detto, alla fine, Exile’s end non ci lascia nulla. La narrazione anonima e le meccaniche trite e ritrite di un gameplay oramai superato, ci danno tutte la sensazione di un già visto che delude quel giocatore nostalgico che magari pensava di trovarsi di fronte a nuovo Metroid.
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Le ambientazioni curatissime e il sonoro di altri tempi allietano la nostra esperienza certamente, ma non bastano a far superare la prova del tempo a un genere che è stato svecchiato e rielaborato, su note più moderne, già da altri sviluppatori indie, con risultati molto più apprezzabili, per giunta.
Il prezzo relativamente contenuto e il team artist composto da graphic designer famosi per i loro lavori passati, potrebbero convincervi ad effettuare l’acquisto, ma su eShop c’è sicuramente di meglio se volete provare un’esperienza videoludica che riesca a segnarvi, andando oltre i soli sprite old-style e le ambientazioni molto anni ’80.
Alla fine, è la stessa Nintendo ad aver offerto la soluzione definitiva per quei videogiocatori che non riescono a dimenticare le pietre miliari del passato, come appunto Metroid. I più fortunati l’hanno preso a 60 euro, gli sfigati hanno venduto un rene, ma in definitiva, invece di aprire il borsello e dare fiducia agli sviluppatori d’oggi giorno, per curare la vostra nostalgia basta accendere il vostro quadratoso Mini-NES.

Giocato per circa 4 ore su WiiU grazie a un codice offerto dallo sviluppatore.
Pro: Ambientazioni curate e grafica retrò, delizia per i nostalgici.
Contro: Gameplay piuttosto piatto e narrazione che poteva essere curata meglio.
6.0

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