Il racconto di Natale di NintendOn – Speciale

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Nota: l’autore consiglia di leggere il pezzo con il brano che trovate in mezzo all’articolo come sottofondo. Altra piccola nota: essendo questo, un pezzo molto sui generis e personale, abbiamo deciso di non adottare un editing che adatti la forma del pezzo alla qualità standard dei nostri articoli a cui siete abituati, per non snaturare il racconto e farvelo arrivare senza filtri. Buona lettura e buon natale.

Non per tutti Natale è un buon giorno. Non siamo tutti delle star. Sono le cinque del pomeriggio della vigilia e sono già al secondo scotch, da quando mi sono alzato, qualche ora fa. Seduto su una sedia di plastica in una cucina diversa dalle altre di oggi: nessun preparativo, nessun frigorifero ricolmo di cibo. Sono seduto al buio a cercare di sopportare la solitudine di questo giorno. Mio fratello è indaffarato, a cavallo del successo, come sempre. E poi ha la sua principessa, comunque non potrebbe trascorrere la cena con me. Gli voglio bene, vorrei vederlo più spesso. Gli scrivo delle lettere ogni tanto, non sempre ha il tempo di rispondermi, lo capisco. Anche gli amici son tutti via, in terre troppo lontane: chi a Hyrule, chi a Dreamland, o chissà dove. Potrei chiamare Toad, so che è solo questa sera, ma al momento sono così apatico che non vorrei contagiarlo. Meglio scendere a prendere una boccata d’aria. Metto la mia salopette verde e sono fuori.
L’aria è talmente gelida da ferire, entra dentro i polmoni, li perfora e arriva alle ossa. È già buio per le strade, le luci al neon e le decorazioni natalizie schiariscono di bianco e rosso e giallo il nero, prendendo il posto della luna. Sono solo questa sera, attualmente senza un’avventura da vivere, non ho una principessa da salvare, la mia società di accalappiafantasmi non è in attività: chi sta peggio di me?

Ma questo pensiero, che spesso tagliuzza la testa dall’interno, con frammenti di vetro, è sbagliato. Ad un angolo della strada, vedo tre persone: una famigliola di senzatetto, un uomo una donna e in mezzo a loro un bambino. Hanno abiti logori e tanto freddo. Un cartello recita con caratteri tristi UN PICCOLO AIUTO PER NOI BUON NATALE DIO VI BENEDICA. Gli passo vicino e mi rendo conto che ho lasciato il portafoglio a casa, ho con me solo le chiavi di casa. Non posso aiutarli. Sto per girare l’angolo, ma mentre volgo loro il fianco destro sento ancora una lucina puntata su di me: sono gli occhi del piccolo. Magrissimo, i sottili fili di capelli neri come incollati in testa, mi dice un po’ timido: “Ciao, Luigi. Lo sai, sei il mio preferito”, e mi regala un sorriso che non mi merito. Ma cosa sto facendo? Certo che posso aiutarli: sono Luigi, per tutti i funghi! Mi tolgo il cappello e mi avvicino a questo presepe urbano vivente che ho incontrato per strada: “Signori… Non sto supponendo niente, sia chiaro… Ma… Se voi, ecco, foste soli questa sera… Lo sono anch’io. Vi piacerebbe essere miei ospiti, passare il Natale insieme?”. Sono un po’ intimoriti, li capisco. Ma si fidano di me (forse sono i baffi, sono sempre i baffi), ed accettano. A quel punto la via è spianata, faccio subito una telefonata: “Toad, vecchio mio, infila il gilet e raggiungimi sotto casa: questa notte sarà la nostra avventura più grande!”.
In men che non si dica, io e il mio fidato amico giriamo per tutta la città alla ricerca di chi, come noi, avrebbe passato una notte da dimenticare. Sono appena le otto quando casa mia è gremita di invitati: persone senza lavoro, in bancarotta, rimaste sole, senza una casa. Ma questa notte nessuno dovrà pensarci, questa notte le stelle fenderanno invincibilmente le tenebre. Inizio a preparare, io sono un esperto di funghi e ne ho in quantità a casa: il menu è composto da crostini ai funghi, risotto ai funghi, funghi agli agrumi… qualcuno è allergico e gli va un po’ male, ma riusciamo comunque a preparare per tutti. Suonano alla porta, con le mani unte e un grembiule da cucina della Luigi’s Mansion Merchandise vado ad aprire. Mi trovo davanti mio fratello Mario e Peach. Lui mi abbraccia, mi dice che voleva farmi una sorpresa, e a quel punto mi pone la domanda più che legittima del perché la casa pulluli di estranei.

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Disegno a opera di irete-d34ivsu, preso da deviant art.

Alle dieci di sera siamo tutti a tavola (cioè, più o meno: chi sul divano, chi poggiato ad un mobile… insomma siamo tutti insieme a mangiare, ecco), quando Mario, col suo solito charme, propone un brindisi: “A mio fratello Luigi, hai fatto la cosa più incredibile che io abbia mai visto. Oggi sei stato un autentico Babbo Natale, di più, un vero eroe. Sono orgoglioso di te”.
Le parole mi scorrono dalle orecchie come lava che arriva al cuore e diventa magma. Non so di che sensazione si tratti, non la capisco, forse non l’ho mai provata prima o non la ricordavo. A volte dimentichiamo che ognuno di noi ha un proprio posto nel mondo: uno spazio necessario, e insostituibile. E dimentichiamo che essere eroi, non è poi così complicato.
Si dice che il vero Babbo Natale sia vestito di verde, no?

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