Per rispondere alla fatidica domanda devo fare un distinguo; se per voi i punti di interesse maggiore in nella serie risiedono nell’approfondimento psicologico dei protagonisti, nella trama e nella varietà dei personaggi, allora la risposta è: dopo. Color Splash abbandona la varietà di personaggi mettendo in scena centinaia e centinaia di toad, differenti per colore ma identici caratterialmente: buffi, spiritosi, ottimisti, fifoni, buonanulla, sfaticati, dai ragionamenti surreali e campati in aria. Scordatevi personaggi come Nonno Koopa o Ombretta. A queste mancanze però rimedia una incredibile varietà dei livelli, ognuno completamente diverso dal prossimo, che si traduce all’atto pratico in situazioni di pregevolissima fattura sia in quantità che in qualità. Fatico a trovare un gioco recente, anche Nintendo, così zeppo di vicissitudini folli e paradossali, e con una qualità così alta e costante. La maggior parte dei livelli ha una durata perfetta, né troppo lunga né troppo corta, creando quell’effetto da uno stage tira l’altro che vi terrà incollati al gamepad e vi lascerà addosso la frenesia di doverci rigiocare di nuovo quando sarete costretti a spegnere la console per cedimento fisico o impegni personali di secondaria importanza, come il battesimo di vostro figlio.
Gli enigmi non hanno un grado di complessità tale da non dormirci la notte, ma sono stimolanti abbastanza da soddisfare a dovere la nostra materia grigia e quando non lo fanno, sono così strampalati da essere divertenti comunque. Ed è forse il mix di gag comiche deliziose a effetto cumulo, e l’assurda varietà di situazioni surreali a rilasciare l’adrenalina in circolo e rendere il gioco assuefacente, il tutto incorniciato da una grafica che non può che sorprendere con le sue innumerevoli trovate e un gruppo di composizioni musicali una più catchy dell’altra, suonate rigorosamente in studio, tanto da distinguere chiaramente ogni strumento, dallo strofinio delle spazzole sul rullante, alle sviolinate che eseguono il tema principale. Il mondo è fatto di un cartone così realistico che vi sembrerà di star guardando un diorama in continuo movimento. Tanta meraviglia però ha un costo.

Se dal punto di vista tecnico c’è poco da eccepire, giusto un caricamento iniziale che dura qualche secondo di troppo ma in favore di caricamenti in-game quasi assenti e qualche calo di framerate in sporadiche occasioni all’interno di alcune battaglie, è forse il gamepad stesso a mostrare il fianco all’impianto di gioco, perché il combattimento con le carte, prima da selezionare, poi eventualmente da colorare e infine da lanciare con un colpo di pennino verso lo schermo, proprio per colpa del touch screen risulta troppo legnoso e mai comodo. Certo, ci farete l’abitudine e ci sono anche due controlli opzionali oltre a quello base: uno touch avanzato, che permette la scelta delle carte e la colorazione in un unico step, e quello con i tasti, che elimina del tutto il touch, però è quasi una sconfitta per Nintendo, che non ha saputo valorizzare le potenzialità del gamepad nemmeno con l’ultimo titolo Nintendo in esclusiva per Wii U (almeno fino a prossimi insperati annunci, per chi ancora ci crede).
Un cambio di impostazione così radicale e che cerca di guidare meno il giocatore, spingendolo a scoprire da solo il percorso da seguire risulta spiazzante, soprattutto nelle fasi iniziali. Certo, siamo nel 2016, esiste internet e il suo facile accesso a ogni soluzione, video e non. Eppure gli sviluppatori hanno tirato fuori dal cilindro un’idea a dir poco geniale: il manuale di gioco. Nell’eventualità che i toad non siano abbastanza per farvi capire perché state vagando senza meta in giro per la mappa, Intelligent System ha pensato a una soluzione ulteriore, ovvero rendere interattivo il manuale, che andrà arricchendosi di suggerimenti per il gioco e aneddoti dei game designer sullo sviluppo di determinate sezioni col progredire della storia, una chicca che non solo restituisce senso e dignità al manuale di istruzioni, ma che spero venga appoggiata anche per altri giochi.

L’argomento che però i detrattori di Color Splash impugneranno come prova tangibile del “si stava meglio prima” è il già citato abbandono di personaggi memorabili (sebbene Tinto sia uno dei migliori comprimari di Mario ad oggi) e di una trama complessa e lunga quanto un racconto fantasy. La trama in questo Paper Mario invece agisce in background in quanto ogni livello in realtà è un mini-plot a sé stante che confluisce nella ricerca delle Vernistelle grandi, che una volta recuperate forniranno un dettaglio in più sul plot principale.
L’abbandono di certi paradigmi tanto amati risulterà indigesto all’intollerabilità per certi fan oltranzisti ma piuttosto che recensire cosa non è Paper Mario: Color Splash io ritengo più utile recensire cosa è. E Paper Mario: Color Splash è un’avventura intrattenente, ricca di situazioni, divertente grazie a una leggerezza e a un umorismo che si respira fino ai titoli di coda, senza quasi mai cali. Ogni volta che ci si stupisce per un avvenimento surreale o anche solo per lo sconclusionato effetto di una carta oggetto, il gioco è pronto a stupirti con un’altra trovata, a tal punto che mi sono chiesto come siano materialmente riusciti ad avere così tante idee differenti da inserire in un unico gioco. Un gioco che tra l’altro vanta un’ottima durata, attestabile sulle 30/40 ore, e che toccherà i punti deboli degli aficionados del collezionismo, impegnati nella percentuale di colorazione del livello e nel donare carte al museo, tra cui le più rare carte dei nemici, recuperate occasionalmente dopo uno scontro e che vi permetteranno di utilizzare i nemici di Mario come alleati in battaglia, alcuni di questi molto forti addirittura.

Paper Mario: Color Splash è un titolo leggero e divertente, consigliato a tutti. Allo stesso tempo è l’episodio di rottura di una saga che è iniziata col botto e che si è reinventata in maniera inusuale (e forse doverosa) per la gioia di un pubblico che può ripartire da qui, apprezzando uno dei giochi migliori della fortunata ludoteca dello sfortunato Wii U.